quesiti


Erba buona e buone nuove

Buone nuove per la quarta settimana.
Innanzitutto, mi sono stufata di prendere tremendamente sul serio questa parentesi di supplenza. E di pormi inquieti quesiti sulla mia vita lavorativa che è tutta una parentesi. Non ho risposte, tanto. E c’è chi non capisce neppure le domande… Non so cosa vuoi dire, dev’essere perché non hai studiato Peirce, mi dice sogghignando Gianburla Il Filosofo, tentando di cavarsela confondendomi.
Allora, la sera prima della ripresa, ho respirato a fondo e ho tossito, espellendo anche i crucci. Sarà una notte gentile, questa – mi son detta. – Una notte dalla faccia rotonda, con una lanterna di luna in mano e al polso un braccialetto di stelle. Una polvere calma-quesiti scivolerà dal suo taschino ai tetti, scendendo piano piano nella mia testa. A posto, allora.

When nighttime camedi Irma Gruenholz

When nighttime came
di Irma Gruenholz

Poi la mattina presto, il sole. Piccola palla arancio dai contorni imprecisi, che sale a sinistra della strada diretta alla campagna dei ragionieri. Oppure la nebbia. Quando è solo una striscia bassa, il mondo sembra tutto tetti, camini, cime di alberi, fanali fiochi. Bello da far dimenticare le corriere senza mai fretta o la banda dei Grandi Sonnambuli quando sono strastrasonnambuli. (altro…)


Ronf, Monetino e gli altri spiriti dolenti

Tutta la sera con la fronte aggrottata, immersa nella cosmologia dantesca, in cerchi gironi bolge: un vero Inferno. Dopo mezzanotte, decido che è l’ora delle faccende improrogabili, tipo pulire il lavello con un prodotto specifico per l’acciaio. Poi traffico con la polvere di loto pensando a quanto catarro c’è in questa vita e supplico Gianpazienza di portarmi in Giappone, l’indomani prima delle otto. Lui scuote il capo, borbottando Cosa non faresti per farti notare…, perché nel frattempo mi sono messa a fare i gargarismi causa singhiozzo che mi sconquassa.
È ufficiale, insomma. La notte che si affaccia su una nuova settimana con gli aspiranti ragionieri è uno strazio. Uno strazio di inquietudine e domande, che si potrebbero riassumere in: Perché mi è toccata in sorte la banda degli Spiriti Dolenti? Perché non posso vivere nel paese dei soffioni?

Il giorno dei soffionidi Serena Giribuola

Il giorno dei soffioni
di Serena Giribuola

Lì, ci giurerei, c’è sempre il sole e un fresco ozio soffiato dai soffioni. Qui invece rubano i tergicristalli proprio quando fiocca gelo e le strade, la mattina presto, son stipate di corriere blu e trattori e camion.
È più duro, però, il pensiero della ripresa che la ripresa in sé. Ormai, alla fine della terza settimana, sono una campionessa di squash nonché la massima esperta delle più svariate manifestazioni del Grande Sonno. Mica male. (altro…)


Di squash e senza filtro

La seconda settimana tra gli aspiranti ragionieri si è aperta, di nuovo, sotto il segno di una notte tormentosa. Perché non apriamo un’azienda agricola, Gianpazienza? Io la dirigo e tu lavori i campi… Dai Gianpazienza, apriamola domani, ti prego domani. Macché. Già dormiva. Siamo restati svegli solo io e i miei forse odoranti catastrofe. Forse andrà via l’elettricità in tutto il mondo, come in Revolution, e io potrò mollare gli aspiranti ragionieri perché costretta a battagliare… Forse la lavastoviglie che adesso sta facendo un gran baccano esploderà. Forse domani qualcuno mi chiederà dov’è la Vestfalia e io inventerò, come al solito. Forse…
Al mattino non è più tempo dei forse, ma di sbadigli, caffè e l’auto puntata verso la foschia della campagna piatta e un po’ imbiancata. Mentre guido, invoco: Trattore, te ne prego, svolta che non sono capace a superarti, trattore svolta, non posso arrivare in ritardo… Sto correndo dalla banda dei nulla facenti, io!
Il nulla facento, ormai è risaputo, è una creatura del Grande Sonno, potenza imperante in tutte le classi del globo. Tra i 16 e i 18 anni, è difficile scampare al suo influsso. Difficilissimo avere l’intelletto lustro e un’espressione sensata tra i banchi di scuola, a quell’età.

