Una questione di genere?


Gabber scritto sul cappellino e musica hardcore dalla sua cassa wireless, Tizio balla in classe, sniffa tabacco al mentolo, scrive Cinegro alla lavagna, mi urla Le voglio bene!, insiste per uscire a fumare, prende una nota all’ora e s’infuria, ma mica solo per la nota… Ma profe, mi ascolti, le sembra giusto che ci sono i trans, cioè non la fa arrabbiare che ci sono quelli che vanno in giro che sembrano una donna ma hanno il mazzolone? Eh?

Israel Barron

“Il quaderno degli incubi” di Israel Barron

Non che lo strazio sia una questione di genere. I maschi, è vero, fanno cose clamorose, tipo far girare la maledetta cassa wireless e da quella diffondere peti tonanti, seguiti da grasse grassissime risate. Sì, i maschi sono fedeli all’eccesso e si danno del coglione! con la stessa frequenza del battito palpebrale (8-15 volte al minuto), calpestano i loro stessi camici, lanciano sedie dalla finestra, giocano a cricket con la bottiglia del succo, sputano e bestemmiano come lama impazziti… Ma – siamo seri – non è che le fanciulle da quelle parti siano principesse. Meno clamorose, ma all’occorrenza più cattive, anche le ragazze collaborano a riempire il mio ormai voluminoso Quaderno degli incubi.

Dunque.

Tre i pilastri che sostengono l’architettura di una classe tutta al femminile e che possono schiantare la mia sanità mentale: i trucchi, le lacrime, le mestruazioni.

Le ragazze si truccano. Sempre. Truccano se stesse e truccano le compagne, in particolare nelle ultime ore o prima della ricreazione, soprattutto il sabato (io le vedo nelle ultime ore o prima della ricreazione e sì, anche il sabato). Rovistano in trousse obese e si passano pennelli e rossetti e eyeliner e mascara e poi trafficano davanti allo specchietto con dedizione inaudita e se tu dici: Basta!, loro dicono: Un aaattimo! Devo ripassare anche l’altro occhio! e tu allora dichiari: Adesso questa la prendo io e loro stridulano: Nooo!, difendendo la trousse obesa così come mamma orsa farebbe con cucciolo orso in pericolo. Non ci credete? Provate ad avvicinarvi… Vedrete che zampate. E non illudetevi: quando chiudono la cerniera del beauty è solo perché è arrivato il momento di dedicarsi al profumo.

Le ragazze piangono. Anche tre nella stessa ora, anche contemporaneamente. Piangono per battibecchi amicali, per questioni familiari, per amore… Perché hanno litigato col moroso, perché sono state piantate, perché sono innamoratissime di un giovine che hanno scoperto essere gay. Una volta ho visto pure una che piangeva per un brutto voto e, commossa, ho pianto anch’io.

Le ragazze hanno le mestruazioni. E si sa che le mestruazioni sono una cosa seria. Lo so io e lo sa perfino Giuseppe Civati, ma chi l’avrebbe mai detto che potesse essere così tremendamente seria? Profe, sto male, ho le mie cose… Profe, devo andare in bagno, ho le mie cose… Profe, posso andare in bagno a vedere come sta la Jennifer che ha le sue cose? Profe, ho le mie cose, posso andare a prendere un tè caldo? Profe, posso accompagnarla? Profe, ho strafame, le giuro che ho strafame, ho le mie cose… Profe, ho troppa voglia di dolci, ho le mie cose… Profe, ho le mie cose, ha un Oki da darmi? Profe ho preso un Oki perché ho le mie cose ma forse sono allergica… E vedeste le loro facce, mentre dicono: Ho le mie cose.

Illustrazione di Rebecca Dautremer

Illustrazione di Rebecca Dautremer

Insomma, avete capito: lo strazio a scuola si declina in molti modi e non è certo una questione di genere. Anche le gioie vengono da ambo i sessi (ma sono sempre brevissime)… Dai, ve lo dico: quattro mascoli e tre femmine hanno partecipato a un concorso letterario. Concorso! Letterario! Giuro!

 

P.S.

– Ah, ma allora scrivono bene… – ha commentato ieri il preside, mentre scorreva le prime righe dei loro testi.

– Sì, preside! Ecco, li ho guidati un po’ nel lavoro… Ma solo un pochino – ho mentito io, felice come mamma orsa.

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