Joy


29. Non sempre un modello

Va bene, penserete voi a questo punto, ma non è che i vegani rappresentino sempre un modello di comunicazione efficace. Avete ragione, penso io. Giudicare, offendere, colpevolizzare la gente che continua a mangiare carne o a bere latte non credo che aumenti l’interesse verso la filosofia vegana, tra l’altro difficile da praticare con rigore nella nostra società carnista (ricordate la Joy?).

Che il vegano dogmatico sia una specie di sciagura è chiaro anche all’attivista belga Tobias Leenaert, che offre ai vegani interessanti consigli di comunicazione e che nel 2009 è riuscito a far istituire nella sua Gand la giornata vegetariana della settimana, il giovedì.

A proposito di tavola veggie, c’è chi l’apparecchia anche di ironia. Prendete quest’articolo, vecchiotto ma sempre attuale, di Andrea Dotti, Viviseziona il vegetariano, un piccolo e divertente decalogo sulle categorie più diffuse di commensali vegfobici. Provate a leggerlo e ricordate: questo pezzo è riuscito nell’impresa di far ridere pure l’amica G., fervente carnivora, che ha ammesso: sono sicuramente un’indignata curiosa!

P.S. E voi, a quale tipologia appartenete? A quella che pensa che se tutti fossero vegetariani saremmo invasi da vacche e maiali? 🙂


17. Pezzo per pezzo

Riguardo agli allevamenti intensivi americani, ciò che mi ha più impressionato nelle pagine di Joy è stato scoprire che:

– a causa della scarsità di lavoratori competenti e della velocità del nastro trasportatore, è spesso disattesa la norma secondo cui gli animali (a parte gli uccelli) devono essere storditi prima di essere uccisi. Può dunque capitare che i maiali sopravvivano allo sgozzamento e rimangano coscienti fino a quando vengono fatti cadere nell’acqua bollente (dove si dimenano per almeno un paio di minuti); alcuni bovini, invece, sopravvivono al taglio della coda, allo sventramento, allo scuoiamento. Insomma, muoiono pezzo per pezzo;

– per prevenire possibili comportamenti psicotici, indotti dallo stress, da parte di polli e tacchini (come il beccarsi le penne e il cannibalismo), spesso la parte anteriore dei loro becchi viene tagliata con una lama rovente, senza anestesia (debeccamento); gli uccelli (sbeccati, possiamo dire?) che sopravvivono al recinto vengono macellati mentre sono coscienti: il taglio delle gole e un tuffo dell’acqua bollente sono solo l’inizio;

– le galline ovaiole sono state geneticamente modificate per deporre dieci volte più uova delle antenate, il che significa: frequenti fratture e il rischio di prolasso uterino (in quest’ultimo caso, le altre galline beccheranno la compagna finché essa non morirà dissanguata o d’infezioni: di solito ci vogliono due giorni);

– le gabbie in batteria contengono una media di sei galline e hanno le dimensioni di un foglio A4;

– i pulcini maschi, privi di valore economico, sono scartati in diversi modi: triturati vivi, gassati, gettati nei sacchi della spazzatura, dove muoiono per soffocamento o disidratazione.

Lo so, sta diventando una lettura splatter, questa, ma bisogna acquisire consapevolezza. Diffonderla, anche. Viva la consapevolezza! E abbasso il prolasso uterino!


16. Cervello di gallina a chi? 2

Leggendo il libro di Melanie Joy, ho imparato che:

– i maiali sono animali affettuosi e socievoli, intelligenti (persino più dei cani) e così sensibili da sviluppare, quando sono tenuti in cattività, comportamenti ossessivi, come le automutilazioni: la sindrome da stress suino (Sss) è una condizione molto simile a quella che negli esseri umani è chiamata disordine post traumatico da stress (Dspt);

– i bovini sono comunicativi, emotivi, socievoli;

– i vitellini possono prendere il latte fino a un anno di età, ma nelle industrie casearie vengono allontanati dopo poche ore dalla nascita così che il latte delle mucche possa essere destinato al consumo umano; le mucche non si danno pace e muggiscono per giorni (ci sono stati casi di mucche scappate che hanno percorso chilometri per ritrovare i propri vitellini);

– il pollame è piuttosto intelligente e assolutamente socievole;

– i pesci e le altre creature marine possiedono sia l’intelligenza sia la capacità di sentire il dolore;

– gli animali moribondi, troppo malati o feriti per alzarsi e camminare da soli, sono spesso ammucchiati in pile e pile e lasciati morire nell’incuria;

Leggendo il libro di Melanie Joy, ho imparato che tutti gli animali che mangiamo sono, oltre che senzienti, anche socievoli e intelligenti.

E gli animali umani? Secondo la studiosa, anche i lavoratori degli allevamenti, i residenti che vivono vicino, i consumatori di carne e i contribuenti sono vittime invisibili del carnismo. Il motivo? Per scoprirlo, bisogna che vi decidiate a leggerlo, questo benedetto libro!