animali


4. Un profumo pazzesco 2

D’un tratto, ho capito: la carne, per piacermi davvero, non doveva ricordarmi l’animale di cui era stata parte. Ad eccezione del pollo, che poteva anche essere intero. Nella mia testa c’erano infatti due categorie distinte di polli: i polli vivi nel pollaio, durante le passeggiate in montagna, e quelli arrosto in tavola, il sabato a pranzo. Mi piacevano entrambi. I primi erano chiassosi e simpatici, i secondi avevano un profumo pazzesco.

Anche le mucche al pascolo mi piacevano. Da bambini, nelle giornate d’estate, io, mio fratello e i nostri due inseparabili amici di gite le incontravamo spesso e una volta abbiamo provato pure a cavalcarle, ma non ricordo com’è andata a finire. Un’altra volta abbiamo tentato di mungerne una, ma io ho smesso subito perché stringerle la mammella mi faceva un po’ schifo.

Chissà dov’era, il suo vitellino.


3. Puntare tutto sulla polenta

Per via di quell’appetito apparentemente implacabile e del motto paterno non puoi dire “non mi piace” se prima non l’hai assaggiato!, ho mangiato carne di diversi tipi e mai che visualizzassi l’animale da cui era stata ricavata. Al massimo ragionavo sul suo gusto e sulla possibilità di fare il bis.

Un giorno, ho mangiato la polenta con gli uccellini, ché dalle mie parti si usa così, ma gli uccellini avevano una tale aria da uccellini che ho preferito puntare tutto sulla polenta.

Una sera, grazie al mio coinquilino francese, ho assaggiato le rane, dal rassicurante sapore di pollo, e per far piacere a mia nonna qualche volta mangiavo le lumache in umido, così terribilmente viscide. Mi piaceva la carne un po’ selvatica di coniglio e pure quella di cavallo. Il petto di pollo al latte e il panino con la salamina.

Non mi piaceva invece staccare la testa ai pesci, che avevano quegli odiosi occhietti neri immobili, e litigare con le lische.


Beatrice e altri animali 4

C’è un tema che da alcuni anni è diventato per me importante e che negli ultimi tempi mi sta particolarmente coinvolgendo (mai rilassarsi in vacanza, mai!) (in “vacanza”). Per dare un po’ di requie a Gianpazienza, che è condannato ad essere il mio principale interlocutore, ho deciso di scriverne. Il piano è questo: vi racconterò una storia che parte dalla mia esperienza personale per affacciarsi un po’ più in là; una storia divisa in 30 minuscole parti, che troverete sul blog ogni giorno alle ore 18, per tutto il mese di agosto. Tempo di lettura: dai 29 ai 57 secondi, titolo compreso (sono comunque in vacanza, eh!) (in “vacanza”).

Allora siamo d’accordo: sarà il breve resoconto di un mio percorso e magari saranno spunti, informazioni, domande. Nessuna verità, nessuna lezione, nessun giudizio.

Dai, fate un favore a ♥ Gianpazienza ♥: da domani leggete Beatrice e altri animali!

(Conoscete La mia famiglia e altri animali? Non c’entra nulla con quello che voglio scrivere, ma è un libro magnifico e felice e rivelatore…)