Annette


Baobea e l’Istituto Nazionale Poco Seri, atto II

Baobea non poteva immaginare che sarebbe stata lei a rinunciare al sussidio, subito dopo averlo conquistato. Eppure andò proprio così. Ci mise due mesi e moltissime pene per ottenerlo. Ma quando lo ebbe, a settembre inoltrato, ecco che arrivò un piccione viaggiatore, nel becco una proposta di lavoro. E che lavoro! Mezza cattedra alle medie fino ad avente diritto, là sui monti con Annette. Baobea non ci pensò troppo (sarebbe stato un vero azzardo, con tutti quei contro…) e scrisse a Scorbuta l’Impiegata Senza Cervello che poteva anche tenerselo, il maledetto sussidio.

l'odiosa regina

L’odiosa regina
(parente di Scorbuta)
di Benjamin Lacombe

Fece fagotto, salutò Gianpazienza, montò sulla sua vettura e via. Seconda mucca a destra, questo è il cammino che fece. Lassù, il paese di Annette, con Ugo, i gemelli Emme, Alice nel paese delle meraviglie e tanti altri nani alpini. Grazie ad Annette, imparò a superare i camion, a portare al pronto soccorso autostoppiste in menopausa scosse da vampate, ad accendere la stufa a legna, a sopravvivere all’autunno angoscia e alla guerra dei tortelli in mensa. (altro…)

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Pota la vita è ingiusta

Profe, le ha fregato il posto, quella là… Ma lei non può invadere la legge e tornare? Andiamo noi giù a Roma a dirglielo! Ma almeno verrà a trovarci, verrà a vedere la nostra recita, la partita di calcio, la partita di pallavolo, lo sci e…? Sì sì, sono tornata nel paese di Annette a dire au revoir ai nani alpini. Una borsa piena di Santa Lucia, qualche lacrima ma più sorrisi, alcune foto, tanti saluti e promesse di non dimenticarci mai. È stato bello. Con me, ora, restano disegni infiocchettati, rose di carta, biglietti di Natale, una coniglietta di ceramica. Ma soprattutto: le letterine! Per capirci qualcosa, però, bisogna dividerle in sezioni.

Affetto 4ever27
Lei è molto speciale! Ritorni! Amici per sempre! Purtroppo è durato poco ma noi le volevamo bene! Ci manchi! Ovunque lei andrà io la ricorderò sempre! Tutti non ci dimenticheremo mai di lei! Lei è stata un professoressa fantastica! La più buona e brava del mondo! Lei ci lasciava sempre con la felicità nel cuore! Per oggi ho fatto tutti compiti!

Odio l’altra
Noi non vogliamo la nuova profe… La nuova è già cattiva… E adesso fino a giugno ci ritroviamo con quella! Io non voglio la S. A., io voglio tantissimissimissimo LEI! (altro…)

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Anche i punticini piangono 4

Quando a scuola firmi un contratto fino ad avente diritto, dovresti sapere che non vali una cicca, al massimo qualche punticino. Anzi, tu SEI solo un punticino dentro l’ultima graduatoria di una grande macchina. Dovresti pure sapere che se la macchina si muove, tu puoi saltare. Basta un attimo e – puff! – sparisci. Non è facile, però, lavorare pensando che domani – puff! – sarai sostituita da un altro punticino, un punticino appena più grande di te. Oppure che te ne andrai dopodomani, tra due settimane, tra tre mesi: non è dato sapere quando la grande macchina si muoverà. L’importante, comunque, è non essere un punticino ottimista, una tipo me. Una che si dice (e che si sente dire) che il suo non è che un mezzo posto vacante con un orario demente, là sui monti con Annette… Chi può portarglielo via? E invece. 26A scuola, tutto scorre come di consueto. Ugo chiede se deve fare un riassunto riassuntato e se può andare in bagno a disagitarsi, i gemelli Emme non possono mostrare i compiti perché non hanno il quaderno, non possono prendere la nota perché non hanno il diario. Tutto normale, sì. C’è pure il sole e quindi Te sai che se eravamo vampiri, eravamo già bruciati? chiede la bambina Quesito. Un ragazzino perde un dente, Elisa sorride a me e non, ahimè, a Scodella Bionda, Alice nel Paese delle Meraviglie sembra essere in classe, ma non è vero: in realtà beve il tè con la Lepre Marzolina. Qualcuno duella per leggere le definizioni sul dizionario – l’attività preferita, dopo la declamazione del proemio dell’Iliade. A ricreazione, tocca pulire naso e orecchie di due bambine: c’è stato un incidente tra bicchieri di cioccolata calda. In mensa, timpani fuori uso, una pasta da sciogliersi in bocca e bastoncini Findus. Carote ottime, ma neanche un nano che se le fili. Insomma, tutto va bene. Poi ecco che sento una voce che mi allarma, lì a scuola. (altro…)

