gli aspiranti meccanici, gli esami/3


Le premesse al colloquio finale, naturalmente, sono ottime. Tranqua profe so tutto sono strabravo la tesina l’ho letta sull’autobus, no profe io col cazzo che l’ho studiata, sì profe il discorso lo faccio in italiano non in urdu, tranqua.
Ciuffo medio-basso ma sorriso spavaldo, gli h’ass mekk sono pronti, sebbene non proprio vestiti di abiti seri… Ma chiii profe, io sono un tipo sportivo e vado bene così, ma chiii questi non sono calzoncini corti, arrivano alle ginocchia, calzoncini poi lo dice solo mia nonna! Lo sa che stamattina la mia vecia mi ha chiesto perché non ti metti la camicia e io le ho risposto ma sei fusa non vado mica in discoteca, vado a fare l’esame… Comunque tra poco io non sarò più il suo allievo e lei non sarà più la mia profe, insomma possiamo finalmente uscire insieme, bella storia.
Il via ai colloqui lo dà il sorteggio. Esce la lettera dell’hass mekk che ha appena finito di dire No profe io la tesina non l’ho ancora letta ma tranqua ho tutto il tempo di leggerla mentre aspetto. Naturalmente, prende la notizia di essere il primo interrogato con molta classe – Figli di puttana figli di puttana figli di puttana, dice ai compagni sorteggianti – ma la sua parlantina incanta il presidente e il suo ego stupefacente, come al solito, tramortisce tutti… Certo che ero bravo in stage, infatti volevano tenermi, certo che sono sempre bravo in classe, io sono un leader, ma un leader positivo perché aiuto tutti i miei compagni (soprattutto gli indiani puzzoni analfabeti facce di merda, pensa la profe), però io aiuto e non sono aiutato, per forza, io sono il migliore. La profe ha pure il coraggio di ricordare che nella visita didattica al museo della Grande Guerra ha mostrato un grande interesse (in effetti, era quello che questionava la guida su roie e cecchini e brillava nella competenza di armi). Lui poi ringrazierà, profe sei bellissima, stragentile, ti aspetto fuori dove c’è la tua bici e ti porto a pranzo, ok? Per mettere a proprio agio gli h’ass mekk, specialmente quelli stranieri, il presidente di commissione pone domande accessibili e immediate, quali a tuo avviso che cosa significa assertivo, che cosa interinale, qual è la differenza tra conto deposito e conto terzi, quindi la tal cosa riveste una posizione egemonica, qual è l’etimo di nostalgia, qual è il significato del tuo nome, ma non è che tu, prima di venire qui, facevi la mia scuola, allora hai un fratello alla mia scuola, allora un cugino, allora un parente, allora dev’essere un sosia… Dopo averli messi a proprio agio e aver tracciato sentieri di consanguineità, essendo un tuttologo, interroga (ovvero pone domande e subito dopo si risponde) anche sulla parte professionale, quindi in italiano, quindi nell’andamento del tirocinio, quindi nei loro progetti. Tutto questo in un susseguirsi di motti di spirito (la difficoltà sta nel prenderli come tali, poi ridere insieme a lui è facile). Quando si distrae un momento dalla sua lezione, gli h’ass mekk ne approfittano per dare il meglio. C’è infatti chi spiega io nato Pakistan un po’ giù Islamabad, sì grassie io molto parlo italiano bene, io infati leggio gaseta sport sempre e chi, con accento molto italiano, dimostra una notevole proprietà di linguaggio: Ma va’, sì dai, il tipo mi fa, certo che ho capito, io c’ho e lui c’ha, te fai che c’è un tubo stragrosso tipo così, te metti che il tipo mi lascia a baita, boh, ciao profi. Poi ci sono quelli che per l’agitazione si muovono neanche fossero sulle montagne russe e, nonostante il docente vicino tenti di tener ferma la sedia, viene a tutti il mal di mare. O quelli che parlano poco e piano e solo con la mano davanti alla bocca e non è che funzioni un granché col presidente e i suoi apparecchi acustici. C’è però chi dispensa saggezza, chiarendo che io preferirei trovar lavoro piuttosto che continuare a studiare, anche perché a 17/18 anni uno comincia a voler fare dei progetti, magari a voler metter su famiglia, no dicevo così per dire, io la morosa adesso non ce l’ho, sì prima ce l’avevo ma ci siamo lasciati due mesi e mezzo fa dopo essere stati insieme due mesi e mezzo… Poi, insomma, io ho davvero bisogno di lavorare, mio papà ha 52 anni e inizia ad essere vecchio (dice in faccia al presidente ultracentenario). E poi ecco il migliore, quello che davvero non sa neanche di cosa tratti la sua tesina, che non sa dire nulla sullo stage e non si ricorda neanche un argomento fatto durante l’anno, l’unico che non intenerisca per niente, eppure l’unico con la fortuna sfacciata di non avere il presidente bensì alcuni compagni ad assistere alla sua triste performance, ma così triste che anche loro scuotono il capo con disappunto, mentre gli altri fuori, così per creare disagio, aprono la porta, alzano le mani a cuore dicendo profe I love you.

Comunque. A scuola, non tutti gli h’ass mekk sono stati ammessi agli esami. Alcuni poi sono stati bocciati alle prove. Ma in questa giornata e per questa piccola classe, ci sarà un lieto fine. Loro ancora non lo sanno, ma saranno tutti promossi. C’è chi, col fiato sospeso, uscirà con un calcio nel culo fotonico e chi con dei punti aggiuntivi, tanto – lo giuro – è stato bravo. D’un tratto, la profe pensa che forse questi esami, gli h’ass mekk, non li scorderanno mai. Pensa che anche lei faticherà a scordarli, spera piuttosto di dimenticare le difficoltà di questi mesi, le volte in cui l’hanno insultata, offesa, fatta piangere, tutte quelle volte in cui l’hanno fatta sentire una vera merda secca. Si augura che tutti possano trovare una strada buona e abbastanza retta, che almeno qualcuno tra loro esca da quella specie di riformatorio senza andare dritto dritto in carcere, che magari prima faccia una sosta in officina. Anche se sa che il loro sogno non è fare il meccanico ma il calciatore o il dj o il barman e comunque essere strapieno di fighe. Poi pensa con stupore che questi esami le hanno regalato degli h’ass mekk emozionati e, a tratti, quasi seri. E ha capito, vedendoli a lungo impegnati dietro una macchina nel laboratorio di meccanica, che forse non aveva capito niente, che quello che danno in aula non è per forza quello che danno in officina.
Infine, pensa che nessuno – NESSUNO! – in questa lunga giornata ha mai detto inchilà… Un vero successo!

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