La quaglia e i gnari (che volevano fare la rivoluzione)


È durata un mese, la mia supplenza fino ad avente diritto. Nata singola nell’istituto tecnico di media valle lombarda, è diventata doppia, accogliendo altre ore al professionale, per poi spegnersi di colpo, con un sospiro di dispiacere e di sollievo insieme.

Le cose sono andate così.

Passata la prima settimana di entusiasmo dove tutto mi sembrava bello, la sveglia alle sei e venti per evitare il traffico, il monte che salutavo dopo le molte fabbriche, 45 centesimi di vago gusto al caffè della macchinetta e poi i colleghi gli studenti i bidelli l’australopiteco la carta geografica la paratassi le sequenze narrative, ecco che piano piano mi sveglio.

In effetti, F. di seconda non vuole abbassare il cappuccio della felpa (E allora Singh con la sua cipolla? Perché lui no? Se quello di Singh non è un cappello, allora D’Annunzio è frocio!) e quando dico che è tempo di studiare un po’ di poesia, F. e il suo cappuccio scoppiano in una risata grassa grassa, lunga lunga, una di quelle risate contagiose, e allora la classe è tutta uno sganasciarsi, finché F. paonazzo, tra un singulto e l’altro, riuscirà a spiegarmi: Profe, era dalla seconda elementare che qualcuno non ci parlava di poesia! e giù a ridere a più non posso.

In prima, invece, leggo guizzante d’emozione il mito di Apollo e Dafne, che, naturalmente, sarà un vero successo.

Meteo: lunedì gelo polare e freddo artico. È arrivato Ovidio.
Meteo: lunedì gelo polare e freddo artico. È arrivato Ovidio

Non più euforica, ma ancora ottimista, vado in cerca della vicepreside. Ho bisogno di un giorno di permesso per “importanti”, “improrogabili” motivi familiari (visita al cervello del fratello fuggito all’estero). Un po’ imbarazzata, avanzo la mia richiesta, accolta con sorprendente disponibilità e largo sorriso. Faccio per alzarmi, ma…

– Non è che prenderesti altre sei ore al professionale?

– Ah. Ehm…

– È una prima, non ha l’insegnante di lettere dall’inizio della scuola…

– È che io…

– Abbiamo fatto l’orario sulla tua cattedra, aiutami a controllare, dovrebbe incastrarsi bene…

– …

– Puoi entrare subito. Ti paghiamo da oggi.

Quando a scuola parlano di soldi, si sa, la situazione è grave. Gravissima. Penso: ma zero! Dico.

– Va bene.

"Pongo" di Jesse Hodgson

“Pongo” di Jesse Hodgson

Quando entro in classe, dopo la ricreazione, non c’è quasi nessuno. Gli studenti piano piano arrivano, dondolando dentro grosse scarpe da ginnastica, il cappuccio della felpa alzato a nascondere le cuffie alle orecchie e una nuvola di fumo che li avvolge. Ho un nitido e spietato déjà-vu.

Li saluto. Mi salutano. Un ragazzo dallo sguardo azzurro dichiara Finalmente un’insegnante giovane e carina! e mi lancia un’occhiata che dice Oggi si cucca. Uno urla Ahmed lo sa, ha una mamma e sei papà!,  un altro grida Vaffanculo! e poi Ti disfo, figa! e un tale gli risponde Dove, in fermata? Che paura vecchio, vado a prendere la corriera da un’altra parte, allora… Ma ti sei visto inchilà, sembri uno stuzzicadenti, vieni qua che mi pulisco i denti! e ancora Frocio! e Scimmia! e sempre Gnari, figa! e Mi ha detto terrone, profe! e Marocchino di merda! e Vieni qua che ti appendo per la pelle del culo!

Non tutti si danno al baccano triviale, comunque. Alcuni mangiano (Ma chiii – chomp chomp – io??! Io – chomp chomp – non sto mica – chomp chomp – mangiando!) o bevono o si scambiano sigarette e tabacco o si lanciano pezzettini di gomme, gessi, carta. Masticano note reppettone o magari tacciono, il cellulare in mano.

Qualcuno, onestamente, mi guarda come in attesa di qualcosa che assomigli a una lezione. Niente da fare, lo deluderò.

