nota


Chicca #27

– Adesso metti via il cellulare e iniziamo a lavorare.

Non alza neanche gli occhi.

– Decidi tu: o metti via il cellulare o segno sul registro che ti rifiuti di lavorare.

– Ma dai…

– Come vuoi. Se a te sta bene prendere un’altra nota, anche a me sta bene.

– …

– …

– Gli voglio bene, profe!

Lo urla dal fondo della classe. Alza gli occhi e mi sorride. Ma è solo un attimo.


Diario di una settimana di marzo

Lunedì

Breve passeggiata fuori e dentro il Castello. Io cerco fiori da fotografare e il mio cane l’amico operatore ecologico che gli regala coni gelato (e che a me chiede: ma sei uscita in pigiama?). In auto alzo il volume della musica per spegnere i pensieri in bilico tra il diciannovesimo giorno di guerra e il primo giorno di un’altra settimana di scuola.

Un’ora di osservazione nella classe del mio tutor. Mi piace. Fosse arrivata dieci anni fa avrebbe avuto un altro senso, ma tant’è. Anche lui è in bilico tra l’Ucraina e l’epica, così un po’ si parla dei ragazzi scappati dalla guerra che presto siederanno ai nostri banchi, un po’ del Pelìde Achille l’ira funesta che infiniti addusse lutti agli achei.

Dagli Achei alla mia oasi felice di alfabetizzazione è un attimo: strappare agli studenti stranieri due parole di italiano e un sorriso dietro la mascherina è la mia missione speciale.

Ma dura poco: eccomi già nella prima dei perennemente sospesi (oggi solo quattro). Prendete il libro di grammatica, dico, e il re dei sospesi, prontissimo, prende dallo zaino una scatola di cereali, una bottiglia di latte e un bicchiere (fai il bravo, non mettermela la nota, dirà poi al collega di sostegno).

Non vorrei, ma mi tocca, la spina di storia alla sesta ora nella seconda regionale. Causa stage (cari gommisti, vi sono vicina), ci sono solo sei studenti, ma l’aut aut resta lo stesso: o il cellulare o il bordello. Insisto e alzo la voce. Loro il volume della musica. Contratto. Paziento. Mi arrabbio. Riprovo. Ma perché vuoi fare la seria? Già, perché? (altro…)


Pota la vita è ingiusta

Profe, le ha fregato il posto, quella là… Ma lei non può invadere la legge e tornare? Andiamo noi giù a Roma a dirglielo! Ma almeno verrà a trovarci, verrà a vedere la nostra recita, la partita di calcio, la partita di pallavolo, lo sci e…? Sì sì, sono tornata nel paese di Annette a dire au revoir ai nani alpini. Una borsa piena di Santa Lucia, qualche lacrima ma più sorrisi, alcune foto, tanti saluti e promesse di non dimenticarci mai. È stato bello. Con me, ora, restano disegni infiocchettati, rose di carta, biglietti di Natale, una coniglietta di ceramica. Ma soprattutto: le letterine! Per capirci qualcosa, però, bisogna dividerle in sezioni.

Affetto 4ever27
Lei è molto speciale! Ritorni! Amici per sempre! Purtroppo è durato poco ma noi le volevamo bene! Ci manchi! Ovunque lei andrà io la ricorderò sempre! Tutti non ci dimenticheremo mai di lei! Lei è stata un professoressa fantastica! La più buona e brava del mondo! Lei ci lasciava sempre con la felicità nel cuore! Per oggi ho fatto tutti compiti!

Odio l’altra
Noi non vogliamo la nuova profe… La nuova è già cattiva… E adesso fino a giugno ci ritroviamo con quella! Io non voglio la S. A., io voglio tantissimissimissimo LEI! (altro…)


