adolescenza


Chicca #40

– Oh fra’, ho sognato…

– Ma insomma, ragazzi! Non stiamo parlando dei vostri sogni, ma dell’importanza dei boschi nella vita economica del Medioevo!

– Va be’, profe, parliamo di tutti e due: io spesso sogno di essere in un bosco…

– Ma chi! Io sogno solo di scopare scopare scopare… Scopare le Milf!


Chicca #39

– Allora ragazzi, com’è andato lo stage?

– Bene.

– Dai, raccontatemi che cosa avete imparato!

– Che la scuola non serve a un cazzo.

– Ah. E quali erano le vostre mansioni?

– Massoni?

– Mansioni!

– Missioni?

– I vostri compiti… I vostri incarichi…

– Fare il meccanico, no?


Chicca #33

Nessuno vuole sedersi a quel banco. Non capisco. Poi lo vedo, il grosso sputo proprio lì sotto.

– Sincero, sono stato io. È che la profe di prima non ha voluto mandarmi in bagno e io avevo un coso in gola e…

– E allora sputi per terra?

– Sì. Ma adesso pulisco. Però io avevo chiesto di andare in bagno… Lo giuro sulla tomba di mio padre.


Diario di una settimana di marzo

Lunedì

Breve passeggiata fuori e dentro il Castello. Io cerco fiori da fotografare e il mio cane l’amico operatore ecologico che gli regala coni gelato (e che a me chiede: ma sei uscita in pigiama?). In auto alzo il volume della musica per spegnere i pensieri in bilico tra il diciannovesimo giorno di guerra e il primo giorno di un’altra settimana di scuola.

Un’ora di osservazione nella classe del mio tutor. Mi piace. Fosse arrivata dieci anni fa avrebbe avuto un altro senso, ma tant’è. Anche lui è in bilico tra l’Ucraina e l’epica, così un po’ si parla dei ragazzi scappati dalla guerra che presto siederanno ai nostri banchi, un po’ del Pelìde Achille l’ira funesta che infiniti addusse lutti agli achei.

Dagli Achei alla mia oasi felice di alfabetizzazione è un attimo: strappare agli studenti stranieri due parole di italiano e un sorriso dietro la mascherina è la mia missione speciale.

Ma dura poco: eccomi già nella prima dei perennemente sospesi (oggi solo quattro). Prendete il libro di grammatica, dico, e il re dei sospesi, prontissimo, prende dallo zaino una scatola di cereali, una bottiglia di latte e un bicchiere (fai il bravo, non mettermela la nota, dirà poi al collega di sostegno).

Non vorrei, ma mi tocca, la spina di storia alla sesta ora nella seconda regionale. Causa stage (cari gommisti, vi sono vicina), ci sono solo sei studenti, ma l’aut aut resta lo stesso: o il cellulare o il bordello. Insisto e alzo la voce. Loro il volume della musica. Contratto. Paziento. Mi arrabbio. Riprovo. Ma perché vuoi fare la seria? Già, perché? (altro…)


Chicca #8

– Il Medioevo, dicevo… ­­

– Chi non è nelle Storie di Giada non è nessuno! – mi interrompe trionfante L., il cellulare in mano.

– Tua mamma!

– Che cazzo me ne frega di Giada! Tutti a dire Giada qui, Giada lì…

– Giada è una bella figa!

– Tua mamma!

Qualcuno, un po’ vociando un po’ a gesti, fa capire che l’orientamento sessuale di Giada è oscillante.

Quello che è nelle Storie di Giada fa capire che l’orientamento sessuale di Giada oscilla più a loro vantaggio. Per esprimere il concetto si serve solo dei gesti.

I miei studenti gesticolano decisamente più dell’italiano medio, penso. E poi: ma non stavamo parlando di Medioevo?


Chicca #6

Un tale di seconda viene alla cattedra per l’interrogazione di recupero e, forse per rompere il ghiaccio, mi chiede (mi urla) se ho già visto la nota che gli ha messo la collega.

– Ha scritto che stavamo parlando animatamente di calcio! Ah ah ah! Profe, a me il calcio non piace neanche!

Si sente quindi in dovere di precisare:

– A me piace soltanto una cosa…  –  e si china per disegnare con le dita, sulla cattedra, la cosa che gli piace.

Seguo le sue mani e poi alzo gli occhi:

– Ma N., non c’era bisogno chi mi facessi un disegno…

– Ci mancherebbe, profe…

Ci mancherebbe o meno, me l’ha fatto davvero il disegno della cosa che gli piace. Sulla cattedra.


Chicca #3

– Smettetela, voi due! Basta!

– Lasci stare profe, quei due froci fanno sempre così… Stanno insieme.

– Be’, non è questo il punto, noi non abbiamo niente in contrario se loro…

– Ma chiii?! Ah che a me piace la fregna! La fregna!


Un tipo come G.

Il mio studente G., classe prima, i primi mesi dell’anno portava con ammirevole ostinazione i libri sbagliati e i compiti fatti, certo, ma della materia del giorno dopo. Poi era tutto incredulità, desolazione, mal di pancia.

Un giorno, per via del solito mal di pancia, l’ho convinto, non senza difficoltà, a farsi offrire un tè caldo (“No, no, non l’ho mai assaggiato!”) e alla fine è tornato in aula soddisfatto, in mano una bevanda al gusto di limone delle macchinette che pareva una delizia. (altro…)