Je suis Charlie 1


Stamattina, a scuola, un collega mi ha detto che quando gli capita di vedere, nelle strade della nostra multietnica città, un uomo musulmano con la barba lunga, lui un po’ di paura ce l’ha. Mi ha detto anche che la sua amica americana giura che nel suo Paese non sarebbe possibile bloccare una via intera per chiedere la costruzione di una moschea, come ha fatto la comunità islamica a Milano, ché nel suo Paese la gente scende per strada e spara a chi protesta bloccando una via. E me l’ha detto come se fosse una buona notizia.

Stamattina, a scuola, ho parlato con un gruppo di sei studenti stranieri dell’attentato di ieri alla redazione di Charlie Hebdo. Giornale alla mano, ho fatto leggere loro dei passaggi e spiegato la vicenda, perché avevano capito poco. Cinque ragazzi musulmani e uno cristiano, erano tutti d’accordo: chi offende il loro Dio è giusto che sia ucciso. La satira? Mai sentita. La libertà di pensiero, di espressione, di stampa? Macché: chi offende il loro Dio è giusto che sia ucciso. Non siamo mica come gli italiani, noi, che bestemmiano e non succede niente... Ne abbiamo parlato per un’ora e io mi sono molto alterata e loro si sono molto alterati e alla fine uno mi ha dato ragione, ma non conta, ché quello lo fa solo perché vuole portarmi fuori a cena. Ma se lei non crede in Dio, allora in cosa crede? mi ha chiesto un tale alla fine.

Credo che la violenza alimenti solo altra violenza. Credo che uccidere in nome di un Dio sia non solo vergognoso, ma anche offensivo verso quel Dio.

Credo di essere molto più vicina io a un eventuale Altissimo rispetto a chi professa una religione, unica depositaria della verità. E questo perché io professo il mio ateismo nel rispetto di ogni credenza o non credenza.

Credo che i miei studenti, nuovi italiani, dovrebbero disperarsi per l’attentato di ieri anche più di me, perché quell’ometto ridicolo che si fa fotografare nudo con la cravatta verde adesso avrà molti più sostenitori. Perché tra i dodici morti della strage di Parigi c’erano anche un poliziotto Ahmed e un correttore di bozze Mustapha, probabilmente musulmani. Perché il mio collega oggi giurava su un futuro in cui trionferà l’Islam per vie democratiche qui in Europa, e no, non aveva sentito parlare dell’ultimo romanzo di Houellebecq.

Credo che ci siano i buoni e i pessimi in ogni latitudine e tempo e fede, ma sono sempre più sicura che quelli con il senno addormentato siano in netta maggioranza.

francisco-goyaComunque. Stamattina, a scuola, a me veniva un po’ da piangere.

Je suis Charlie.


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Un commento su “Je suis Charlie

  • mario baldoli

    Bea, l’impressione che hai avuto degli studenti è vera. Quando venne dall’Iran l’ordine di uccidere Rushdi per “I versetti satanici”, intervistai uno studente di medicina iraniano. Alla fine gli chiesi: tu uccideresti Rushdi se lo incontrassi? Risposta: Non so.
    Da studente universitario, passai qualche tempo in un collegio universitario internazionale di Roma. Divenni amico di 2 ragazze iraniane. Parlare con loro era magnifico, mi raccontavano usi e abitudini dell’Iran, come il Corano risponde a varie domande, com’è giusto (c’è però un maschilismo tremendo), quanta serenità dà a chi lo segue. Ho grande nostalgia di quel periodo, di quei dialoghi. C’era lo Shah Paveli, ma si può sempre cadere dalla padella. Quando gli americani e gli italiani invasero l’Irak, diedi agli studenti (magistrali) la fotocopia di un racconto delle Mille e una notte, si svolgeva a Baghdad: vi emergeva una splendida civiltà. Per me era l’unica risposta possibile a quell’aggressione. Credo che non abbia fatto nessun effetto. Da tempo vari paesi islamici vietano Le mille e una notte. Anche da quanto ho sentito dalla mediatrice culturale su Mgf, ho concluso che non c’è niente da fare contro un fondamentalismo tanto diffuso. Succederanno altri terrorismi e noi perderemo la libertà rimasto, come avvenne con le Br, ma ora sarà peggio. Già da tempo molti comuni a guida Pd seguono la Lega, è triste ma, entro certi limiti, inevitabile. Tanto più lo sarà in futuro, di solito dalle crisi si esce con la guerra, anche con quella civile.