scuola


Tra insonnia e grande sonno

Non è stata facile, la notte prima del debutto tra gli aspiranti ragionieri.
Mi hanno svegliata urgentissimi quesiti, nel cuore della notte. Quesiti tipo. Perché faccio la girandola, invece di lavorare? Perché le medie, la formazione professionale, ancora le medie, adesso gli istituti tecnici? Perché eternamente debuttante, eternamente interrotta? Perché ho accettato? Perché non accettare, se con l’italiano L2 e altre cose luccicose non riesco a sopravvivere? Ma perché ho accettato, se tanto nella scuola potrò solo continuare a tappare buchi? Saprò usare il registro elettronico? Saprò preparami abbastanza per fare lezioni sensate? Perché questo raffreddore, perché in infinito ostaggio del muco? Perché il mondo va così? Perché viviamo nel peggiore dei mondi possibili?
E soprattutto. Se viviamo nel peggiore dei mondi possibili, come può Gianpazienza dormire beato?! No, non l’ho svegliato per chiederglielo. D’altronde, nella nostra vita insieme, la terra dei sogni è l’unico posto in cui si rilassa.

Nella terra dei sognidi Simona Mulazzani

Nella terra dei sogni
di Simona Mulazzani

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S. che piange, il bruco che crede

Non stava bene ieri, la mia allieva S. L’ho capito subito, anche se mi ha sorriso di un sorriso scintillante mentre ci scambiavamo un buonissimo anno.
S. in questi mesi ha voluto perfezionare la conoscenza del suo già ottimo italiano, in modo da poter trovare più facilmente (!) lavoro. Mediatrice culturale e insegnante di arabo, ecco quello che si augura. Trentatré anni, un marito, due figlie, una laurea in Economia che qui non è riconosciuta. Un milione di progetti, una forza straordinaria avvolta in modi garbati, pezzettini di cuore sparsi tra Africa e Francia. Questa è la mia allieva S., una di quelle persone che ti fanno esclamare: La meraviglia delle meraviglie! Insegnare italiano L2 è proprio il lavoro più favoloso che ci sia! Anche più di gestire un piccolo profumato salone da tè a Tofino, sull’isola di Vancouver… Oh cielo! La buona sorte!
Ieri, però, qualcosa non andava. S. era proprio giù. Come di consueto, le ho fatto ascoltare una canzone per lavorare su ascolto lessico e bla bla bla. Ma che canzone! In bianco e nero di Carmen Consoli, che racconta del rapporto con la madre che non c’è più, di foto sbiadite, di dispiaceri. L’ho capito alla prima strofa, che non era stata una buona idea. Alla seconda strofa, ho guardato il soffitto chiedendogli tacitamente: Concordi, o soffitto, che ho una sensibilità da bruco macaone? Il soffitto ha annuito e alla fine della canzone S. si è messa a piangere. Non che non ci sia più, sua mamma. C’è, ma vive in Marocco e in dieci anni avrà abbracciato S. tante volte quante sono le dita di una mano monca. Madre e figlia si riabbracciano solo quando ci sono abbastanza soldi per un biglietto aereo per quattro persone. E in una famiglia con un unico stipendio residente nel salato Nord Italia, questo avviene ogni tot e tot e tot anni.
Piangeva allora S., alla fine della canzone. E io, da bravo bruco, sono strisciata via, a cercarle un bicchiere d’acqua e a schiaffeggiarmi con una lunga fila di zampette. bruco che striscia (altro…)


Sorridi, punticino!

Buongiorno profe, mi ha scritto Ugo. Buonasera profe, ha aggiunto dopo qualche ora. Poi mi ha mandato una faccetta triste 🙁 Eh no, Ugo sta meglio con le maxi palette che si aprono in sorriso, per cui non ho potuto non rispondergli: Ehi, niente tristezza, non sei ancora in collegio! E lui: No buon appetito se deve mangiare. Ebbene sì, Ugo la settimana scorsa (la prima lontani) mi ha augurato un sacco di cose. Cose da Ugo, cose così…
Buongiorno profe
– Buongiorno Ugo, è stata brava Santa Lucia?
– È dai
Oppure.
Buongiorno profe
– Buongiorno Ugo, spero che sia andata bene a scuola e che ci sia anche lì un bel sole.
– A scuola la nuova profe è cattiva e qui non c’è sole
– Vedrai che col tempo ti piacerà! 🙂
– Seee

