scuola


Sai come funziona a scuola 2

Venerdì, tre giorni dopo l’inizio ufficiale, ero già a scuola. Mai successo di iniziare così presto. Né mai sospettato, negli ultimi tempi, di tornare a insegnare alle medie! In effetti, eccetto due brevi parentesi iniziali, ho sempre preso incarichi alle superiori, dove ho accumulato più punteggio e maggiori chance di essere contattata prima. Quest’anno poi ne ero certa: nell’aggiornare la mia situazione per le nuove graduatorie, ho scelto 17 scuole superiori e 3 medie. Mica mi chiamerà proprio una di queste tre, mi dicevo… E invece!

(A proposito di certezze, a settembre per i supplenti ce ne sono tre: la purissima casualità che li condurrà in una scuola anziché in un’altra; l’assunzione fino ad avente diritto; un orario magari non pieno, ma che includa le prime ore del lunedì e le ultime del sabato. Alle generali certezze settembrine, si aggiungono poi alcune regole tutte personali: mai tornare nello stesso istituto, almeno non consecutivamente; evitare, se possibile, lo stesso ordine di scuole, la stessa utenza, la stessa zona. Perché ormai si sa… Ricominciare da zero è una tentazione troppo forte!)

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Una parentesi

In questo mio anno scolastico quasi tutto all’insegna degli adulti, c’è stata una parentesi. Per quanto sbocciata a maggio, nel mese delle rose, non è che abbia avuto esattamente una fragranza fiorita.

Diciamo che odorava più di adolescenti. Di adolescenti aspiranti meccanici e carrozzieri. Di adolescenti aspiranti meccanici e carrozzieri che dovevano prepararsi a un esame. Non so se mi spiego. (altro…)

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Vadi, contessa, vadi! 2

Non sono tutti casi straordinari, i miei studenti in carcere. Certe vette spigolose, per fortuna, non si raggiungono facilmente ed ecco a voi uno scenario di classe un po’ più rotondo: niente cocuzzoli, ma poggi e valloncelli.

Illustrazione di Agustin Comotto

Prendete lui. Un tale molto simpatico e un po’ in difficoltà con la mia materia, uno che se gli chiedo l’ora capace che tenti di filarsela dicendomi che mancano cinque minuti alla fine della lezione (non fosse che sono appena entrata!); un tale che ha un’età (sostiene lui) per cui potrebbe essere mio padre e che quindi (immagino io) si cruccia per il futuro di quelli che potrebbero essere i suoi figli, soprattutto se hanno avuto l’idea balorda di restare dove sono nati, cioè in Italia. (altro…)

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Di un caso straordinario

Prima della parentesi Catarella, si parlava di persone dall’aria provata e l’animo sospeso nell’incessante noia.

“Occhio al mosaico” di Francesca Zoboli

È difficile, secondo me, resistere anche a una sola fetta di quella cosa enorme che è la perdita della libertà personale: la libertà di scegliere le persone con cui condividere tempo spazio intimità, la libertà di muoversi e agire in autonomia, ma non solo… Ci sono privazioni magari più sottili ma altrettanto aspre: avete mai pensato alla mancanza del silenzio, per esempio? Come ho già scritto, in carcere c’è sempre rumore: di giorno, ma anche di notte, quando gli strazi e le astinenze restano svegli e chiassosi. Il silenzio, si sa, serve anche per un percorso scolastico: i detenuti, però, non riescono a studiare nella loro sezione perché impossibilitati a concentrarsi (nonché a grande rischio irrisione: cosa pensi di fare con quei libri? Chi ti credi di essere?) e non possono studiare nelle più tranquille aule perché non hanno il permesso di frequentarle al di fuori dell’orario delle lezioni. E avete mai pensato agli spifferi? Sono solo soffi, eppure d’inverno, in una cella, devono dare il tormento.  (altro…)

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Catarella e gli altri 4

Prima di concentrarmi sui personaggi più singolari che popolano le mie classi dietro le sbarre, vorrei aprire una parentesi sul personale penitenziario. Al di là di 007, che come sapete non ama le borracce, potrei raccontare di tutta la gente gentile che mi rivolge saluti e sorrisi. Già, potrei ma non lo faccio. E sì che anche Gianpazienza spesso mi incoraggia: Almeno provaci, a far finta di essere una bella persona! Niente da fare, non ci riesco, ed è per questo che ora scriverò di qualcosa di infelice che mi ha colpito.

