Archivi mensili: Agosto 2018


10. Di nuovo il topinambur 4

Non si perdono famiglia e amici diventando vegetariani. Né vegani, mi auguro. Inizialmente, però, si può suscitare qualche perplessità.

Prendete la mia amica G., fervente carnivora. All’inizio si è arrabbiata per la mia decisione, che giudicava un’immotivata rinuncia solo per via di Gianpazienza, ma se n’è fatta presto una ragione e ha continuato a invitarci a cena o a venire a cena da noi. Certo, per un lungo periodo ci ha maledetti per lo stress che le causavamo quando eravamo suoi ospiti (e adesso cosa diavolo cucino?!) e ha tremato quando era lei l’ospite, chiedendosi se le sarebbe toccato di nuovo il topinambur. Ma siamo ancora care amiche.

Mio papà, invece, ha provato a metterla sul piano della salute, sgridandomi: “Un po’ di carne fa bene! Le proteine!”. Niente da fare, ha dovuto arrendersi ai legumi e mettere in tavola pasta e fagioli o falafel. Per qualche tempo, però, mi ha messa alla prova, offrendomi piatti banditi dalla mia dieta. Un giorno, al telefono, la svolta:

– Ciao papi, come va?
– Bene. Pensavo di fare il filetto al pepe verde stasera, vuoi venire?
Un attimo di silenzio e stupore da parte mia.
No, grazie. Ma se vieni tu da noi, ti faccio lo stufato di seitan.
Un attimo di silenzio e stupore da parte sua.
– Ah ah ah! Il seitan! Ah ah ah! Satùt-de-Cartòn! Ah ah ah!

Da allora mi lascia tranquilla (ma mi ha chiamata per un bel pezzo Germidi Soia).

P.S. Non so cucinare lo stufato di seitan… O meglio, non ancora: sono nella fase tempeh! 😉


9. Sempre più pungente

Quando un cane ha fatto il suo ingresso – giallo e gioioso – in casa nostra, il mio disagio si è fatto sempre più pungente.

Guardavo la bestia pancia all’aria e mi tormentavo: mentre lei è qui che fa la principessa sul divano, quanti maiali sono diventati prosciutti? Quante mucche, proprio in questo istante, percorrono il condotto verso la sala di macellazione, magari pungolate elettricamente? Quante aragoste sono buttate vive nell’acqua bollente? Perché questo cane è diventato subito un compagno di vita e d’affetto e la gallina continua ad essere il mio cibo di Natale? Perché ci struggiamo davanti ad ogni gatto gattino che incontriamo e a Pasqua mangiamo il capretto o l’agnello? Non sono tutti animali? Tutti uguali? Perché non hanno per noi pari dignità? Perché le cose stanno così?

Non ho trovato risposte convincenti.

Non posso abbandonare il cane in autostrada per continuare a mangiare in pace la famosa bistecca, mi sono quindi detta. Non posso neppure mangiare il cane per sentirmi più coerente, ho continuato tra me e me.

Ed è così che sono diventata ufficialmente, completamente, serenamente vegetariana.

 


8. Lascia stare

Un giorno, ho deciso che sarei diventata ufficialmente, completamente vegetariana. Bisogna saper scegliere ( in tempo, non arrivarci per contrarietà ), mi sono detta.

Così ho smesso del tutto di mangiare carne e ho cominciato a sognare bistecche. Davvero. Mi svegliavo e avevo voglia di bistecca. Era mattina, non avevo ancora fatto colazione e volevo una bistecca. Disastro! Improvvisamente, l’idea di non mangiarne più nemmeno un angolino di tanto in tanto mi sembrava insopportabile.

Cos’è, sono in astinenza? – mi chiedevo, allarmata – Ho una dipendenza nei confronti della bistecca? Perché, poi, la bistecca? Avrei capito di più il pollo del mercato… La bresaola… Gli spaghetti allo scoglio… Perfino quello strazio di gallina ripiena! Ma perché la bistecca, cazzo?!

Ho confidato i miei travagli al tipo strano, che ha dichiarato, deciso: “Se devi stare così, lascia stare”.

Ho lasciato stare.

 

 


7. Poi, un giorno, ho deciso

Gianpazienza, bisogna riconoscerlo, non ha mai cercato di convincermi a diventare vegetariana. Mai. Diceva: “Io non faccio proselitismo” e, ad eccezione di quella storia del cimitero, parlava della questione solo se interrogato. Mi osservava mangiare qualsiasi tipo di alimento senza battere ciglio, o meglio, quando mangiavo i cachi abbassava elegantemente gli occhi perché, siamo onesti, ero uno spettacolo piuttosto disturbante. E lo sono ancora, in effetti. (Mhmm, i cachi! I cachi! Anche il galateo definisce l’unico modo corretto di mangiarli quello di tuffarcisi dentro… Così mi pare, almeno.)

Grazie alla sua silenziosa condotta, però, mi sono posta per la prima volta delle domande e ho iniziato ad avvertire disagio. Non solo di fronte a certi cibi e alle umane incoerenze, ma anche per il fatto di non essermi posta prima quelle domande.

Quando abbiamo cominciato a vivere insieme, ho smesso di comprare carne e pesce non perché me l’avesse chiesto lui, ma perché mi andava così. Fuori casa, invece, la mia alimentazione continuava ad essere onnivora.

Poi, un giorno, ho deciso.

 


6. Non è questo il punto

A me, tra l’altro, piaceva più il ripieno dentro la gallina della gallina. Ma non è questo il punto. Io amavo ciò che il pennuto spennato rappresentava: un rito. Lo so, sono noiosetta. E non c’entra con la festività natalizia, ché da noi Babbo Natale era quasi uno sconosciuto; riguarda le usanze familiari che sentivo preziose, che immaginavo eterne.

Eppure, dieci anni dopo quel tra noi non funzionerà, la vita insieme al tipo strano prosegue con grazia e letizia (un tipo che ora starà pensando, ne sono certa: ah sì? puoi mica presentarle anche a me, Grazia e Letizia?).

Quindi? Quindi ho dovuto, per prima cosa, riconsiderare la sacralità della gallina ripiena… E, semplicemente, accettare il mutare delle abitudini. Il rinnovarsi dei riti.

P.S. Col senno di poi, il pensiero più saggio da fare all’epoca sarebbe stato: cazzo mene della gallina, speriamo che Gianpazienza mi cucini con regolarità almeno qualche zucchina… E invece.

P.P.S. Io comunque neanche dieci anni fa dicevo cazzo mene. È che mi faceva tanto gggiovane, tanto Ghali…