Il Grande Sonnambulo

Tipica espressione
del Grande Sonnambulo

Comunque. Questi gli aggiornamenti. (altro…)


Tra insonnia e grande sonno

Non è stata facile, la notte prima del debutto tra gli aspiranti ragionieri.
Mi hanno svegliata urgentissimi quesiti, nel cuore della notte. Quesiti tipo. Perché faccio la girandola, invece di lavorare? Perché le medie, la formazione professionale, ancora le medie, adesso gli istituti tecnici? Perché eternamente debuttante, eternamente interrotta? Perché ho accettato? Perché non accettare, se con l’italiano L2 e altre cose luccicose non riesco a sopravvivere? Ma perché ho accettato, se tanto nella scuola potrò solo continuare a tappare buchi? Saprò usare il registro elettronico? Saprò preparami abbastanza per fare lezioni sensate? Perché questo raffreddore, perché in infinito ostaggio del muco? Perché il mondo va così? Perché viviamo nel peggiore dei mondi possibili?
E soprattutto. Se viviamo nel peggiore dei mondi possibili, come può Gianpazienza dormire beato?! No, non l’ho svegliato per chiederglielo. D’altronde, nella nostra vita insieme, la terra dei sogni è l’unico posto in cui si rilassa.

Nella terra dei sognidi Simona Mulazzani

Nella terra dei sogni
di Simona Mulazzani

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Pota la vita è ingiusta

Profe, le ha fregato il posto, quella là… Ma lei non può invadere la legge e tornare? Andiamo noi giù a Roma a dirglielo! Ma almeno verrà a trovarci, verrà a vedere la nostra recita, la partita di calcio, la partita di pallavolo, lo sci e…? Sì sì, sono tornata nel paese di Annette a dire au revoir ai nani alpini. Una borsa piena di Santa Lucia, qualche lacrima ma più sorrisi, alcune foto, tanti saluti e promesse di non dimenticarci mai. È stato bello. Con me, ora, restano disegni infiocchettati, rose di carta, biglietti di Natale, una coniglietta di ceramica. Ma soprattutto: le letterine! Per capirci qualcosa, però, bisogna dividerle in sezioni.

Affetto 4ever27
Lei è molto speciale! Ritorni! Amici per sempre! Purtroppo è durato poco ma noi le volevamo bene! Ci manchi! Ovunque lei andrà io la ricorderò sempre! Tutti non ci dimenticheremo mai di lei! Lei è stata un professoressa fantastica! La più buona e brava del mondo! Lei ci lasciava sempre con la felicità nel cuore! Per oggi ho fatto tutti compiti!

Odio l’altra
Noi non vogliamo la nuova profe… La nuova è già cattiva… E adesso fino a giugno ci ritroviamo con quella! Io non voglio la S. A., io voglio tantissimissimissimo LEI! (altro…)


Anche i punticini piangono 4

Quando a scuola firmi un contratto fino ad avente diritto, dovresti sapere che non vali una cicca, al massimo qualche punticino. Anzi, tu SEI solo un punticino dentro l’ultima graduatoria di una grande macchina. Dovresti pure sapere che se la macchina si muove, tu puoi saltare. Basta un attimo e – puff! – sparisci. Non è facile, però, lavorare pensando che domani – puff! – sarai sostituita da un altro punticino, un punticino appena più grande di te. Oppure che te ne andrai dopodomani, tra due settimane, tra tre mesi: non è dato sapere quando la grande macchina si muoverà. L’importante, comunque, è non essere un punticino ottimista, una tipo me. Una che si dice (e che si sente dire) che il suo non è che un mezzo posto vacante con un orario demente, là sui monti con Annette… Chi può portarglielo via? E invece. 26A scuola, tutto scorre come di consueto. Ugo chiede se deve fare un riassunto riassuntato e se può andare in bagno a disagitarsi, i gemelli Emme non possono mostrare i compiti perché non hanno il quaderno, non possono prendere la nota perché non hanno il diario. Tutto normale, sì. C’è pure il sole e quindi Te sai che se eravamo vampiri, eravamo già bruciati? chiede la bambina Quesito. Un ragazzino perde un dente, Elisa sorride a me e non, ahimè, a Scodella Bionda, Alice nel Paese delle Meraviglie sembra essere in classe, ma non è vero: in realtà beve il tè con la Lepre Marzolina. Qualcuno duella per leggere le definizioni sul dizionario – l’attività preferita, dopo la declamazione del proemio dell’Iliade. A ricreazione, tocca pulire naso e orecchie di due bambine: c’è stato un incidente tra bicchieri di cioccolata calda. In mensa, timpani fuori uso, una pasta da sciogliersi in bocca e bastoncini Findus. Carote ottime, ma neanche un nano che se le fili. Insomma, tutto va bene. Poi ecco che sento una voce che mi allarma, lì a scuola. (altro…)


Però

Quanti però, là sui monti con Annette! Stati d’animo che si contrappongono, strazi che si fanno spassi, burle e (tentativi di) serietà. Ti credi perduta ed ecco sbucare un però… Fiu, sei salva!
Quando piove, a novembre, qui non è triste: è angoscia. Però col sole le sfumature di bosco si fanno infinite e il mio umore scintilla stupefatto da tanta bellezza.
Quando rifletto sui costi-benefici della mia scelta, se sono onesta, arrivo a un’amara conclusione. Però, prima delle scimmiette in classe, capita che mi salutino le mucche al pascolo. E spuntano i benefici. Presto, però, si riaffacciano i costi. La bambina Quesito mi chiede, in pochi minuti, del criceto, della spesa, di Hotel Transylvania, del Natale, dei piercing di suo fratello, della mia borsa, del cucciolotto, della cioccolata calda, dei dolcetti che non le piacciono, del… Però non posso staccarle la testa. Non dopo il suo biodisegno di pace.