Sarà una banalità, ma non sempre il personale penitenziario ha un atteggiamento positivo nei confronti della scolarizzazione in carcere. Non parlo della direzione, con cui non ho a che fare, ma degli agenti addetti alla custodia dei detenuti. È come se alcuni di loro non capissero perché le persone recluse abbiano la possibilità, nonostante i reati commessi, di seguire corsi, fare attività, leggere i giornali che la scuola procura loro gratuitamente (esattamente come li procura agli studenti fuori dal carcere).

Una volta, per esempio, un agente ha chiesto a me e a una collega, come fanno molti quando ci vedono passare con i quotidiani, di poter prendere un giornale e nell’afferrarlo ha commentato con sommo disprezzo che quelli hanno pure i giornali gratis, mentre noi… Ecco, io uno che non coglie la differenza tra il poter e il non poter alzare il culo da lì per andare in edicola, che non capisce che lo scontare una pena non può significare costrizione anche morale e abbruttimento su tutti i piani, compreso quello culturale, ecco, io uno così non credo che dovrebbe lavorare in carcere.

E non credo neppure che i Catarella, fuori da una serie televisiva, facciano davvero ridere.

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Dietro le sbarre 2

Si parlava di posti non esattamente ambiti e di chi se li piglia esclamando: Fantastico! Quali sono state allora le piccole grandi scoperte da quando sono dentro?

Dunque.

L’istituto penitenziario dove insegno è sia casa circondariale (per persone in attesa di giudizio o condannate a pene inferiori ai tre o cinque anni) sia casa di reclusione (per l’espiazione delle pene) e ospita una sezione femminile e una maschile.

In classe, le donne e gli uomini, di età compresa tra i venti e gli oltre sessant’anni, non possono sedersi vicini né nella stessa fila: 007 infatti pretende che gli uomini stiano davanti e le donne dietro (ma non è che 007 sia sempre presente, per fortuna); inoltre ogni classe ospita due corsi di studi diversi e pure diverse annualità, quindi contemporaneamente bisogna portare avanti percorsi differenziati. Riassumendo: pluriclassi (in una il biennio, nell’altra il triennio) miste (uomini e donne ma da tenere separati): non so che cosa ne pensi James Bond, ma vi assicuro che non è semplice fare lezione così.

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Sono dentro 2

Era un venerdì quando mi hanno chiamata dalla segreteria della scuola a cui avevo dato la disponibilità per un incarico di insegnamento in carcere. Non ho potuto rispondere subito, alle prese com’ero con un angolo di dente da limare (mai giocare con un cane-torello se si tiene all’integrità degli incisivi!) e con un canino un poco consumato da rimettere in sesto (c’è chi consuma i calzini e chi i canini, eh).

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Giacomo d’India

L’Istruzione Adulti non è solo un gruppo di donne fantastiche, è anche una piccola minuscola classe, due sere alla settimana, in una scuola che si affaccia sul traffico della provinciale, da un lato, e sul rumore del fiume, dall’altro. In questa piccola minuscola classe c’è anche lui, ragazzo indiano quasi maggiorenne, da due anni in Italia. Appassionato di cricket e di Bollywood, dopo gli studi sogna di aprire un negozio di frutta e verdura.

