Una mattina di aprile


Mi sveglio presto presto causa temi da correggere e decido di rinunciare alla colazione per solidarietà con il mio cane. Dopo soli due temi, però, non resisto e, in piedi, ingollo un pezzo di torta con un po’ di caffè riscaldato. Un supplizio: non lo vedo, ma lo sento sulla schiena il suo sguardo di animale costretto al digiuno, affamato e afflitto. Proprio una brutta colazione. Proprio un’umana incapace di gestire con distacco le cose canine. Di nuovo, non resisto: mi volto e gli regalo un mucchietto di briciole. Lui giura di non dirlo alla veterinaria.

Poi un bacio a Gianpazienza, Spotify in auto e i papaveri lungo la ferrovia. A scuola, un caffè alle macchinette, qualche veloce chiacchiera su documenti e scadenze e la campanella che suona mentre sto facendo la pipì.

Durante l’ora di alfabetizzazione prendo in affido temporaneo due studenti senegalesi, orfani del loro insegnante, e faccio le seguenti scoperte: quattro ragazzi albanesi su quattro sono musulmani e tre di loro stanno facendo il Ramadan; in Albania nessuno guarda la televisione italiana, come invece sostiene il nostro libro (bensì quella turca); il cricket, nel cuore dei giovani indiani, batte il calcio 2 a 0 e Sì, capo in realtà significa Col cavolo in tutte le lingue del mondo.

Arrivederci ragazzi! e via svelta verso la classe dei perennemente sospesi. Due domande, innanzitutto:

Possiamo dormire un po’ che oggi è il giorno più importante del Ramadan e dobbiamo stare svegli fino alle tre del mattino?

Lo sa che A. mi ha passato questa [la penna] e mi ha detto che me la infila su per il culo?

Scuoto due volte la testa e vado dritta verso il mio obiettivo: terminare l’attività sulle figure femminili lanciata l’otto marzo e che, ora lo so, non finirà mai. Per varie ragioni, tra cui:

Ho dimenticato a casa la chiavetta con la presentazione, profe!

Io gliel’ho mandata via e-mail, ma come non è arrivata?

Io l’ho caricata su Classroom, perché non c’è?

Io non lo sapevo che era oggi…

Io posso chiamare mia mamma che entra nel mio computer e…

Io avevo mandato il link in un commento, ma come mai adesso mi dice codice d’accesso negato?

Io… io non l’ho fatta.

Comunque sia, anche oggi piccoli passi avanti e momenti di grande spessore. Quali:

Katherine Johnson [in versione quasi centenaria] è una bella figa ahahah!

Sincero profe, io non ho trovato interessante Margherita Hack perché a me cosa me ne frega delle sue ricerche sul nucleare?

Le sorelle Brontë sono figlie di un canonico anglicano, sono state insegnanti e hanno anche scritto dei libri [fine].

In due ore, mille volte Silenzio!, qualche video girato e forse cancellato, ben tre sette (rispettivamente  a Maria Montessori, Nilde Iotti e Madame Clicquot), un buco, fatto con l’accendino, nello zaino di uno studente interrogato e due notizie in una sola domanda: Sa che le sue lezioni mi piacciono e che mi trasferisco in Francia?

Un’ora buca e poi storia nella seconda del regionale, tornata al completo dopo la pausa stage. O quasi al completo, ché fino all’ottava ora resistono solo i più audaci. Tocco rapidamente la questione recuperi (Oh vecio, come fai ad avere 2 che storia è una cazzata? Ma no, profe, non l’ho appena offesa!) e chiedo:

– Perché lunedì siamo stati a casa? Che giorno era?

– Il 25 aprile, figa.

– Sì. E che cosa si festeggia il 25 aprile?

– La liberazione dell’Italia.

– Da che cosa?

­– Dagli ebrei.

– No, dai froci!

Non demordo. Nonostante un tale risponda a ogni domanda con È colpa di Putin, un altro con Ecciù Dio ***, un altro ancora con Maniglia, prima la madre e poi la figlia. E nonostante tutti, tranne tre o quattro, stiano usando il cellulare.

Alla fine, comunque, sono quasi contenta. Ho l’impressione di aver fatto qualcosa di utile. Oltre a separare due studenti che si davano grosse manate in testa, voglio dire. O a chiedere gentilmente a un giovanotto di togliersi il mio zainetto dalle spalle. Sì, ho l’impressione che tutti usciranno da quest’ottava ora con un granello di consapevolezza in più. Così, prima che suoni la campanella, chiedo:

– Allora L., che cosa hai imparato oggi?

– Che Mussolini ha fatto anche cose buone.

Mi saluta e se ne va.

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