Appena prima della campanella, un ragazzo si alza e prende a testate il muro, mentre io lo guardo sorpresa: è esattamente quello che vorrei fare io! Dopo la campanella, dico Arrivederci e qualcuno declina il suo saluto in Bella figa!

Dopo questa lunghissima ora, vado in segreteria e scopro che, su ventotto studenti, dieci sono ripetenti, due hanno una disabilità ma non ancora l’insegnante di sostegno, uno ha un disturbo specifico d’apprendimento, un altro non è ancora alfabetizzato. La maggior parte di loro dovrebbe essere orientata verso un’altra struttura, mi dirà poi la collega d’inglese. Cioè? Lo zoo? La casa sull’albero? Una liana nella giungla? Sono ancora intenta a cercare la giusta interpretazione di altra struttura, quando m’imbatto in un altro sventurato supplente e non resisto:

– Scusa, com’è la tua prima? – gli chiedo.

– Una battaglia – sospira lui.

Ci guardiamo in silenzio, poi il mio sguardo cade sul cerotto che copre il suo orecchio sinistro. Decido che è ora di andarmene. Esco da scuola con una contrattura muscolare bruciante alle spalle, dicendomi che se è stato un tale sfacelo, se sono stata incisiva come una larva di mollusco, è anche perché oggi mi è toccata la quinta ora. Domani ho le prime due e andrà molto meglio. Sicuro.

Alle 8.10 bussa la collega di matematica: c’è troppo rumore e nell’aula a fianco non si riesce a far lezione. Alle 8.40 entra la vicepreside per consegnare dei moduli e dopo qualche minuto mi sussurra: Ma tu come fai? Io sono già esaurita… e io la guardo sgomenta: ma se è stata proprio lei a incastrarmi in quel delirio! Alle 9.20 un ragazzo strappa una pagina di pubblicità da un giornale (siamo nell’ora dei Quotidiani in classe) raffigurante bellona sensualona in reggiseno e balza sul banco per appendere al muro il trofeo: dallo spavento crolla la cartina dell’Europa, ma i compagni supportano rumorosamente le sue gesta: Profe, la prego, ci hanno tolto il crocefisso, ci lasci almeno la Madonna! Alle 9.50 una lite accende i toni e io non ne posso più, vorrei essere qualsiasi altra cosa, chessò la tapparella oppure una quaglia.

"La quaglia e il sasso" di Arianna Papini.
“La quaglia e il sasso” di Arianna Papini

Sposto lo sguardo alla finestra sognando di spiccare il volo del pennuto e vedo qualcosa cadere giù: ah bene, pare che anche al piano di sopra si stiano divertendo…

Tre settimane è durata la mia preghiera di tramutarmi in quaglia. Poi ho annunciato alla classe che, causa burocrazia e graduatorie e punteggi, sarei stata costretta ad andarmene. Non hanno preso bene la notizia, i ragazzi. Qualcuno ha chiamato il preside chiedendogli a gran voce di farmi restare (Non li ascolti, la prego, non li ascolti! invocavo intanto io silenziosamente), altri mi hanno detto mille volte Non se ne vada!, uno si è messo ripetutamente in ginocchio e un altro mi ha chiesto Un porretto di gangia per festeggiare, no? Alcuni si sono informati sulla mia vita sentimentale e sulla corporatura di Gianpazienza, che forse l’avrebbero picchiato. Un tale mi ha chiesto di sposarlo, che mi avrebbe portato al mare e aveva pure i cavalli, figa.

Ho ricevuto tre letterine.

E anche se quasi in tutte le lezioni non lo abbiamo dimostrato… Le prometto che farò una rivoluzione e lei tornerà qui con noi!

Non tornerò con loro. Ma non farò neppure in tempo a sentirne la mancanza: domani si debutta in un altro professionale. La stessa scuola dove ha insegnato un collega gli anni scorsi… Un collega che mi ha detto, serio: Lì ho imparato a guardare prima le mani che gli occhi dei ragazzi… Sai com’è, i coltelli. Così mi ha detto: Sai com’è, i coltelli… 

Tranquilli, comunque. Beatrice la gladiatrice è pronta!

gladiator

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