italiano


Un frate di tre cotte

Che cosa c’è di più lontano da una ragazza che ancheggia su altissimi stivaletti con catena dorata, avvolta in una pelliccia corta di visone? Da una che, quando parte, travasa il suo Yorkshire Toy dalla borsetta a una pensione per cani munita di webcam, in modo da continuare ad adorare il suo cucciolo attraverso lo schermo di un cellulare? Insomma. Chi sta agli antipodi di una bionda a Monte Carlo? Sì! Proprio lui! Un piccolo frate dagli occhi a mandorla che ha professato i voti di castità, povertà e obbedienza. Uno che vive in mezzo alle preghiere e ai malati mentali.
La prima volta che l’ho visto, lo confesso, è stata una delusione. Non era scalzo o per lo meno in sandali. Non aveva la barba bianca come Frate Indovino né una corona di capelli a girare intorno al capo raso come Fra Cristoforo. Non indossava un saio marrone, con cappuccio e maniche larghe, legato alla vita con un cordone: niente, nessuna somiglianza neppure con quel buon panzone di Fra Tuck.

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Una scuola all’imite 2

Sempre all’imite a scuola. Anche un po’ più in là.

Prendete la punteggiatura. Questa storia delle virgole che non ci sono mai oppure solo dove meno te lo aspetti… Il ragazzo virgola studia. Cioè il ragazzo è già in pausa prima ancora di mettersi sui libri! La storia degli apostrofi, poi… Un auto rigorosamente maschile, Lutero che – per compensare – diventa L’utero. Ed eccoci oltre all’imite. Ma proprio a-elle-elle-apostrofoimite.

Anche in classe si viaggia sempre all’imite del verosimile. Dante, si sa, fumava l’oppio. Petrarca era un depresso e sì, fumava l’oppio. Boccaccio sembra un po’ meglio, ma è stralungo. E poi il suo Ser Ciappelletto… Che spavento, Ser Ciappelletto… Ma no, mica perché da peccatore diventa santo. Mica per la dabbenaggine del frate. Macchè! Ser Ciappelletto… Nooo profeee! Nooo! Ser Ciappelletto è… è un frocio! Che schifo! (Beh profe, a questo punto apriamo un dibattito sull’omosessualità! Qui dentro c’è chi pensa che sia una malattia…) (Il sabato la penultima ora… Ci sono già caduta nel dibattito. E chiedetelo a Gianpazienza come sono tornata a casa). Comunque. Foscolo pure era un depresso, sostiene la classe dello squash. Tutti depressi i poeti. Tutti che soffrono…

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Di temi, popollo e Ringo 2

Una settimana all’insegna dell’incubo correzione temi, quella scorsa.
Profe, ha corretto i temi? Profe, ha corretto i temi? Profe, ha corretto i temi?

Nooo che non ho corretto i temi!

Nooo che non ho corretto i temi!

Come al solito, è più il pensiero del pacco di temi che il pacco in sé ad angosciare. Alcuni docenti soccombono di fronte a un tale pacco di pensiero. Davvero, chiedetelo a quella prof esausta che anni fa mi pagava per correggerli al suo posto!
In ogni caso, i temi di letteratura rischiano di essere molto noiosi. Ci sono le eccezioni, certo. C’è quello succoso succosissimo, quello che fa strillare Gianpazienza! Senti qui che roba, devo leggertelo, ma ci pensi?!, diventando così l’incubo di qualcun altro. Quello che fa esplodere in sonora risata (a metà di un collegio docenti), perché racconta del popollo, che – si sa – è il popolo un po’ pollo. Per il resto, un gran sonno. Soprattutto il venerdì sera dopo le 23, quando Gianpazienza e un pezzo di umanità mondana bighellona per locali, mentre io e un pezzo di umanità popolla ci chiediamo e richiediamo il perché della disgrazia di una scuola anche il sabato. (altro…)


Baobaci perugini

Quando Baobea non si raccapezza e perfino dall’alto del suo baobab il mondo le appare nebuloso, è il momento. Il momento di aprire il suo Zaino Formazione e infilarci dentro un altro corso, qualcosa di estremamente interessante e rigorosamente non spendibile sul mercato del lavoro. C’è chi colleziona francobolli e chi titoli inutili, ebbene sì! Baobea, insomma, non ha resistito alla tentazione ed è partita. Destinazione: Università per Stranieri di Perugia, per una settimana di corso di aggiornamento glottodidattico per insegnanti di italiano a stranieri.

