gli aspiranti meccanici, gli esami/2


La prova professionale si apre con un accorato discorso del direttore: ragazzi, o si cambia atteggiamento o qui le cose si mettono male: il presidente di commissione si è molto lamentato, ecc. ecc. Naturalmente, gli h’as mekk si mostrano ottimisti: tranqua, certo che saremo bravi, noi siamo sempre strabravi, anzi i migliori. Non solo ottimisti, anche pieni di buone intenzioni: di fisso io ci metto strapoco a fare il mio pezzo e poi aiuto quel coglione del negro, ma come profe non posso aiutarlo, lui mi ha aiutato in inglese, ma come…
L’officina è il loro regno e qui si assiste alla trasformazione. Camice da lavoro, scarpe antinfortunistiche e occhiali protettivi, gli h’ass mekk si posizionano dietro alla macchina, tuffandosi in un mondo altro. D’improvviso eccoli assorti – sì profe tutto bene, solo che non mi piace parlare mentre lavoro – oppure filosofanti: lo cambio ancora un po’ il pezzo, meglio perfetto che buono, alla fine. Comunque non capisco perché non possiamo uscire io e lei, profe, cosa sono 10 anni di differenza, l’età è solo un numero, ci pensi. Mentre la profe ci pensa, gli h’ass mekk si fanno sempre meno seri: profe venga qui vicino alla macchina ho bisogno di un belvedere, lo sa che in stage lavoravo vicino al calendario con le fighe nude, per oggi però mi va bene anche lei vestita. Ma poi, scusi, lei che cazzo ci fa qui che non capisce un cazzo di meccanica? Allora, di tanto in tanto, provano a spiegare: questa è una fresatrice e io ora sto facendo la squadratura di un pezzo cilindrico, figa profe ha visto come parlo, faccio paura eh… Questo invece è il calibro, se vuoi misuro il diametro dei tuoi occhi che sono splendidi, eheheh, pensi che sarò promosso dopo questa frase?
Otto ore d’esame sono davvero lunghe. Per cui a me mi gira il cazzo stare qui tutto il giorno, e poi che stanco e che sete, allora dai profe prendimi una bottiglia d’acqua inchilà, però non ho abbastanza monete aggiungile te, mi raccomando frizzante e non troppo fredda. Per fortuna c’è la pausa pranzo che fa riprendere fiducia e forze, oltre che un deciso aroma al kebab. Ma non necessariamente riporta l’ordine. C’è infatti chi fa partire qualche pugno gioioso, chi gioca a lanciarsi addosso acqua (frizzante e non troppo fredda) e chi si fa più loquace: profe, sa che i miei amici dicono che questa scuola è strafacile, che è quasi la scuola dei mongoli, comunque fossi in lei starei attenta, il tunisino parla troppo di lei, sarà anche buono ma è pazzo, i buoni sono sempre i più pazzi e poi con la crisi che c’è potrebbe sempre vendere pezzi del suo corpo, non ha mica sentito di quell’africano che ha venduto i coglioni di un altro per un sacco di dollari?
Basta! – urla d’un tratto il profe di meccanica (detto anche il profe picchiarello), allontanandosi – Vado a chiamare il presidente! Gli h’ass mekk però non si scompongono. Più che allarme, serpeggiano occhiolini… Allora io vado a chiamare il ristorante per stasera, cosa preferisce profe, kebab o pizza? Ma ormai siamo alla fine. Qualche h’ass mekk consegna un pezzo perfetto (ma proprio perfetto, tocca qua profe, ahahahah, no che scotta profe non toccare!), qualcuno sbaglia e se ne va preoccupato (Non importa, ripeterai l’anno e avrai tutto il tempo di rifarlo bene, lo rassicura il profe picchiarello) qualcuno sbaglia e se ne va ridendo: ahahahah! Profe ho sbagliato fess, è tutto storto, ahahahah! (…Vedrai che ridere l’anno prossimo quando sarai ancora qui a provare a rifarlo dritto, bröt asen…)

La settimana prossima, colloquio con esposizione tesina (quella strabella già pubblicata su it.wikipedia.org). Attenzione attenzione, i bröt asen si tolgono il camice e si preparano all’ultima sfida.

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