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Da New Yorchk a Lovere, dove vorrei vivere 1

 Questi i posti dove i compari di Annette vorrebbero vivere (oltre a Naturalandia, Chiaropoli e il Paese di Aigam). Innanzitutto, New Yorchk, dove ci sono molti casi di omicidi. E poi, si sa, New Yorchk è cool. Qui io dormirei in una suit, mi vestirei tutta americana e avrei i buchi alle orecchie. Farei schopping sfrenato insieme alla mia amica, sarebbe strabello, e continuerei con la mia passione di fare il veterinario di cavalli. Potrei girare tutti i musei e le vie più importanti, ma sempre in sella al mio cavallo (…al MoMA cavalcando Pegaso…) e vedrei i ragazzi che ballano steapdance (?). A New Yorchk però sono tutti grassi e mollicci perché là c’è quasi solo il Mecdonald. Peccato. Allora meglio Santo Domingo. Anzi no, qui ci sono i granchi che ti tagliano il ditone, poi deve intervenire il nonno e diventa complicato. Facciamo Miami. Miss Apparecchia c’è andata ed è stato un vero colpo di fulmine: il mare, gli scivoli acquatici, il casino di negozi, la metropolitana volante, gli hot dog così caldi che avevo la lingua più grande di un pallone da basket! Ma soprattutto, Miami la sera… Troppo bello, c’era un tramonto così romantico, avrei voluto che ci fosse anche il Giorgio D. Purtroppo il Giorgio D non è un tipo sentimentale, tanto vale spostarsi a Londra. Per guardare il Big Bang. Macché espansione dell’universo, il Big Bang è il palazzo della Regina Elisabetta. Yes! E io I ♥ love Inghilterra! Ma a pensarci bene, anche Locnes mi sembra una bella città e poi potrei vedere lo spaventoso mostro. La bambina Quesito ai mostri preferisce le alci e sceglie quindi Stoccolma, dove ci sono molti alberi da frutto, tra queste quelli delle mele. Però gli svedesi non le raccolgono e allora, quando arrivano le alci, le mangiano e però poi diventano ubriache e quindi sbattono contro gli alberi. Chi poteva immaginare che in Svezia penzolassero mele superalcoliche? Che le alci fossero solite sbronzarsi?  Che la mattina le si trovasse incastrate tra i rami, in un penoso post sbornia? Eppure… La bambina Quesito non mente. Chiedetelo ai giornali. 23 (altro…)

