Tutto è possibile 5


I mesi passano e io sono ancora nella stessa scuola. Sempre senza le idee chiare sul mio destino e sempre senza stipendio. Sì perché Renzi, non essendo riuscito ad eliminare la famosa supplentite, ha deciso di eliminare gli stipendi dei supplenti. Logico, no? In compenso ha dato un bonus di 500 euro ai docenti di ruolo, regolarmente retribuiti. Eh be’.

supplentite

Io comunque vado avanti nel mio incarico, grazie al certificato medico che arriva, preciso preciso ogni dieci giorni, dalla Sicilia alla Lombardia. Ciò che si certifica è: malattia dell’insegnante titolare, malattia di un gemello, malattia dell’altro gemello, pezzi di congedo parentale. Poi malattia dell’insegnante titolare, malattia di un gemello, malattia dell’altro gemello, pezzi di congedo parentale. E ancora, malattia… Dovunque sciagure, insomma: laggiù le epidemie familiari, qui la ormai completa assenza di tempo libero, consacrato tutto alla firma dei contratti. L’unica pausa prevista a questo (visto e stravisto) balletto sarà durante le vacanze: nessun certificato in arrivo dalla titolare, nessun contratto per me. (A questo punto la grande domanda è: sarà lei, pagata e con i congiunti finalmente in salute fino al 6 gennaio, a correggere durante le vacanze i 97 temi degli studenti o io che dovrei riprendere servizio il 7?)

Comunque. Non è la mia ultima gloriosa conquista professionale – l’instabilità non retribuita – che volevo raccontare, bensì la mia vitaccia in… quella classe!

Quando entro, di solito mi accoglie un allegro fragore di voci (quasi interamente) maschie. All’inizio ero davvero stupita di questo festoso benvenuto, così contrastante con il mio stato d’animo, nerissimo di sconforto. Davvero, all’inizio io avrei preferito molte pessime cose alle ore in quella classe, cose che potevano andare – per dirvi la disperazione – dalla stesura di un PDP o di un PEP a un colloquio con un impiegato dell’INPS. All’inizio, quando rincasavo e Gianpazienza mi chiedeva: Com’è andata? io gli rispondevo: È stata proprio una mattina di merda. Testuale. Tutti i giorni. Ora, però, va un po’ meglio, soprattutto nei giorni in cui qualcuno è sospeso (e c’è sempre qualcuno sospeso).

Illustrazione di Wolf Erlbruch

Illustrazione di Wolf Erlbruch

Ma come sono i ragazzi in quella classe?

Innanzitutto sono tanti, ma pochissimi provenienti dalle medie. Quasi tutti pluriripetenti, qui perché è l’unica scuola che mi ha accolto. Solo tre ragazze (qui perché è l’unica scuola che mi ha accolta).

L’interesse maggiore in aula è sicuramente il cellulare. Possibilmente con auricolari per ascoltare la musica. Ma perché non ritirarlo? chiederete voi. Due i motivi. Primo, per farmi dare un cellulare, capace che io investa un quarto d’ora ed è quasi certo che alla fine fallisca. Secondo, se non immersi nel cellulare, gli studenti saranno facilmente occupati in…

Lanciarsi oggetti e sputare palline di carta dalle Bic. Un antico gioco che si può fare guerra pesante e che termina con: Profe, ha delle palline nei capelli.

Illustrazione di Chiara Carrer

Illustrazione di Chiara Carrer

Mangiare e bere. Di continuo. E poi buttare i resti sul pavimento.

Chiedere di andare in bagno. E a un mio no, magari rispondere: Allora piscio in cestino! (A proposito: la bidella di tanto in tanto chiude il bagno perché – sostiene – i ragazzi non fanno la pipì nella tazza, ma… per terra. Così lei pulisce e disinfetta quel fiume maleodorante sul pavimento e poi chiude tutto con il catenaccio. A mali estremi, estremi rimedi! mi spiega.)

Fare versi: i versi della fattoria; i versi di chi, affetto da intestino pigro, tenta disperatamente di evacuare; i versi di chi è intento in un grandioso accoppiamento.

Comunicare con i compagni della classe a fianco a suon di pugni sulla parete o attraverso un buco nel muro (sì, c’è un buco).

