Archivi annuali: 2018


19. Grugniti fortissimi

Per quanto riguarda la situazione italiana, informazioni interessanti si possono trarre dalla trasmissione Animali come noi di Giulia Innocenzi, andata in onda su Rai 2 nella primavera del 2017.

Qui la prima puntata, dedicata agli allevamenti intensivi di maiali e alla filiera del prosciutto.

Il titolo Cannibali allude al fatto che i maiali degli allevamenti della Pianura Padana di cui si vedono le immagini si mangiano la coda e le orecchie tra loro (sindrome da stress suino, ricordate?).

Nel primo allevamento (già visitato dalla Innocenzi ai tempi di Announo), lo scenario è: maiali ammassati, ferite, infezioni, sangue, feci, ragnatele, nessuna aerazione; scrofa (oggi spesso con un capezzolo in più rispetto al passato) in una minuscola gabbia che allatta attraverso le sbarre; maialino morto con ancora la placenta addosso. Ah, anche i tatuaggi sulla coscia ad indicare che i maiali sono destinati al Consorzio del prosciutto di Parma. Nell’allevamento successivo, la prima ripresa è di un suino moribondo che ostruisce la strada e l’ultima di un prolasso all’ano.

Si assiste poi a un blocco stradale ad opera di animalisti e al tentativo vano della giornalista di parlare con i vertici del Macello Martelli, dove un operaio su cinque negli ultimi anni ha contratto malattie professionali agli arti causa aumento dei ritmi di lavoro (per un operaio, fino a 380 maiali da abbattere in un’ora, otto ore al giorno nella stessa posizione a fare lo stesso pezzo).

Infine, l’intervista a Giovanna Parmigiani, responsabile degli allevatori di suini di Confagricoltura, che parla di “fantanotizie”, “informazioni fuorvianti”, “casi singoli”. E lo fa con un sorriso molto tirato.


18. Ma in Europa?

Il filo rosso sofferenza con cui ho cucito gli ultimi post è legato all’America, è vero. Ma in Europa?

Nel 1999 il Trattato di Amsterdam ha indicato che nell’elaborazione delle politiche comunitarie si tenga conto che gli animali sono esseri senzienti, affermazione poi ripresa nel 2009 nel Trattato di Lisbona.

(Le leggi vigenti, però, prevedono: la castrazione dei suinetti o il taglio della coda anche senza anestesia; il debeccamento delle galline ovaiole; l’allontanamento dei vitelli appena nati dalla madre vacca lattifera; le gabbie di contenzione per le scrofe che allattano; la morte per elettrocuzione delle volpi da pelliccia; il trituramento dei pulcini in eccedenza…)

Per quanto riguarda l’Italia, la situazione normativa non mi pare chiarissima: se il Codice Civile pone gli animali tra i beni mobili, il Codice Penale applica una tutela più estesa, punendone l’abbandono e il maltrattamento, e la Corte di Cassazione ha stabilito in più occasioni che gli animali (d’affezione?) devono essere riconosciuti come esseri senzienti.

Capito? Io mica tanto. Qualcuno può forse aiutarmi?


17. Pezzo per pezzo

Riguardo agli allevamenti intensivi americani, ciò che mi ha più impressionato nelle pagine di Joy è stato scoprire che:

– a causa della scarsità di lavoratori competenti e della velocità del nastro trasportatore, è spesso disattesa la norma secondo cui gli animali (a parte gli uccelli) devono essere storditi prima di essere uccisi. Può dunque capitare che i maiali sopravvivano allo sgozzamento e rimangano coscienti fino a quando vengono fatti cadere nell’acqua bollente (dove si dimenano per almeno un paio di minuti); alcuni bovini, invece, sopravvivono al taglio della coda, allo sventramento, allo scuoiamento. Insomma, muoiono pezzo per pezzo;