Queste le dieci notizie più rilevanti, in ordine di importanza.
1. A Perugia c’è il distributore… di baci perugina!!!

distributore (finto) perugina

distributore (finto) perugina

2. Le brioches sono così traboccanti di marmellata che mangiarle è una vera impresa, oltre che una delizia. Se si è abituati allo sputino lombardo, il rischio è di restare sconvolti tutta la giornata.
3. A Perugia ci si sposta in ascensore! (altro…)


S. che piange, il bruco che crede

Non stava bene ieri, la mia allieva S. L’ho capito subito, anche se mi ha sorriso di un sorriso scintillante mentre ci scambiavamo un buonissimo anno.
S. in questi mesi ha voluto perfezionare la conoscenza del suo già ottimo italiano, in modo da poter trovare più facilmente (!) lavoro. Mediatrice culturale e insegnante di arabo, ecco quello che si augura. Trentatré anni, un marito, due figlie, una laurea in Economia che qui non è riconosciuta. Un milione di progetti, una forza straordinaria avvolta in modi garbati, pezzettini di cuore sparsi tra Africa e Francia. Questa è la mia allieva S., una di quelle persone che ti fanno esclamare: La meraviglia delle meraviglie! Insegnare italiano L2 è proprio il lavoro più favoloso che ci sia! Anche più di gestire un piccolo profumato salone da tè a Tofino, sull’isola di Vancouver… Oh cielo! La buona sorte!
Ieri, però, qualcosa non andava. S. era proprio giù. Come di consueto, le ho fatto ascoltare una canzone per lavorare su ascolto lessico e bla bla bla. Ma che canzone! In bianco e nero di Carmen Consoli, che racconta del rapporto con la madre che non c’è più, di foto sbiadite, di dispiaceri. L’ho capito alla prima strofa, che non era stata una buona idea. Alla seconda strofa, ho guardato il soffitto chiedendogli tacitamente: Concordi, o soffitto, che ho una sensibilità da bruco macaone? Il soffitto ha annuito e alla fine della canzone S. si è messa a piangere. Non che non ci sia più, sua mamma. C’è, ma vive in Marocco e in dieci anni avrà abbracciato S. tante volte quante sono le dita di una mano monca. Madre e figlia si riabbracciano solo quando ci sono abbastanza soldi per un biglietto aereo per quattro persone. E in una famiglia con un unico stipendio residente nel salato Nord Italia, questo avviene ogni tot e tot e tot anni.
Piangeva allora S., alla fine della canzone. E io, da bravo bruco, sono strisciata via, a cercarle un bicchiere d’acqua e a schiaffeggiarmi con una lunga fila di zampette. bruco che striscia (altro…)


gli aspiranti meccanici, gli esami

Il clima, come di consueto, è pacato. Ciao profe, se non mi aiuti ti uccido e comunque a me di ‘sto esame frega ‘n casso frega ‘n casso frega ‘n casso! Così annunciano ridendo gli h’ass mekk fuori da scuola, immersi nell’eterno gioco Chi la spara più grossa è un figo. Però il ciuffo, di solito altissimo, oggi è un poco più basso, quasi inquieto nelle provocazioni… Profe, ricordati che io so che bici hai, che auto hai e potrei sapere anche dove abiti, ricordatelo eh, comunque bella la camicia, è uguale alle lenzuola della mia vecia, profe ma lo sa che non ho dormito stanotte lo giuro che non ho dormito, ho perfino riletto le sue cazzo di schede, profe io stamattina sono andato a correre, ero teso lo giuro che ho corso stratanto ero troppo teso figa, profe mi aiuterà vero non so niente, profe è il giorno più importante della mia vita, ti prego aiutami tu. E siccome bisogna giocarselo bene il giorno più importante della vita, la classe degli h’ass mekk entra a scuola urlando, si fa largo tra gli altri studenti urlando, sale le scale urlando, raggiunge l’aula d’esame urlando. E qui un commissario impavido fa fare dietrofront all’intera classe, cacciandola fuori da scuola. Imbarazzante bisbigliano ora gli h’ass mekk, mentre la bidella strepita E l’educazione e l’educazione e l’educazione??! Dov’è il presidente, chiamate il presidente, io li faccio bocciare tutti, qui ci vuole il pugno di ferro…!
Si inizia, finalmente. Sulle note di Questo è un esame, ragazzi questo è un esame, ooohhh questo è un esame, avete capito o no?! Hanno capito, forse. Fanno uno strano effetto, gli h’ass mekk, senza cellulare e cuffie giganti, senza focaccia-pizza-patatine-briochina-biscotti-twix-coca-bottigliadilatte, sembrano quasi nudi. Quasi nudi ma sempre con una discreta faccia tosta, anche nei loro sussurri… (altro…)