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Che paura, quella volta…

A tutti capita di avere paura. Ma che fifoni, gli amici di Annette!
C’è chi racconta di un gioco terrorizzante (il Mammut di Gardaland), chi dello scherzo pochissimo scherzoso del nonno, chi dell’affannosa ricerca di Sissi, il batuffolo che caina per fare la pipì ed è così rimbambito da perdersi nell’isolato.
Emme Cresta narra della notte tempestosa in cui vide l’Esorcista – La genesi, dove c’erano una donna indemognata e una chiesa con statue di angeli che puntavano all’inferno e con una croce di Gesù che puntava all’inverno. Sì sì, all’inverno! D’altronde, che horror sarebbe se puntasse alla primavera? Il gemello Emme Frangia racconta invece di quando una corda con un gancio sopra il cassone sopra il cammioncino di suo papà si è attaccata a un cancello che gli ha fatto un buco nel polpaccio. Lo so che non avete capito, neanch’io ho capito e infatti col cavolo che ha preso la sufficienza.
Che paura si è preso poi il bambino Puntiglio, quella volta che la cavalla l’ha investito… Meno male che è stato subito soccorso dai suoi zii, da sua sorella, dal suo cavallo e dal cane dello zio, Lipo. Lunghissime (Zzz… Zzz…), precisissime (Ronf… Ronf…) descrizioni. Mi pare che tutto finisse con un livido, ma non ne sono certa, forse l’ho sognato. Sogna un sacco anche la bambina Visionaria, che una notte, in camera sua, ha visto un ladro con un cappello fuori dalla porta, un grosso gatto sopra l’armadio, un grosso carrello con sopra un pagliaccio gigante, un trenino sopra una mensola e una tigre. (altro…)

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So choosy… Fino ad avente diritto.

C’era una volta una scuola media là su (su su) sui monti con Annette. Una scuola davvero piccola: tre classi, due bidelli, pochi insegnanti. Tra questi, ce ne sono tre che fanno 90 anni insieme e non in uno. Sono abbastanza giovani, insomma, da essere rigorosamente precarie. Hanno spezzoni di cattedra di massimo 9 ore e sono assunte fino ad avente diritto. Tale diritto doveva prolungarsi o interrompersi, in ogni caso chiarirsi, ai primi di ottobre, poi ai primi di novembre, poi chissà. Ma voi lavorate come se doveste rimanere tutto l’anno, afferma placido il preside.
Delle tre, la prima è ingegnere e insegna arte, ma vorrebbe insegnare matematica. La seconda è biologa e insegna matematica, ma preferirebbe biologia o chimica alle superiori. La terza insegna lettere ma preferirebbe arte. Non è vero! Alla terza va bene così.
La prima per raggiungere la scuola, deve fare un’ora di auto. Poco male, non lavorasse anche nel capoluogo, lontano da casa sua e figuriamoci dalla scuola là su (su su) sui monti. La seconda è volata per 1.340 km per giungere sulle Alpi centrali dalla punta dello Stivale. La terza sceglie, a seconda dell’umore e degli altri lavori lavoretti in città, se fare 240 km in giornata o dormire lassù con la stufetta, la boule, la camicia di pile a quadrettoni di suo papà. (altro…)

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Però

Quanti però, là sui monti con Annette! Stati d’animo che si contrappongono, strazi che si fanno spassi, burle e (tentativi di) serietà. Ti credi perduta ed ecco sbucare un però… Fiu, sei salva!
Quando piove, a novembre, qui non è triste: è angoscia. Però col sole le sfumature di bosco si fanno infinite e il mio umore scintilla stupefatto da tanta bellezza.
Quando rifletto sui costi-benefici della mia scelta, se sono onesta, arrivo a un’amara conclusione. Però, prima delle scimmiette in classe, capita che mi salutino le mucche al pascolo. E spuntano i benefici. Presto, però, si riaffacciano i costi. La bambina Quesito mi chiede, in pochi minuti, del criceto, della spesa, di Hotel Transylvania, del Natale, dei piercing di suo fratello, della mia borsa, del cucciolotto, della cioccolata calda, dei dolcetti che non le piacciono, del… Però non posso staccarle la testa. Non dopo il suo biodisegno di pace.

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Ugo intanto consegna il tema scuotendo la testa: Sono stato scarso profe, ho avuto un calo di zuccheri. Però non è che quando il suo tasso di glucosio è a posto, lui scriva in modo sensato. Ora chi ha il coraggio di affrontare il suo testo? (altro…)

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Per una selva oscura

Queste le ultime notizie.