Illustrazione tratta da “Non piangere, cipolla” di Roberto Piumini e Gaia Stella

Benché semplice da pronunciare e indossato pure da un famoso artista americano, il suo nome non risulta comprensibile alle signore anziane con cui, di tanto in tanto, gioca a bocce nel piccolo paese montano dove abita. Le signore anziane dei piccoli paesi montani, però, sono piene di risorse, così il ragazzo è stato ribattezzato senza tante storie Giacomo. (altro…)

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Di donne fantastiche e metallurgia

L’Istruzione Adulti, per me, vuol dire un gruppo di donne straniere riunite, una mattina alla settimana, nell’aula di una scuola incastonata tra piccole officine e grandi stabilimenti. Percorrere i tornanti di questi luoghi, signore e signori, è un’esperienza ad alto rischio stupore e sgomento… Impossibile restare indifferenti nel varcare i confini del ricco Regno della Filiera del Metallo: ti guardi intorno e scopri che davvero tutti (ma tutti) gli spazi fisicamente occupabili di questa valle sono stati via via erosi nei secoli da capannoni, fabbriche e case. E non lo dico io, sospirando fiumi azzurri e colline e praterie dove far correre le mie malinconie, lo scrive serioso il Sole 24 ore, precisando che qui c’è un’impresa ogni 12 abitanti, neonati compresi.

Mina Braun

Illustrazione di Mina Braun

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Sottili spicchi di supplenze 4

Il sottile spicchio di destino che mi era toccato sembrava ampliarsi, sospira Jane Eyre quando, nel grande edificio grigio e merlato di Thornfield, un luogo tutto campi e spine e placide colline, prende coscienza del suo amore per il burbero signor Rochester. Anch’io, che abito in una piccola mansarda di una decisamente meno romantica Pianura Padana e sono cosciente del mio amore per Gianpazienza da ormai un’eternità, vorrei dirvi qualcosa in stile Brontë: quest’anno ho tre sottili spicchi di insegnamento ad ampliare il mio destino di supplente.

Illustrazione di Beatrice Alemagna

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Di “barolacce”, zucchine e lamenti 1

– Ciao! Che classe fai adesso? – chiedo al figlio maggiore della fruttivendola egiziana, mentre con la coda dell’occhio controllo che il fratellino abbia smesso di compiere atti di bullismo nei confronti del mio cane, legato fuori.

– La quinta elementare! – risponde fiero.

– E dove vai a scuola? – replico, curiosa di sapere se è la stessa che ho frequentato io, decenni or sono.

– Alla scuola B. – fa lui.

– Sì! Scuola B. bella, anche zona bella e maestra brava – interviene la mamma, sorridendo. – Non come quella… La C., dove ci sono tanti bambini bachistani che dicono barolacce! La B. è bella scuola, tanti bambini italiani…

Non so cosa rispondere e resto a guardarla stupita. Stupita non per la frase in sé (quante volte l’ho sentita, mille e mille?) ma per chi l’ha appena pronunciata.

"I will survive" di Luca Di Battista

“I will survive” di Luca Di Battista

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Una questione di genere?

Gabber scritto sul cappellino e musica hardcore dalla sua cassa wireless, Tizio balla in classe, sniffa tabacco al mentolo, scrive Cinegro alla lavagna, mi urla Le voglio bene!, insiste per uscire a fumare, prende una nota all’ora e s’infuria, ma mica solo per la nota… Ma profe, mi ascolti, le sembra giusto che ci sono i trans, cioè non la fa arrabbiare che ci sono quelli che vanno in giro che sembrano una donna ma hanno il mazzolone? Eh?

Israel Barron

“Il quaderno degli incubi” di Israel Barron

Non che lo strazio sia una questione di genere. I maschi, è vero, fanno cose clamorose, tipo far girare la maledetta cassa wireless e da quella diffondere peti tonanti, seguiti da grasse grassissime risate. Sì, i maschi sono fedeli all’eccesso e si danno del coglione! con la stessa frequenza del battito palpebrale (8-15 volte al minuto), calpestano i loro stessi camici, lanciano sedie dalla finestra, giocano a cricket con la bottiglia del succo, sputano e bestemmiano come lama impazziti… Ma – siamo seri – non è che le fanciulle da quelle parti siano principesse. Meno clamorose, ma all’occorrenza più cattive, anche le ragazze collaborano a riempire il mio ormai voluminoso Quaderno degli incubi. (altro…)

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