i nanetti francesi 1

Oddio, sono troppo carini, pensi il primo giorno. Anzi no, oddio sono troppo carini lo puoi pensare solo il primo minuto della prima ora del primo giorno. Perché poi…
C’è chi sanguina dal naso, chi si mette le dita nel naso e chi mangia quello che nel naso ha scovato.
C’è un continuo urlare di Maîtresseee! Xsavier mi vuole rubare l’astuccio! Hugo prende a calci la mia cartella! Léo ha cambiato posto! Julie dice che il mio disegno fa schifo! Nicolas mi ha dato un bacio! Maîtresseee!
C’è la bambina che alza la mano e le trema il mento e gli occhi si fanno acquosi e la bocca si spalanca in un diabolico, inarrestabile pianto… Perché, ti chiedi disperata, perché? E lei spiega singhiozzante, indicando il suo vicino: Mi ha detto – snif snif – che sono innamorata – snif snif – di mio fratello…
C’è il biondino minuscolo che domanda, a te che sei lì per parlare italiano: Non potresti fare lo sforzo di parlare la nostra lingua, s’il te plait?
C’è chi chiede se dall’Italia sei venuta in barca e chi ti tormenta con Ma il foglio lo incollo a destra o a sinistra, ma scrivo sotto o sopra, ma la maestra dell’anno scorso mi aveva detto che…
C’è che quando estenuata urli SILENZIO! la classe rimbomba davvero di silenzio: SILENZIO! SILENZIO! SILENZIO! gridano in coro i  marmocchi agitatori.
C’è che se urlare non funziona, è meglio spiegare dolcemente e tutto è di nuovo facile, già già. Dico piano: non voglio più urlare, so che sarete bravi, non voglio vedere nessuno alzarsi o chiacchierare, se volete parlare alzate la mano e io vi do la parola, tutti avranno la possibilità di parlare. E già metà classe ha la mano alzata…
Nicolas? Prima ti ho incontrata in corridoio ed ero insieme a Claire e ti ho detto che oggi saremmo stati più bravi… Sì, grazie, mi ricordo.
Romain? Se vogliamo che tu sia gentile, dobbiamo essere gentili… Sì, ecco, bravo.
Justine? Ieri non siamo stati saggi e così hai dovuto urlare… Sì.
Léo? E a te non piace urlare… Sì.
Valentin? E se urli poi ti fa male la gola… Sì, no, bastaaaaa! Nessuno può più parlare, no, neanche se alzate la mano, insomma!


i grandi

I corsi di italiano per adulti stranieri disoccupati talvolta regalano un magnifico trio…

