scuola


Fantastice, le medie! Ma non più di troppo

Bisogna essere preparati. E rassegnarsi. Nei temi di prima media, gli elenchi possono essere infiniti. Si parte dalla famiglia, con i nomi dei cari genitori, dei fratelli che ci litigo spesso, delle cugine e cugini (minimo sei), della zia e infine dei nonni. Dalla famiglia, si passa ai nomi delle migliori amiche (di solito tre), dei compagni simpatici (fino a undici) e ancora, ai cognomi dei proffessori, di quelli che fanno tanto ridere, di quelli antipatici, di quelle con la fama di streghe. Poi i colori preferiti (in media cinque), gli obbi e un lunghissimo tuffo nel mondo animale: i cani (e le varie razze), i gattini, le tartarughe, i conigli nani, i pappagalli, i canarini, i criceti, i cavalli, i leoni (e li voglio a tutti tanto bene). Quando le liste sono finite, partono le descrizioni – scrupolosissime – del viso magro e arrotondato, dei capelli riccioli, di nasi a patatina, labbra carnose e sorridenti, occhi verde acqua o grigio pietra, orecchie da folletto, corporatura giusta, altezza piccola, collo alto. Senza dimenticare la personalità: ho un carattere sportivo, sono una tipa pazza e spericolata, mi vesto in modo kegiual. Se si è ancora svegli, a questo punto, si rischia perfino di inciampare in disegni di facce funghi sciatori chitarre e note musicali (perché la musica è nel mio diennea).
Comunque. Come vedono le medie, i ragazzini di prima media? Innanzitutto, la prima impressione era che le medie sono brutte e noiose ma fino ad ora mi sono piaciute. Innanzitutto, insomma, non si capisce. Ma c’è anche chi ha le idee chiare. Tipo Ugo, che scrive: le medie sono belle mentre io non sono tanto bello. (altro…)


Rivelazioni

Quante rivelazioni, in un solo giorno, là sui monti con Annette e gli astuccetti!4
Innanzitutto, scopro che Vorrei Chiamarmi Ugo non fa i compiti. O meglio, fa i compiti ma non ha mai il quaderno giusto – sostiene. E se lo sostiene con un sorriso di circa cinquanta dentoni, non è facile restare seri, no no.  Poi scopro che tutti i consigli-collegi-riunioni saranno nei giorni in cui avrei voluto essere lontanissima. Che il menù della mensa fa schifo (con tanto di mele che si danno ai maiali!) e che la cosa la risolverò io perché sono la coordinatrice. Questa cosa della coordinache? l’ho trovata piuttosto divertente, confesso. E confido di scoprire presto che cosa significa. Pure di imparare a distinguere le mele per gli essere umani da quelle per i suini, già che ci sono. Scopro poi, con sommo disappunto, che mio papà aveva ragione: le donne interrompono sempre. S-e-m-p-r-e! Eppure lui non ha mai fatto un consiglio di classe… Dove, dei due uomini presenti, uno legge un libro per i fatti suoi, immaginando di essere su Saturno, e l’altro prende la parola per Zac! essere interrotto quattro secondi dopo da una donna. Tre, forse. Così chiude le palpebre e respira a fondo (credo mormorando Om ShantiOm Shanti…). Poi ci riprova ma Zac!, e ancora e ancora finché si stufa. O si incazza. O esce a parlare col bidello.
Anch’io, si sa, parlo spesso col bidello, sperando che tiri fuori quella storia dello skipass scontato. Niente da fare. Ma quali nuove meraviglie scopro… (altro…)


Tirare a campà… Tra gli astuccetti

Ebbene sì. Più nolente che volente, sto iniziando a conoscere la natura dei dissapori tra i docenti. Il mio informatore – il bidello pro sci scontato – vuole mettermi in guardia. Vedrai, scoprirai, ti accorgerai…, ripete. Il suo consiglio è chiaro: tu stai sulle tue. La morale, anche: qui se tira a campà. In mensa però è dura tirare a campà, durissima. Lì è vietato parlare. Bisogna urlare. Solo io e la dread-prof possiamo fare un’eccezione, conversando a un tono normale. Ma è tutto un imbroglio perché non ci sentiamo, siamo come pesci rossi in un acquario assordante: le nostre labbra si muovono ma non ci arriva alcun suono. Solo gli strilli dei mocciosi che potrebbero uccidere per una crocchetta di patate. Bisognerebbe eliminarle dai menù scolastici, le crocchette di patate. Davvero.
In classe, invece, tirare a campà sembra possibile. 3Oggi abbiamo letto alcuni brani – ritratti di ragazzini – e ne abbiamo discusso. Per trarne che. Entrambi i gemelli (copione! copione te!) avrebbero preferito chiamarsi Nicolò o Nicola o Nicolas. Jessica avrebbe voluto essere Jennifer e il bambino minuscolo tutto dentoni, Ugo (perché è un nome corto). Per quanto riguarda i soprannomi, ho capito che ci sono diversi nani e germi in circolazione, più qualche castoro. Anche un Asdrubale (femmina) e una Genoveffa (maschio). Nonché un’Apparecchia (perché porto tre apparecchi, uno sopra uno sotto uno di notte). In compenso, nessun Ciccio Bomba ha fiatato. Una bambina, che il primo giorno avevo preso per un maschio, alla fine si è avvicinata, chiedendomi: Te vuoi essere un ragazzo o una ragazza? Io un ragazzo ma non posso dirlo agli altri sennò mi prendono in giro. Allora, te chi vuoi essere? (altro…)


Annette coi rasta. E il Suv!

