Di somari e altri animali
Dopo settimane di lavoro sul genere della favola, la verifica. E lo stupore! D’improvviso, si scopre che, tra il gallo e la volpe, il vincitore è la gallina. Che il linguaggio della favola è umano. D’altronde, sarebbe un bel guaio se la favola fosse in lingua pollastrese o in quella volpina. Che sfortuna poi, dovessimo leggerla nell’idioma rattile! Meglio stare in guardia. Meglio precisare: il linguaggio è umano. Ma… Fosse invece sociale? O tra di loro? Difficile dirlo. Allora, proviamo con il tempo. In questa favola del gallo e la volpe (il cui vincitore è la gallina, ma non per questo è composta in pollastrese), il tempo è giorno. Giorno?! Macché, il tempo è c’era una volta! E la morale allora? Educare i bambini? Offrire modelli di comportamento adeguati? Ma siamo seri! La morale, nella favola, è non farsi mangiare. Mai.
Non è tutto. I somari alpestri hanno anche dovuto scrivere una favola. Loro! Scrivere! Nel linguaggio umano! Rispettando alcune indicazioni: due personaggi (il gatto e la tartaruga), un luogo preciso, una morale (che non è non farsi mangiare). Manca l’invito: finale in burla. Eppure! Il gatto muore sotto una pallina di neve. Finisce spazzato nel cassonetto. Viene portato via dai polizziotti. Per le romantiche, il gatto vuole andare a bere il tè nel prato delle meraviglie con la gatta Serena e per fare bella figura noleggia una carrozza rossa fuoco che ha come cocchiere la tartaruga. Ma viene scaricato lo stesso. Tiè. Oppure il gatto fa lo sgambetto alla tartaruga che haveva dei soldi in tasca. La tartaruga, comunque, il più delle volte muore divorata dal gatto (feroce felino noto dai tempi di Esopo per amare i gusci di testuggine). Ma non è detto. Per sfuggire al gatto, potrebbe sempre trasformarsi in papparapa SUPER TARTARUGA che usa la sua vista laser e alla fine riesce a rimediarsi crocchette di gatto arrosto. Eh già. (altro…)


Innanzitutto, quando ho ricevuto il sacramento della Comunione e della Cresima: una cosa stupenda, non stavo più nella pelle, mi sudavano le mani. Poi il primo giorno di scuola media: l’entrata fu bellissima, dall’agitazione non ho nemmeno mangiato la merendina ma alla fine preferivo le elementari perché si incominciava alle otto e mezza non alle otto in punto. E ancora, l’arrivo del cucciolotto o batuffolo o migliore amico a quattro zampe, insomma quello che fa sempre “bau bau!” e che non abbandoneremo mai! Infine (e questa è la mia parte preferita), quando mi sono fidanzata con Giorgio, cioè quando gli ho chiesto alla mia amica se gli chiedeva se io gli interessavo a lui ed lui ha risposto di sì, io con tantissima felicità ci siamo fidanzati e da qual giorno siamo ancora insieme da quattro mesi e mezzo. Oppure quando mi sono perdutamente innamorata di Davide G. Purtroppo, causa raggio paralizzante che la blocca, la spasimante non si è ancora dichiarata. Ma io sto meditando di far avere a Davide G. questa lettera d’amore travestita da tema, naturalmente dopo aver cancellato il passaggio secondo tutte le mie amiche è brutto però io guardo la bellezza interiore. Chi non ha problemi di raggi paralizzanti è invece il gemello Emme Cresta, che sul pullman in gita ha chiesto a una persona che mi piaceva molto: “Ti vuoi mettere con me?” Lei dopo molto tempo, per la precisione cinque minuti, ha risposto di sì! Io ero molto felice e poi sono tornato al mio posto a parlare col mio amico del campionato di calcio.
Io invece piagnucolo di fronte alla vettura da dissotterrare. La guardo spaesata, faccio un buco sul vetro coi guanti da sci e parto… Rispondendo alla chiamata di un’amica: Sì sì, sono io quella che è appena passata ricoperta di neve!