Innanzitutto c’è B., signora senegalese. In Italia da vent’anni, un marito (senza lavoro da due anni, con un’altra moglie) e quattro figli di cui uno in Senegal, B. è regolare solo dal 2000, tutta colpa di una suora, ma è una storia lunga. E interessantissima! Come saggezza e dolcezza e rotondità di silhouette ricorda Mami di Via col vento.  È molto brava ma quando legge hai tempo di ripassare tutte le battute di Rossella O’Hara oppure di fare un sonnellino sognando Dakar: l-e-n-t-i-s-s-i-m-a!
Poi c’è S. I Don’t Understand. Ventidue anni, inglese, è qui per amore della sua girlfriend bresciana. Ma non so se tra i due funzioni, lui ha una maschera desperate in volto. Always. E non capisce niente! Never. Però io mi applico molto e allora lui Ouu sorry, e pare capire. Ma non è vero! Ha pure il gesso causa skateboard e viene to school on foot ma in stampelle ed è ancora più desperate. Allora per sollevarlo gli speakko in english fluently, eppure lui resta, chissà perché, I Don’t Understand.
Infine c’è Lei nata Lui. Nel senso che nacque Lui in Brasile e ora qui è una Lei, fa la colf del suo fidanzato ed è invaghita di Maria de Filippi. Alta, snella e pettoruta, ha spalle da uomo e chioma da donna, lineamenti maschili e abiti femminei, voce grave e riso argentino… Un fantastico mix! È  divertente e la più brava della banda, solo spesso che parla portugues  pensando que sia italiano e non c’è verso di compreender. Talvolta intavola conversazioni al femminile, rivolgendosi alla dolce Mami di Via col Vento…
Lei (stufa del suo attuale fidanzato): Ho voglia di un flirt…
B. (guardando me stranita): Eh?
Lei (cocciuta): Un flirt, come si dice, un morosino…
B. (nebulosa): Eh??
Io (incerta): Beh, dice che ha voglia di un fidanzato, però non per una cosa lunga e importante…
B. (si illumina): Ah! Certo, hai voglia di qualcuno che ti protegge…
Lei (si scandalizza): Ma cosa dici?? Qualcuno che paga!!!
Ridiamo tutti… Quasi tutti, S. I Don’t Understand per fortuna non ha capito.

Insomma, 4 ore al giorno immersa nella loro profusione di colori, accenti, storie e sessi… Che dire? Sono una professora felice!


alle medie

Tanti ragassi tanti colori tante lingue, età variabile, rottura la stessa. In realtà sono spassosi e dolcetti ma poi strazianti e urticanti, ti strappano sorrisi e insieme sogni di manrovesci. Loro sempre dicono io piace Italia! E sempre urlano proofeee! Ma io no profe: per quelli dai 13 anni in giù io sorela, dai 13 in su io belissima. Già. D’improvviso, eccomi alle medie… Come spiegare?
Arrivo in bici. Mentre la posteggio, tre ragazzetti sono già sul sellino, uno guarda la catena a forma di serpente sibilando CosaQuestoProfe?CosaQuestoProfe? altri dicono BiciBella, altri MiaPiùBella, e poi DoveAbiti? ViaCorsica? ConosciAbdullahMioCugino?
Porto il computer. Voglio mostrare un video ma sono subito circondata, mani sulla testiera, mani sullo schermo, mani che se lo strappano… ProofeeeComputer!IoIoIo! e poi ProfeQuantoCosta? QuantiGiga? ProfeInternet? Facebook? TuoCognome?
Tento di fare grammatica. Ma Iorgu moltu biondu, maglietta bianca senza maniche sotto piumino nero senza maniche, fare da duro ma aspetto appena postmoccioso, se ne sbatte della grammatica. Iorgu ha altre curiosità… ProfeTuHaiFidanzato? EhProfe,tuHaiMarito? ComeSiChiama? ProfeDimmiNome!  LuiMacchina-QualeMacchina-GrandeMacchina?Profe!
Li porto al parco con la compare di sventura Maria. Ma bisogna stare attenti, si possono fare brutti incontri… Come una ragazza che al primo sole è in pantaloncini corti e reggiseno. Uno scandalo! Che provoca, tra i maschi, due tipi di reazione:
1. La pura gioia. Profe,visto?!!LeiNuda! Sorriso sorriso sorriso
2. Il disgusto. Profe,vistoRagassaNuda?CheSchiiifo!Visto,QuestaÈItalia!ItaliaSchifo! Smorfia e scuotimento di testa.
In ogni caso, la ragassa non è nuda ma tant’è.
Taccio talvolta, loro mai. ProfeLuiDettoVaffanculo-LuiDettoVaffanbagno-LuiDettoVaffanbing! ProfePausa? PossoBagno? FregaNiente! E tra loro si chiamano Turkish-Pakistan-Cina e poi TuSchifo-TuPuzzi-TuNegro-TuMoldavoDiMerda-TuMatta-IoPicchia. Così picchiano, urlano, lacrimano. Ma un istante dopo già ridono, giocano, stufano insieme. E insieme, sempre, cantilenano: Buongiorno!PermessoDiSoggiorno!