Anche qualche aspirante meccanico, di tanto in tanto, mi contatta. Todos bien? mi ha scritto l’altro giorno il re dei bricconi. Bene, gli ho risposto, anche se dispiaciuta per la fine di una supplenza a cui tenevo. Lui ha replicato: Che sfiga! Ecco un pregio degli h’as mekk: andare dritto al punto. Mi hanno detto – faccio io – che quest’anno siete migliorati, ma naturalmente non ci ho creduto! Lui: Ha visto, io le avevo detto che eravamo diventati bravi, hahaha! Altro pregio: non prendersi mai troppo sul serio. Conclude poi il re dei bricconi affettuosi: Vienici a trovare, manchi tanto. (altro…)


Pota la vita è ingiusta

Profe, le ha fregato il posto, quella là… Ma lei non può invadere la legge e tornare? Andiamo noi giù a Roma a dirglielo! Ma almeno verrà a trovarci, verrà a vedere la nostra recita, la partita di calcio, la partita di pallavolo, lo sci e…? Sì sì, sono tornata nel paese di Annette a dire au revoir ai nani alpini. Una borsa piena di Santa Lucia, qualche lacrima ma più sorrisi, alcune foto, tanti saluti e promesse di non dimenticarci mai. È stato bello. Con me, ora, restano disegni infiocchettati, rose di carta, biglietti di Natale, una coniglietta di ceramica. Ma soprattutto: le letterine! Per capirci qualcosa, però, bisogna dividerle in sezioni.

Affetto 4ever27
Lei è molto speciale! Ritorni! Amici per sempre! Purtroppo è durato poco ma noi le volevamo bene! Ci manchi! Ovunque lei andrà io la ricorderò sempre! Tutti non ci dimenticheremo mai di lei! Lei è stata un professoressa fantastica! La più buona e brava del mondo! Lei ci lasciava sempre con la felicità nel cuore! Per oggi ho fatto tutti compiti!

Odio l’altra
Noi non vogliamo la nuova profe… La nuova è già cattiva… E adesso fino a giugno ci ritroviamo con quella! Io non voglio la S. A., io voglio tantissimissimissimo LEI! (altro…)


Anche i punticini piangono 4

Quando a scuola firmi un contratto fino ad avente diritto, dovresti sapere che non vali una cicca, al massimo qualche punticino. Anzi, tu SEI solo un punticino dentro l’ultima graduatoria di una grande macchina. Dovresti pure sapere che se la macchina si muove, tu puoi saltare. Basta un attimo e – puff! – sparisci. Non è facile, però, lavorare pensando che domani – puff! – sarai sostituita da un altro punticino, un punticino appena più grande di te. Oppure che te ne andrai dopodomani, tra due settimane, tra tre mesi: non è dato sapere quando la grande macchina si muoverà. L’importante, comunque, è non essere un punticino ottimista, una tipo me. Una che si dice (e che si sente dire) che il suo non è che un mezzo posto vacante con un orario demente, là sui monti con Annette… Chi può portarglielo via? E invece. 26A scuola, tutto scorre come di consueto. Ugo chiede se deve fare un riassunto riassuntato e se può andare in bagno a disagitarsi, i gemelli Emme non possono mostrare i compiti perché non hanno il quaderno, non possono prendere la nota perché non hanno il diario. Tutto normale, sì. C’è pure il sole e quindi Te sai che se eravamo vampiri, eravamo già bruciati? chiede la bambina Quesito. Un ragazzino perde un dente, Elisa sorride a me e non, ahimè, a Scodella Bionda, Alice nel Paese delle Meraviglie sembra essere in classe, ma non è vero: in realtà beve il tè con la Lepre Marzolina. Qualcuno duella per leggere le definizioni sul dizionario – l’attività preferita, dopo la declamazione del proemio dell’Iliade. A ricreazione, tocca pulire naso e orecchie di due bambine: c’è stato un incidente tra bicchieri di cioccolata calda. In mensa, timpani fuori uso, una pasta da sciogliersi in bocca e bastoncini Findus. Carote ottime, ma neanche un nano che se le fili. Insomma, tutto va bene. Poi ecco che sento una voce che mi allarma, lì a scuola. (altro…)