Una questione di genere?

Gabber scritto sul cappellino e musica hardcore dalla sua cassa wireless, Tizio balla in classe, sniffa tabacco al mentolo, scrive Cinegro alla lavagna, mi urla Le voglio bene!, insiste per uscire a fumare, prende una nota all’ora e s’infuria, ma mica solo per la nota… Ma profe, mi ascolti, le sembra giusto che ci sono i trans, cioè non la fa arrabbiare che ci sono quelli che vanno in giro che sembrano una donna ma hanno il mazzolone? Eh?

Israel Barron

“Il quaderno degli incubi” di Israel Barron

Non che lo strazio sia una questione di genere. I maschi, è vero, fanno cose clamorose, tipo far girare la maledetta cassa wireless e da quella diffondere peti tonanti, seguiti da grasse grassissime risate. Sì, i maschi sono fedeli all’eccesso e si danno del coglione! con la stessa frequenza del battito palpebrale (8-15 volte al minuto), calpestano i loro stessi camici, lanciano sedie dalla finestra, giocano a cricket con la bottiglia del succo, sputano e bestemmiano come lama impazziti… Ma – siamo seri – non è che le fanciulle da quelle parti siano principesse. Meno clamorose, ma all’occorrenza più cattive, anche le ragazze collaborano a riempire il mio ormai voluminoso Quaderno degli incubi. (altro…)


Di guantoni, demoni e tramonti 4

L’altro giorno un tale di quella classe ha fatto lezione con i guantoni da boxe indosso. Ce l’ha chiesto la profe di ginnastica di portarli, mi ha spiegato (il fatto che fossimo nell’ora di italiano non sembrava turbarlo). Poi, a sorpresa, mi ha alitato in faccia per dimostrami che in bagno non aveva fumato. Dopo di che ha negato di aver copiato il tema da internet, nonostante la pagina da me stampata come prova. E si è allontanato risentito, con i guantoni da boxe in movimento e un tre sul registro.

Boxingkangaroo

Così la scuola è ripresa e io vorrei tanto dei guantoni da boxe. Eppure sono più serena. Le vacanze giovano sempre, anche se non hanno cancellato il ricordo dell’ultimo giorno in quella classe prima della pausa natalizia. (altro…)


Tutto è possibile 5

I mesi passano e io sono ancora nella stessa scuola. Sempre senza le idee chiare sul mio destino e sempre senza stipendio. Sì perché Renzi, non essendo riuscito ad eliminare la famosa supplentite, ha deciso di eliminare gli stipendi dei supplenti. Logico, no? In compenso ha dato un bonus di 500 euro ai docenti di ruolo, regolarmente retribuiti. Eh be’.

supplentite

Io comunque vado avanti nel mio incarico, grazie al certificato medico che arriva, preciso preciso ogni dieci giorni, dalla Sicilia alla Lombardia. Ciò che si certifica è: malattia dell’insegnante titolare, malattia di un gemello, malattia dell’altro gemello, pezzi di congedo parentale. Poi malattia dell’insegnante titolare, malattia di un gemello, malattia dell’altro gemello, pezzi di congedo parentale. E ancora, malattia… Dovunque sciagure, insomma: laggiù le epidemie familiari, qui la ormai completa assenza di tempo libero, consacrato tutto alla firma dei contratti. L’unica pausa prevista a questo (visto e stravisto) balletto sarà durante le vacanze: nessun certificato in arrivo dalla titolare, nessun contratto per me. (A questo punto la grande domanda è: sarà lei, pagata e con i congiunti finalmente in salute fino al 6 gennaio, a correggere durante le vacanze i 97 temi degli studenti o io che dovrei riprendere servizio il 7?) (altro…)


Per chi suona la campanella 6

Con due settimane di ritardo, è suonata anche per me la campanella d’inizio scuola, aprendo una parentesi che, come sempre in questo periodo dell’anno, non è dato sapere quando si chiuderà. Fino ad avente diritto, si legge infatti sul mio contratto.

Sostituisco una docente che, in congedo di maternità, è rimasta in Sicilia con i suoi due gemellini e ha chiarito che non intende rientrare. Io le sono stata molto grata, in quell’arco di tempo che è andato dalla firma del contratto alla conoscenza delle classi. Davvero eh, dopo una lunga lunghissima estate, io sono stata grata ai parti plurimi e alla Sicilia, a Renzi che non ha abbattuto la supplentite, all’autunno che sa di primavera, con il suo rifiorire di opportunità… Credetemi, dalla segreteria alle aule, passando per la presidenza, io sono stata invasa da gioia e gratitudine ed ero tutta pace e bene. D’altronde, ho conquistato nuovamente le superiori, che era quello che volevo! È perfino in città, la scuola! Avrò di nuovo uno stipendio! Che a me il rumore del mare piace, ma anche lavorare, di tanto in tanto, non è mica male! (altro…)


Solitudini e Soccorso 7

L’altra notte mi sono trovata, in qualità di accompagnatrice, al Pronto Soccorso di una città che non è la mia. Abituata a un certo caos ospedaliero e consapevole d’essere, di sabato notte, nella patria dello sballo estivo, mi ha stupita la calma che regnava nelle sale d’ingresso. Il fatto che fossero presenti una cosa come dieci carabinieri e qualche vigilantes faceva, però, pensare che era tutta apparenza, quella calma. Ad ogni modo, la gente era cortese e questo basta per scioccare un lombardo.

Come sempre, oltre alle emergenze che non si vedono, in Pronto Soccorso arriva gente per i motivi più vari, dalle fitte allarmanti al fischio nelle orecchie, dal piede infortunato alla febbre alta dei bambini. Qualcuno fa il suo ingresso con camicia bianca o tacchi svettanti sotto gambe abbronzate, alla fine di una serata brava. Qualcun altro arruffato e addormentato. Un milanese che sembra uscito da un film di Fellini esclama non voglio morire a Rimini! a un dottore per nulla impressionato, che lo invita a ritornare con calma l’indomani. Le mamme vengono messe su una barella con il pargolo sofferente parcheggiato sul petto a mo’ di koala e poi guidate verso un altro reparto, lasciandosi alle spalle una scia di tenerezza. Una giovane straniera parla a lungo in inglese con una dottoressa e qualche carabiniere, sembra una storia complicata… Le due sole domande udite – Ma chi ha trovato la ragazza? e Come mai sei qui? – bastano perché la mia fantasia galoppi verso scenari noir e perché Daniele, il mio compare di attesa, non abbia più pace.

Una cosa mi colpisce più delle altre. Trattasi di signora piccola, robusta, piuttosto agée ma con chioma scurissima che arriva da sola e si avvicina timidamente al medico-receptionist. Mi metto in ascolto. (A questo punto avrete capito che quella notte io avevo le orecchie particolarmente impiccione, sarà il tempo da far passare o la preoccupazione da calmare.) (altro…)