Fantastice, le medie! Ma non più di troppo
Bisogna essere preparati. E rassegnarsi. Nei temi di prima media, gli elenchi possono essere infiniti. Si parte dalla famiglia, con i nomi dei cari genitori, dei fratelli che ci litigo spesso, delle cugine e cugini (minimo sei), della zia e infine dei nonni. Dalla famiglia, si passa ai nomi delle migliori amiche (di solito tre), dei compagni simpatici (fino a undici) e ancora, ai cognomi dei proffessori, di quelli che fanno tanto ridere, di quelli antipatici, di quelle con la fama di streghe. Poi i colori preferiti (in media cinque), gli obbi e un lunghissimo tuffo nel mondo animale: i cani (e le varie razze), i gattini, le tartarughe, i conigli nani, i pappagalli, i canarini, i criceti, i cavalli, i leoni (e li voglio a tutti tanto bene). Quando le liste sono finite, partono le descrizioni – scrupolosissime – del viso magro e arrotondato, dei capelli riccioli, di nasi a patatina, labbra carnose e sorridenti, occhi verde acqua o grigio pietra, orecchie da folletto, corporatura giusta, altezza piccola, collo alto. Senza dimenticare la personalità: ho un carattere sportivo, sono una tipa pazza e spericolata, mi vesto in modo kegiual. Se si è ancora svegli, a questo punto, si rischia perfino di inciampare in disegni di facce funghi sciatori chitarre e note musicali (perché la musica è nel mio diennea).
Comunque. Come vedono le medie, i ragazzini di prima media? Innanzitutto, la prima impressione era che le medie sono brutte e noiose ma fino ad ora mi sono piaciute. Innanzitutto, insomma, non si capisce. Ma c’è anche chi ha le idee chiare. Tipo Ugo, che scrive: le medie sono belle mentre io non sono tanto bello. (altro…)


Oggi abbiamo letto alcuni brani – ritratti di ragazzini – e ne abbiamo discusso. Per trarne che. Entrambi i gemelli (copione! copione te!) avrebbero preferito chiamarsi Nicolò o Nicola o Nicolas. Jessica avrebbe voluto essere Jennifer e il bambino minuscolo tutto dentoni, Ugo (perché è un nome corto). Per quanto riguarda i soprannomi, ho capito che ci sono diversi nani e germi in circolazione, più qualche castoro. Anche un Asdrubale (femmina) e una Genoveffa (maschio). Nonché un’Apparecchia (perché porto tre apparecchi, uno sopra uno sotto uno di notte). In compenso, nessun Ciccio Bomba ha fiatato. Una bambina, che il primo giorno avevo preso per un maschio, alla fine si è avvicinata, chiedendomi: Te vuoi essere un ragazzo o una ragazza? Io un ragazzo ma non posso dirlo agli altri sennò mi prendono in giro. Allora, te chi vuoi essere?
Anche se Annette, ne sono certa, si sta incazzando… Vuole un po’ di onestà. Qui i bambini, sì, amano lavorare il legno e sono un po’ isolati (tipo che non hanno mai avuto un compagno di nome Singh Gurpreet), però col cavolo che vanno in giro con l’asinello (e che il cielo è sempre blu, tra l’altro). Qui solo i Suv possono circolare. Certo, di tanto in tanto si fa uno strappo alla regola per una Bmw. Ma lo strappo dello strappo è solo per le Pande (vecchie e nuove) degli insegnanti (vecchi e nuovi). In ogni caso, la dimensione paese si è mantenuta intatta e io sono ancora nella fase dello sbigottimento. Non ho capito bene se mi potrà aiutare con l’analisi grammaticale o con le tipologia narrative, ma il mio bagaglio per ora si è arricchito delle seguenti informazioni: quanti caffè alla settimana la mamma di Tizio beve al bar; da quanto tempo i genitori di Caio dormono in letti separati; quanti soldi spende in sigarette la mamma di Sempronio; qual è il soprannome, da generazioni, della famiglia di Pinco; quanto mi stuferà per via dei compiti la mamma di Pallino; da quanti anni durano i dissapori tra i docenti della scuola.