– per prevenire possibili comportamenti psicotici, indotti dallo stress, da parte di polli e tacchini (come il beccarsi le penne e il cannibalismo), spesso la parte anteriore dei loro becchi viene tagliata con una lama rovente, senza anestesia (debeccamento); gli uccelli (sbeccati, possiamo dire?) che sopravvivono al recinto vengono macellati mentre sono coscienti: il taglio delle gole e un tuffo dell’acqua bollente sono solo l’inizio;

– le galline ovaiole sono state geneticamente modificate per deporre dieci volte più uova delle antenate, il che significa: frequenti fratture e il rischio di prolasso uterino (in quest’ultimo caso, le altre galline beccheranno la compagna finché essa non morirà dissanguata o d’infezioni: di solito ci vogliono due giorni);

– le gabbie in batteria contengono una media di sei galline e hanno le dimensioni di un foglio A4;

– i pulcini maschi, privi di valore economico, sono scartati in diversi modi: triturati vivi, gassati, gettati nei sacchi della spazzatura, dove muoiono per soffocamento o disidratazione.

Lo so, sta diventando una lettura splatter, questa, ma bisogna acquisire consapevolezza. Diffonderla, anche. Viva la consapevolezza! E abbasso il prolasso uterino!


16. Cervello di gallina a chi? 2

Leggendo il libro di Melanie Joy, ho imparato che:

– i maiali sono animali affettuosi e socievoli, intelligenti (persino più dei cani) e così sensibili da sviluppare, quando sono tenuti in cattività, comportamenti ossessivi, come le automutilazioni: la sindrome da stress suino (Sss) è una condizione molto simile a quella che negli esseri umani è chiamata disordine post traumatico da stress (Dspt);

– i bovini sono comunicativi, emotivi, socievoli;

– i vitellini possono prendere il latte fino a un anno di età, ma nelle industrie casearie vengono allontanati dopo poche ore dalla nascita così che il latte delle mucche possa essere destinato al consumo umano; le mucche non si danno pace e muggiscono per giorni (ci sono stati casi di mucche scappate che hanno percorso chilometri per ritrovare i propri vitellini);

– il pollame è piuttosto intelligente e assolutamente socievole;

– i pesci e le altre creature marine possiedono sia l’intelligenza sia la capacità di sentire il dolore;

– gli animali moribondi, troppo malati o feriti per alzarsi e camminare da soli, sono spesso ammucchiati in pile e pile e lasciati morire nell’incuria;

Leggendo il libro di Melanie Joy, ho imparato che tutti gli animali che mangiamo sono, oltre che senzienti, anche socievoli e intelligenti.

E gli animali umani? Secondo la studiosa, anche i lavoratori degli allevamenti, i residenti che vivono vicino, i consumatori di carne e i contribuenti sono vittime invisibili del carnismo. Il motivo? Per scoprirlo, bisogna che vi decidiate a leggerlo, questo benedetto libro!

 

 


15. E allora, dove sono?

L’agroindustria americana – scrive Melanie Joy – macella dieci miliardi di animali all’anno (esclusi pesci e animali marini), cioè 19.011 animali al minuto, 317 al secondo. La carne, insomma, è un affare d’oro. E il benessere animale è un ostacolo al guadagno, dal momento che costa meno produrre in serie gli animali e scartare quelli che muoiono prematuramente piuttosto che prendersi cura di loro in modo adeguato.

In Italia, secondo il Corriere, vengono macellati ogni anno circa 700 milioni di animali.

Di questi 700 milioni, noi quanti ne vediamo? Forse neppure uno. E allora, dove sono? Scrive Joy: sin dalla loro nascita, questi animali sono tenuti in regime di reclusione intensiva, in seguito alla quale possono ammalarsi, essere esposti a temperature estreme, sovraffollamento massiccio, venire trattati con violenza e sviluppare psicosi.

Oggi dunque gli animali vivono negli allevamenti intensivi finché non vengono spediti al mattatoio. Le piccole fattorie a conduzione familiare sono, in gran parte, realtà del passato.

Quindi: l’affare d’oro della carne, l’attuale regime di reclusione intensiva, le fattorie del tempo che fu. Mi state seguendo?