gallina


24. La valle da un milione di polli

L’ultima puntata di Animali come noi s’intitola Cose mai viste innanzitutto perché Giulia Innocenzi segue un’operazione di liberazione di animali ad opera di Alf, Animal Liberation Front, considerata dal Consiglio d’Europa un’organizzazione terroristica e ne intervista alcuni esponenti (“Tutti gli animali, tutti gli esseri nascono liberi e nessuno si deve arrogare il diritto di togliere la libertà e decidere della loro vita” dicono).

La giornalista, con un attivista dell’organizzazione Essere animali, entra quindi in un capannone zeppo di tacchini (diecimila), parla con un camionista che trasporta galline (8.928) e osserva da fuori uno stabilimento composto da sei piani di polli (centoventimila), in una valle in cui ne si allevano fino a un milione (un milione!).

Le immagini poi si tingono d’orrore, mostrando le violenze e le pratiche illegali compiute in un macello in provincia di Frosinone e riprese dalle telecamere nascoste dell’unità investigativa Free John Doe.

Ultima cosa mai vista, il confronto con Oscar Farinetti, fondatore di Eataly, che sostiene che i controlli italiani sono tra i migliori al mondo, ma ci sono sempre le eccezioni negative, un po’ come le maestre che picchiano i bambini. Il segreto, dice, è comportarci bene con tutti gli esseri senzienti e non senzienti, perché un giorno scopriremo che anche i vegetali provano delle emozioni. Non che voglia prendere in giro i vegani, Farinetti, ma perché bisogna essere così razzisti da pensare che i vegetali non abbiano una vita? Eh?


11. E la mamma?

E la mamma? Perché è stata finora villanamente negletta?

Il fatto è che mi risulta difficile inserirla in Beatrice e altri animali a causa del suo rapporto con gli animali. Un rapporto inconsueto, diciamo. Gli animali infatti possono pure occupare abusivamente il divano (il mio cane) o cuocere in un’ampia casseruola (la gallina ripiena), ma proprio non riescono a suscitarle interesse. Poveretti. Fossero una poesia, una pianta, un caffè macchiato avrebbero di certo più fortuna.

Mia mamma, la prima volta che ha visto il nostro cane – una creatura del tutto aliena, ai suoi occhi – è rimasta così scioccata che si è dovuta sedere, ammutolita. Quando ha ripreso l’uso della parola, mi ha chiesto, l’aria stravolta: “Ma adesso dove va a vivere?” (Non so, mamma, con me e Gianpazienza? O vogliamo affittarle un appartamento?).

Anche sul piano cibo, tenta di mantenere una cauta distanza: nonostante le rimostranze del coniuge (le proteine!), i suoi piatti arcobaleno sono quasi sempre sguarniti di carne. Il pesce, poi, non parliamone: lo assaggia solo se le giurano che sa di formaggio.


9. Sempre più pungente

Quando un cane ha fatto il suo ingresso – giallo e gioioso – in casa nostra, il mio disagio si è fatto sempre più pungente.

Guardavo la bestia pancia all’aria e mi tormentavo: mentre lei è qui che fa la principessa sul divano, quanti maiali sono diventati prosciutti? Quante mucche, proprio in questo istante, percorrono il condotto verso la sala di macellazione, magari pungolate elettricamente? Quante aragoste sono buttate vive nell’acqua bollente? Perché questo cane è diventato subito un compagno di vita e d’affetto e la gallina continua ad essere il mio cibo di Natale? Perché ci struggiamo davanti ad ogni gatto gattino che incontriamo e a Pasqua mangiamo il capretto o l’agnello? Non sono tutti animali? Tutti uguali? Perché non hanno per noi pari dignità? Perché le cose stanno così?

Non ho trovato risposte convincenti.

Non posso abbandonare il cane in autostrada per continuare a mangiare in pace la famosa bistecca, mi sono quindi detta. Non posso neppure mangiare il cane per sentirmi più coerente, ho continuato tra me e me.

Ed è così che sono diventata ufficialmente, completamente, serenamente vegetariana.