Di puffi e proietti(li)


Volevo andare a letto presto, ma poi. Sono caduta nella rete. Ho mangiato tardi. Ho guardato Gianpazienza mangiare ancora più tardi. L’ho questionato su siepi cespugli roselline selvatiche. Ho lustrato tutte le scarpe a tiro e fuori tiro iniziando a sospettare di avere un problema. Ho fatto una sfilata con scarponi e abiti pesanti vantandomi per le mie mille declinazioni del viola. Ho deciso che era ora di pulire il bagno. Sono corsa alla ricerca di spugnette e prodotti specifici. Ho sfregato e sciacquato e scintillato di soddisfazione. Al che… Basta trafficare! Sei una trafficona! Stai shanti! Vai a letto! ha sentenziato Gianpazienza, concludendo: Mi metti ansia. Già, ansia. Perché ansia? Per la sveglia alle 5.30 che forse non avrei sentito. Per la collega da non dimenticare di andare a prendere (ma prendere dove che non ho capito?). Per il mal di pullman garantito. Per la pioggia che avrebbe complicato, forse rovinato, tutto. Per molti motivi. O per uno solo: la gita! Per la gita con (tra le altre) la classe dello squash! La gita in montagna! La pioggia, le curve, l’escursione, il museo!

L'ansia!

L’ansia!

E invece. La sveglia suona, la pioggia è in pausa, la collega si recupera con facilità. Tutto liscio. Davanti a scuola, i ragazzi. E le loro scarpe da ginnastica. Penso alla circolare (Portare scarponcini o scarpe da trekking) e alle molte raccomandazioni (Le vostre maledette All Star non vanno bene, chiarooo?). Poi penso all’ingegnera polacca a cui insegno italiano che non fa che ripetere: Sempre per italiani regola non è regola ma opzion, io no capisco! Regola è regola! Dove è polìzia Italia? Mah. L’unica assenza che ora mi preoccupa è quella di uno studente. Non arriva e non risponde al cellulare. Una collega allora prende l’auto e va a suonargli a casa, che è nello stesso paese della scuola. L’autista non è contento (io lo lascerei qui, siamo in ritardo e c’è sempre più traffico, troveremo coda, dobbiamo partire, partire ora…), ma i due tornano presto. Il ragazzo era già pronto. In effetti, dopo aver puffato un salto nella puffopanetteria calzando le Puffo All Star, stava puffando l’ora di uscire tra gli altri aspiranti ragionierpuffi. Solo che nel villaggio degli strani ometti blu il tempo puffa diversamente.

Puffo tontolone

Non sarà mica già ora di puffare? – si chiede Puffo Tontolone

Tant’è. Si parte, finalmente. Verso la coda. E le curve. E il freddo. Ma anche il lago e dopo il lago i monti e sui monti il museo della Guerra Bianca. Molto bene! Due le domande che i giovinastri si affrettano a pormi appena entrati. Profe, dove sono le macchinette che ho fame? Profe, ha visto che la tipa del museo non l’ha riconosciuta e l’ha presa per una di noi? (Ho visto, carini) La tipa è ruvida e li riprende subito. Prima perché rimangono indietro, poi per via delle cicche in bocca (Almeno in chiesa e nei musei sputatele, insomma!) (Io sospiro, scuoto la testa e incollo la cicca al palato). I ragazzi non gliela perdoneranno (Profe non sa parlare, giuro, glielo dice lei che non si dice proietti?) (Si dice proietti in termini tecnici, naturalmente) ma si comportano benone e sembrano quasi interessati. Lo sforzo però è tale che Puffo Spilungone, di colpo, bum!, crolla. Dalla sua vertiginosa altezza, bum!, precipita. Svenuto davanti a una bocca di fuoco sputa-proietti.

Largo. largo... Dov'è il Puffo Svenuto?!

Largo, fate largo… Dov’è Puffo Svenuto?!

La pioggia che si fa diluvio ci impedisce il pic-nic, così ci rifugiamo nell’unica sala della valle munita di macchinette. A parte tre ragazze che fuggono alla ricerca di tagliatelle ai funghi e una intrappolata dentro il bagno, nessun disagio. E una sola domanda: Quando torniamo, profe? Macché ritorno. Manca ancora la presentazione del parco e della guerra in alta quota, di cui poi andremo a cercare le tracce. La guida è subito colpita dalla preparazione dei ragazzi (Cos’è l’Adamello? Nooo, non è un animale!) ma decide lo stesso di accompagnarci. Prima nelle sale del museo naturalistico (bello profe, ma ha presente che buono il capriolo in salmì? Sì ok, lo ammetto, io non sono animalista!), più tardi su una mulattiera verso resti di trincee. Alcune ragazze, però, si rifiutano di scendere dal pullman: una è incinta, tre hanno il mal di testa, una la sindrome premestruale. Tutte: No zero, profe, io non scendo con la pioggia, io resto qua (a studiare storia)… D’altronde, sempre per italiane regola non è regola ma opzion! Dove è polìzia Italia? Polìzia non c’è, ma sempre c’è autista che dice: Domani tutti i ragazzi avranno la polmonite! Io non farei scendere nessuno, chi li sente poi i genitori?
Partiamo lo stesso, anche se non al completo, con cappucci e ombrellini e scarpe subito infangate. Puffetta indiana dopo otto passi in salita blocca le sue Puffo All Star protette da sacchetto di plastica, dichiarando: Profe sto morendo, profe acqua, no se ha mangiato il prosciutto non posso bere dalla sua bottiglietta… Muoio, profe! Acqua! Cosa dici te, che scemo, io non ho paura dei serpenti, io in India i serpenti li tengo in frigo!
Nonostante i serpenti e il prosciutto, il tempaccio e forse la polmonite, sono felice. È bella la scuola in gita. Bellissimi gli strani ometti blu sotto la pioggia dell’Adamello. Così attenti a guardarsi intorno. O piuttosto sotto… Così preoccupati della meta. O piuttosto della… merda. Profe, guardi, la merda!

Come se non ci fossero le mucche, nella campagna degli aspiranti ragionieri...

Come se non ci fossero le mucche, nella campagna degli aspiranti ragionieri…

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