Pota, la nota no

Due notizie.
La prima è che una neve meraviglia ha imbiancato i monti, per la gioia mia e dei nani. Ora loro stanno sempre col naso fuori dalla finestra a verseggiare: Resisti oh neve, non scioglierti al sole, resisti oh neve…11 Io invece piagnucolo di fronte alla vettura da dissotterrare. La guardo spaesata, faccio un buco sul vetro coi guanti da sci e parto… Rispondendo alla chiamata di un’amica: Sì sì, sono io quella che è appena passata ricoperta di neve!
La seconda notizia è che Annette ci ha messo lo zampino. Già, Ugo non è finito in collegio. Ieri era a scuola. A scuola, ma senza diario. Però l’hai fatta firmare, la nota? dico io, nella rassegnata attesa della menzogna. No! rispondono lui e le maxi palette, candide. Come no, Ugo? Pota profe, poi le prendo… Ti prego, la prego, non posso farla firmare! Ti prego… Si alza, corre verso di me con le mani giunte, s’inginocchia: ti preeego! Come di consueto, io strabuzzo gli occhi. Intanto il gemello Emme Frangia mi mostra la sua, di nota firmata per mancanza di compiti e poi si affretta a copiare i compiti del giorno dalla sua vicina.
Nelle ore insieme, Ugo mostra grande partecipazione. Vuole farsi perdonare. Profe, né che la fonna del pirata si chiama piratessa? sarà una delle sue ventisette domande. Sosterrà pure di aver capito la morale della favola letta: i piccoli sono più intelligenti dei grandi. Dall’allegrissimo spalancamento del becco, è chiaro che si sente molto piccolo. È chiaro anche che questa non è la giusta morale. Ma lui non molla. (altro…)


Ad alto rischio collegio

Alla prossima nota, mia mamma mi manda in collegio. Così dice Ugo, all’inizio della settimana, senza che le sue maxi palette si aprano nel solito sorriso. Tace, mentre i compagni solidali fanno nooo! e il gemello Emme Frangia dichiara allora vengo anch’io. Tace ancora, mentre io mi perdo nell’immagine di lui in collegio e di questa classe senza di lui, poi nella domanda: Annette chi seguirebbe, Ugo o noi? D’un tratto, mi tira un calcio sullo stinco (mai mettersi di fronte al banco di Ugo e alle sue gambette ipereccitate) e tutto torna alla normalità: lesioni permanenti ai timpani, guerriglie per un raviolo in più in mensa e il ritiro di forbici-colle-poster-letterine d’ammore per il mio Kele ♥♥♥. La bambina Quesito bussa alla mia spalla almeno un milione di volte, per domande sempre urgentissime… Te sei mai andata dappertutto? Io sì, in Svezia… Te sai fare questo verso coi denti? Io sì, senti… Te preferisci il caffè o la cioccolata? Io la cioccolata ma il Luca il caffè, lo sapevi? Te lo sai cosa mi ha fatto lui? Mi ha fatto così… E mi strattona forte il maglione, prima di leggere il mio sguardo stupefatto e correre al posto (e se avesse ricevuto un pugno dal compagno, dico io?!).
Fuori, un sorprendente sole primaverile (che porta in aula bestiole volanti, affettate con cura dalle forbici ferocissime dei nani) poi pioggia e pioggia sui boschi multicolor. 10Dentro, noi alle prese con i nomi collettivi e individuali, i personaggi dell’Iliade, le favole rivisitate dai ragazzetti. C’è chi trova un nuovo finale curioso, chi arguto, chi strampalato. Poi ci sono i gemelli, che terminano la favola, l’uno con una scoreggia, l’altro con una cacca gigante. Infine c’è Ugo, che ci regala la trasformazione dell’agnello in Super Agnello poi in Lupo Mannaro e la distruzione, in ordine: della Terra, del Sole, della Luna, di Marte e di tutti gli alieni dell’universo. Allegato al testo, un disegno splatter. Allegato all’allegato, un sorriso di nuovo da cinquanta dentoni. (altro…)


gli aspiranti meccanici, ottava settimana

Gnari buttiamo giù dalla finestra gli indiani e facciamola finita, oh vecio ti sei visto, hai il naso così grande che se qualcuno in Cina scoreggia tu lo senti, casso profe ho detto che go mia oia e poi non posso scrivere mi fa male un piede, ma lei è così bella oggi, sembra Biancaneve, mi dia un bacino dai e se esce con me non lo dico a nessuno, giuro… Profe ascoltami, io gli spacco la faccia a quel bidello di merda, si crede uno sbirro figa, per farmi due buchi al foglio mi ha chiesto i documenti, ma gliel’ho detto eh, fuori da scuola l’ammazzo… Ahahah, profe la prego, mi spalanchi gli occhi di nuovo! E comunque la nota la darei a tua mamma, io.


gli aspiranti meccanici, quarta settimana

Vecio ti si vede il menello, eh ma sti negher di figa non stanno mai zitti, profe nota, mi ha chiamato negher, nota… Ciao io scappo con la profe, tua mamma figa, sì e tua mamma è la migliore, non glielo ruba nessuno il posto! Porca puttana profe lei ci fa lavorare troppo, questo mica è l’Itis, profe camomilla, profe lei è fuori, in senso buono eh, io gli voglio bene… Ma se nella pagella ho giù il comportamento le sego la bici.