15In mensa, mutamenti di menù hanno infiammato gli animi affamati: un trancio di pizza ha sostituito i ravioli e le crocchette di patate hanno lasciato il posto alle patatine fritte. Ancora più accesa dunque la battaglia per conquistarsi un bocconcino in più. Da accertare il numero dei feriti, oltre all’identità del genio che ha deciso il menù. Certissima invece l’incazzatura della (mia compare prediletta) Dread Prof.
In classe, la ricerca etimologica sull’intercalare pota è stata un vero successo. Il gemello Emme Cresta ne ha riportato l’esito. Per l’occasione si è levato in piedi. Petto in fuori, sguardo fiero, pennacchio aguzzo. Sorriso malandrino e tono strombazzante: Nel bergamasco e nel bresciano, “pota” significa “figa” ma oggi non si usa più con questo significato. Cioè non si può dire: “Quella tipa è proprio una bella pota!” Si dice: “Quella tipa è proprio una bella figa!” Non si può neanche dire: “Che pota grande che hai!” Si dice… L’origine triviale del termine è stata così svelata in un tripudio di trivialità. Très bien. Resta però da chiarire quale versione licenziosa di Cappuccetto Rosso abbia letto il gemello. Un’amabile vocetta ci ha poi fatto riemergere dalle bassezze, precisando: In realtà “pota” oggi introduce una pausa, per preparare la frase successiva o riprendere fiato. (Scodella Bionda, si capisce, è restato senza fiato e ha dovuto ripetere una ventina di volte pota: quale emozione, gli interventi di Elisa!)
Nel mezzo del cammin di nostra antologia, Alice nel Paese delle Meraviglie è apparsa alla cattedra, mostrando un cannocchiale giocattolo: L’ho trovato nel caos del mio letto – ha affermato, incredula. Che beeello, ho affermato io, altrettanto incredula (ma perché a me? Perché non parlarne al Cappellaio Matto, di grazia?). (altro…)

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Ad alto rischio collegio

Alla prossima nota, mia mamma mi manda in collegio. Così dice Ugo, all’inizio della settimana, senza che le sue maxi palette si aprano nel solito sorriso. Tace, mentre i compagni solidali fanno nooo! e il gemello Emme Frangia dichiara allora vengo anch’io. Tace ancora, mentre io mi perdo nell’immagine di lui in collegio e di questa classe senza di lui, poi nella domanda: Annette chi seguirebbe, Ugo o noi? D’un tratto, mi tira un calcio sullo stinco (mai mettersi di fronte al banco di Ugo e alle sue gambette ipereccitate) e tutto torna alla normalità: lesioni permanenti ai timpani, guerriglie per un raviolo in più in mensa e il ritiro di forbici-colle-poster-letterine d’ammore per il mio Kele ♥♥♥. La bambina Quesito bussa alla mia spalla almeno un milione di volte, per domande sempre urgentissime… Te sei mai andata dappertutto? Io sì, in Svezia… Te sai fare questo verso coi denti? Io sì, senti… Te preferisci il caffè o la cioccolata? Io la cioccolata ma il Luca il caffè, lo sapevi? Te lo sai cosa mi ha fatto lui? Mi ha fatto così… E mi strattona forte il maglione, prima di leggere il mio sguardo stupefatto e correre al posto (e se avesse ricevuto un pugno dal compagno, dico io?!).
Fuori, un sorprendente sole primaverile (che porta in aula bestiole volanti, affettate con cura dalle forbici ferocissime dei nani) poi pioggia e pioggia sui boschi multicolor. 10Dentro, noi alle prese con i nomi collettivi e individuali, i personaggi dell’Iliade, le favole rivisitate dai ragazzetti. C’è chi trova un nuovo finale curioso, chi arguto, chi strampalato. Poi ci sono i gemelli, che terminano la favola, l’uno con una scoreggia, l’altro con una cacca gigante. Infine c’è Ugo, che ci regala la trasformazione dell’agnello in Super Agnello poi in Lupo Mannaro e la distruzione, in ordine: della Terra, del Sole, della Luna, di Marte e di tutti gli alieni dell’universo. Allegato al testo, un disegno splatter. Allegato all’allegato, un sorriso di nuovo da cinquanta dentoni. (altro…)

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