Tra Surya e la supplica, tre domande 2


Domenica, ore 11:15. Scendo cinque piani di scale e salgo in auto, passando da un approfondimento yoga dedicato al saluto al sole al moto oscillatorio dei tergicristalli sul parabrezza. Poco dopo, ancora luccicante di gratitudine per Surya e i saggi indiani e la mia maestra, varco la porta a vetri di un supermercato sorprendentemente affollato.

Mentre spingo il carrello e pure qualche senso di colpa per le compere della domenica, cerco il cellulare su cui ho annotato la lista della spesa e mi accorgo di alcuni messaggi ricevuti. Tra gli altri, ce n’è uno da un numero che non conosco. Lo apro.

Giorno, sono *** abbiamo reperito il suo numero dal *** per il motivo, che i miei compagni hanno chiesto se la verifica la si può fare il martedì per poter fare un po di ripasso domani

Carrello fermo e cellulare in mano, fumo di disappunto di fronte a una fila ordinata di fagioli borlotti.

No, non è per via di quel tristo di un po senza apostrofo né per una virgola che ha smarrito la strada di casa; non è neppure per la difficoltà di associare l’immagine del mio allievo *** all’idea di un qualsivoglia ripasso. Il fatto è che non mi era ancora capitata una supplica a sorpresa via WhatsApp, la domenica mattina, con tanti saluti alla privacy.

Ma lasciamo la supplica al supermercato e parliamo delle mie piccole grandi novità di scuola.

Quest’anno niente ingresso trafelato in ritardo: il mio primo giorno di scuola è stato il primo giorno di scuola. E sono tornata dov’ero l’anno scorso, un po’ su in valle. Non so se mi spiego: per due anni consecutivi, stessa storia, stesso posto e pure stesso bar, il mercoledì nell’ora buca. Una cosa inaudita! Altra notizia: a un mese esatto dal primo giorno di scuola, ho superato lo scoglio del contratto fino ad avente diritto (che è stato eliminato per essere reintrodotto sotto la pavida forma di una clausola di rescissione) e ho avuto la certezza di mantenere l’incarico fino a giugno.

Bene, quindi. Ma non benissimo: il traffico che mi separa dalla scuola è rimasto immutato, a differenza delle mie classi, che non sono più quelle dello scorso anno. Ora saltello tra due plessi – l’istituto tecnico e quello professionale – e ho solo studenti maschi dei corsi di meccanica. Perché possiate iniziare a conoscerli, ecco le tre domande più ricorrenti, e forse consistenti, di queste settimane:

1. Cosa mi serve ‘sta roba per lavorare in officina?

2. Se vado bene nelle verifiche ma faccio il cazzone il classe, ho la sufficienza nelle sue materie?

3. Posso andare in bagno, profe?


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