Parlare. Senza sosta, ma mai della specie di lezione che sto tentando di portare avanti.

E ancora. Schiamazzare, cantare, bestemmiare, ruttare, insultarsi, spingersi, prendere a testate il muro e la lavagna, lanciare penne verso il pannello del soffitto per vedere se restano infilzate, alzarsi, sedersi, alzarsi ancora. Rivolgersi a me con: Cosa guardi?! Ma creeedici!!!

Dare, per un attimo, l’impressione di seguirmi e poi di colpo dichiarare: Profe, lei è una brava persona e anche bella. Oggi poi è ancora più bella! Davvero… Sembra un po’ francese. E quei capelli! Sembra riccioli d’oro! (D’oro… Io non ho neanche i sogni d’oro, figuriamoci i capelli).

A scrivere così, sembra un delirio. In effetti è un deliro, eppure non tutti gli studenti si comportano in questo modo. A cercarli bene, se ne trovano alcuni sensati, ma basta una parte della classe fuori controllo per perderli tutti. Perché alla fine della mattina io sia costretta a mettere note del tipo: Gli studenti, al suono della campanella d’uscita, escono dalla finestra anziché dalla porta.

Ora, però, va un po’ meglio. Sabato, per dire, il preside mi ha fermata per comunicarmi: Mi hanno appena chiamato dal distaccamento, Tizio è arrivato a scuola ubriaco, sta vomitando e non sta in piedi. La madre dice che è impossibile, che il figlio non beve. Cosa dice, è possibile?

Certo che sì: tutto è possibile. Anche che io mi sia già affezionata a quella classe.

Illustrazione di Marc Boutavant

Illustrazione di Marc Boutavant

CondividiEmail this to someoneShare on FacebookShare on Google+Tweet about this on Twitter

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

5 commenti su “Tutto è possibile

  • diarista

    mi ricorda, tutto ciò, gloriosi anni da educatrice in un alberghiero. io 25enne, tanti studenti tra i 19 e i 21 anni che sembravano più vecchi di me. che tempi duri e assurdi. eppure è un bel ricordo, o forse è solo precoce senilità…
    Renzi sta facendo campagna elettorale ad mentulam canis, installando merdate come fossero perline…e io ho ricevuto il bonus, che sto spendendo x aggiornamento,sentendomi dire da molti colleghi che loro lo sfrutteranno meglio (es.x comprare tablet che non useranno a scuola perché non abbiamo neanche i pc….figurati il Wi-Fi). Grande tristezza x l Italia e grande solidarietà a te in attesa di stipendio!

    • dicebeatrice L'autore dell'articolo

      Grazie, Diarista cara! L’alberghiero mi manca… Dev’essere interessante e pieno di classi tipo “quella”! 🙂
      Per il bonus, non che io sia contraria, però mi spiace che venga dato solo ad insegnanti con un certo tipo di stabilità, quando poi, nella realtà dei fatti, svolgiamo tutti lo stesso identico lavoro. Per ora comunque mi acconterei dello stipendio!
      Un abbraccio.

  • diarista

    Rileggendo il mio commento, mi rendo conto di averlo scritto in maniera un po- criptica. Io non intendevo difendere il bonus…mi sembra una cosa fatta per racimolare voti nella futura campagna elettorale, e anche una cosa fatta abbastanza coi piedi: quando parlo di colleghi che lo spenderanno “meglio” di me, parlo di gente che si ritiene particolarmente astuta e intelligente perchè anzichè usarlo per aggiornarsi, lo usa per comprarsi il tablet nuovo e cose simili.
    Avrei preferito un bonus “circostanziato”, da spendere SOLO per aggiornamento e simili, senza tante scappatoie.
    Anche se la cosa preferibile, su tutte, sarebbe stata che Renzi avesse preso la Buona Scuola e se la fosse fumata, pagina per pagina.
    E che avesse speso i soldi per gli STIPENDI dei precari, che il fatto che siano senza stipendio, beh…è criminale, ed è uno di quei crimini di cui (strano) si parla davvero poco. Come siamo messi…
    Scusa la concione, mi sono fatta prendere!