Alle spalle, ho una sola supplenza di lettere alle medie. Delle tre settimane che ho fatto, ne ricordo due e tre quarti passate a disperarmi. Ma proprio a disperarmi. Letteralmente a disperarmi. La prima volta che mi è spuntata una lacrima è stata quando ho visto il registro. Il registro! Pagine e pagine di linee da compilare e quadretti da sbarrare e abilità in ingresso e conoscenze in itinere e valutazioni sintetiche e riflessioni in corso d’anno… Ho pensato che non ce l’avrei mai fatta. Poi ho visto il programma e mi sono detta: ah sì? Ho conosciuto le classi e ho pensato: ma davvero? Ho incontrato i colleghi – di solito veterani stremati infuriati disgustati – e mi sono chiesta: perché? Quando finalmente ho smesso di disperarmi, la supplenza è finita. E io ho perso la memoria. Perciò ho accettato questo incarico e ora mi trovo là sui monti con Annette. Anche se Annette, ne sono certa, si sta incazzando… Vuole un po’ di onestà. Qui i bambini, sì, amano lavorare il legno e sono un po’ isolati (tipo che non hanno mai avuto un compagno di nome Singh Gurpreet), però col cavolo che vanno in giro con l’asinello (e che il cielo è sempre blu, tra l’altro). Qui solo i Suv possono circolare. Certo, di tanto in tanto si fa uno strappo alla regola per una Bmw. Ma lo strappo dello strappo è solo per le Pande (vecchie e nuove) degli insegnanti (vecchi e nuovi). In ogni caso, la dimensione paese si è mantenuta intatta e io sono ancora nella fase dello sbigottimento. Non ho capito bene se mi potrà aiutare con l’analisi grammaticale o con le tipologia narrative, ma il mio bagaglio per ora si è arricchito delle seguenti informazioni: quanti caffè alla settimana la mamma di Tizio beve al bar; da quanto tempo i genitori di Caio dormono in letti separati; quanti soldi spende in sigarette la mamma di Sempronio; qual è il soprannome, da generazioni, della famiglia di Pinco; quanto mi stuferà per via dei compiti la mamma di Pallino; da quanti anni durano i dissapori tra i docenti della scuola. (altro…)


D’improvviso, le medie sui monti

Mi hanno offerto una supplenza fino ad avente diritto alle medie. Perché non mi monti la testa scambiandolo per un vero lavoro, sarà mezza cattedra. Perché non sia troppo comodo, sarà in montagna (nella montagna delle mie vacanze e, in parte, delle mie origini). Accetto. Ma resto tutta la domenica aggrappata come una scimmietta al moroso, ripetendo piagnucolante: Credo di essere malata… Sì, devo proprio essere malata… Peccato, non potrò partire… Peccato. Naturalmente parto. Proprio felice! Perché a me piace guidare, sì sì, le curve, le gallerie i tornanti, wow!, e poi il muso delle macchine gradasse infilate quasi nel mio baule, i camper lumachina, le corriere gigantissime che forse mi calpesteranno, woow!!! In ogni caso, avevo un solo bivio a cui fare attenzione e l’ho sbagliato. E un attimo prima di vedere la meta, pouf!, vedo la paletta dei carabinieri. Ma io non mi accosto: no, io parcheggio. Chissà perché. Loro sorridono. Mi mordo la lingua per non chiedere, come al solito, scusi ho sbagliato qualcosa? e favorisco la patente. Ma il libretto… C’è sempre il mistero di questo libretto che poi è una specie di foglio che mi confonde e non trovo mai. Forse è nuova l’auto, signorina?, mi viene in aiuto uno dei due carabinieri. Non esattamente, dico io, mostrandogli cose a caso… Finalmente lo troviamo, il misterioso libretto. Ma lei – mi chiede l’altro, ridandomi la patente – non ha mica un parente in marina, battaglione S. Marco, Brindisi? Questa poi… Non credo, ma mi informerò… Voi invece non sapreste dirmi dove sono le scuole? Ah ma lei è un’insegnante? Sì, io sono la supplente! Inizio domani! Ah ma dove sta e bla bla bla… Che fortuna iniziare subito a conoscere gli indigeni! Peccato solo non avere un parente marinaio, mi sarebbe piaciuto.
Poi è tutto un alternarsi di gioia e panico. Domani si ricomincia, che gioia! Ma perché là sui i monti con Annette? Ed è il panico. Queste montagne così familiari, che gioia. Ma perché proprio alle medie, il panico. Il rumore del fiume, che gioia. La piazza deserta, il parcheggio del condominio vuoto, le luci tutte spente, il panico. Il profumo pungente dell’aria, che gioia. Il freddo pungente dell’aria, il panico. Il vino rosso, che gioia. Lo scolapasta per sette persone con dentro i miei tre solitari chicchi di riso, il panico… (altro…)