17

Ugo intanto consegna il tema scuotendo la testa: Sono stato scarso profe, ho avuto un calo di zuccheri. Però non è che quando il suo tasso di glucosio è a posto, lui scriva in modo sensato. Ora chi ha il coraggio di affrontare il suo testo? (altro…)


Per una selva oscura

Queste le ultime notizie.

15In mensa, mutamenti di menù hanno infiammato gli animi affamati: un trancio di pizza ha sostituito i ravioli e le crocchette di patate hanno lasciato il posto alle patatine fritte. Ancora più accesa dunque la battaglia per conquistarsi un bocconcino in più. Da accertare il numero dei feriti, oltre all’identità del genio che ha deciso il menù. Certissima invece l’incazzatura della (mia compare prediletta) Dread Prof.
In classe, la ricerca etimologica sull’intercalare pota è stata un vero successo. Il gemello Emme Cresta ne ha riportato l’esito. Per l’occasione si è levato in piedi. Petto in fuori, sguardo fiero, pennacchio aguzzo. Sorriso malandrino e tono strombazzante: Nel bergamasco e nel bresciano, “pota” significa “figa” ma oggi non si usa più con questo significato. Cioè non si può dire: “Quella tipa è proprio una bella pota!” Si dice: “Quella tipa è proprio una bella figa!” Non si può neanche dire: “Che pota grande che hai!” Si dice… L’origine triviale del termine è stata così svelata in un tripudio di trivialità. Très bien. Resta però da chiarire quale versione licenziosa di Cappuccetto Rosso abbia letto il gemello. Un’amabile vocetta ci ha poi fatto riemergere dalle bassezze, precisando: In realtà “pota” oggi introduce una pausa, per preparare la frase successiva o riprendere fiato. (Scodella Bionda, si capisce, è restato senza fiato e ha dovuto ripetere una ventina di volte pota: quale emozione, gli interventi di Elisa!)
Nel mezzo del cammin di nostra antologia, Alice nel Paese delle Meraviglie è apparsa alla cattedra, mostrando un cannocchiale giocattolo: L’ho trovato nel caos del mio letto – ha affermato, incredula. Che beeello, ho affermato io, altrettanto incredula (ma perché a me? Perché non parlarne al Cappellaio Matto, di grazia?). (altro…)


Chiedo dunque sono (molesto)

Questa è la storia delle domande. Delle domande rigorosamente fuori luogo.
Ora di grammatica. Tutto il nostro interesse (!) è concentrato sulla forma del nome. Radice e desinenza, genere e numero.
– Guardate l’esempio, ragazzi: “Maria Callas fu un soprano di fama mondiale”. “Soprano” è un nome maschile che indica un individuo di ses…
– Profe! Prooofe!
Mi piacciono gli interventi, segnalano che c’è partecipazione. Mi piace anche poter finire una frase, certo. Ma ancor più la partecipazione.
– Sì?
– Profe, posso salutare mia zia? Sta passando proprio qui sotto, guardi! La prego!
Quindi. Il nome, il soprano, Maria Callas… E la zia sotto la finestra. Più tardi, scopro che nell’ora di arte di solito passa il nonno e mi consolo.
Proseguiamo.
– Fate attenzione a questa frase, ragazzi. “Luciano è una guida alpina”. Vedete “guida”? È un nome femminile che però indica anche indivi…
– Profe! Prooofe! Ma a lei piace andare a pesca?
Ora, io ho smesso di questionarmi sui percorsi mentali che portano Ugo ad aprire la bocca e fare domande di questo tipo. Però mi piacerebbe tanto poter finire una frase. Oh come mi piacerebbe! (altro…)


gli aspiranti meccanici, quanti quesiti

Profe, è proprio sicura di avere 30 anni? Senza figli alla sua età… Non è che il suo fidanzato è un po’ frocio? Lei si faceva le canne da giovane? Ma se non è poi così vecchia, perché non vuole uscire con me? Profe, ha capito o no che l’ultima volta che abbiamo fatto i compiti a casa eravamo in terza media? Oh veci, pensate anche voi che tra la profe e il ciccione sta nascendo qualcosa? Eh profe sei stramatta, non vorrai mica farci ascoltare la canzone di un frocio? Vero che sono per me i cuori sul suo vestito? A me vai a sederti non lo dice nessuno, neanche te profe, okk? No, non so che cazzo significa e comunque non me ne frega un cazzo però parliamo della sua camicia, gliel’ha regalata sua nonna? E lo sa che esistono le lampade? Insomma, pensa anche lei che diventeremo grandi amici?