Ronf, Monetino e gli altri spiriti dolenti


Tutta la sera con la fronte aggrottata, immersa nella cosmologia dantesca, in cerchi gironi bolge: un vero Inferno. Dopo mezzanotte, decido che è l’ora delle faccende improrogabili, tipo pulire il lavello con un prodotto specifico per l’acciaio. Poi traffico con la polvere di loto pensando a quanto catarro c’è in questa vita e supplico Gianpazienza di portarmi in Giappone, l’indomani prima delle otto. Lui scuote il capo, borbottando Cosa non faresti per farti notare…, perché nel frattempo mi sono messa a fare i gargarismi causa singhiozzo che mi sconquassa.
È ufficiale, insomma. La notte che si affaccia su una nuova settimana con gli aspiranti ragionieri è uno strazio. Uno strazio di inquietudine e domande, che si potrebbero riassumere in: Perché mi è toccata in sorte la banda degli Spiriti Dolenti? Perché non posso vivere nel paese dei soffioni?

Il giorno dei soffionidi Serena Giribuola

Il giorno dei soffioni
di Serena Giribuola

Lì, ci giurerei, c’è sempre il sole e un fresco ozio soffiato dai soffioni. Qui invece rubano i tergicristalli proprio quando fiocca gelo e le strade, la mattina presto, son stipate di corriere blu e trattori e camion.
È più duro, però, il pensiero della ripresa che la ripresa in sé. Ormai, alla fine della terza settimana, sono una campionessa di squash nonché la massima esperta delle più svariate manifestazioni del Grande Sonno. Mica male. La settimana si è aperta con un incontro sulla sicurezza informatica. L’ho seguito insieme al grande muro dei più o meno diciassettenni, la racchetta da squash temporaneamente a riposo. È stato molto interessante. Ma solo per me, credo. E sì che l’esperto ha parlato soprattutto di Facebook Sua Maestà! Mentre io prendevo appunti e mi inquietavo sui grandi rischi cui la rete ci espone, i ventisei nativi digitali si allenavano a battere il record mondiale di bolle con le (nipoti delle) BigBabol.

Nel guinness dei primati

Bubblegum da guinness dei primati

Con i sedicenni Senza Filtro, invece, ho discusso a lungo della conferenza. Anche se, a onor del vero, la domanda che mi hanno posto con più interesse è stata: Profe, ma davvero ha preso appunti?! Questa cosa dei sedicenni e le domande mi impensierisce molto. Profe, perché si dice “borghesìa” e non “borghèsia”? Ma a te chettenefrega, scusa? Ah, il Limbo! Certo, come il ballo con il bastone… Come il ballo… Ma stiamo parlando dell’ordinamento morale nell’Inferno… Poi è un attimo perdersi a immaginare Virgilio su un’isola caraibica con la chioma bianca che oscilla a tempo sotto l’asticella… Che problema, le domande. Ma che stupefacenti, i più o meno sedicenni!
Prendete Ronf, per esempio. L’unico in classe a farmi sentire, da subito, un essere umano e non un beluga. Ronf è più grande dei compagni perché pluriripetente e ancora ripeterà, immagino. Un vero peccato. Non è sveglio, Ronf: è brillante. Solo che non l’ha capito o non gli interessa. Ronf ronfa, di solito, buttato sul suo banco, becco spalancato. Si sveglia puntuale al suono della campanella, mi si avvicina, gentilissimo, gli occhi una fessura: Profe, allora caffettino? Guardi che non glielo chiedo più, eh… e poi esce a bambanare tra macchinette e bagni.

Coffe break di Elena Prette

Coffee break
di Elena Prette

Ma il re delle macchinette, non è lui. È Monetino, ragazzone con la mano sonante di monete e le fauci sempre intasate di merendine. Il che non è per forza un male. Quando la viabilità è buona, all’interno della sua cavità orale, capace che chieda: Ma la verifica su cos’è, ah di storia, ma che libro abbiamo, sì ma che tomo è, A o B, c’è mica nell’armadio?
C’è poi una fila di fanciulle su cui a lungo si potrebbe ragionare, non fosse così imbarazzante… Sembrano lo scomodo specchio della mia adolescenza scolastica. Allora basta resoconti e riflessioni. La parola al Grande Sonnambulo!
Buongiorno, qui c’è odore di lumaca, sì profe siamo a bolla, chi si fa interrogare oggi, ah ma prenderà nove quel bastardo, mi ero dimenticato che in questa classe sono tutte delle porche (segue grugnito), oh ma un riciapino, no?, lo sai, sei come un paio di mutande in un film porno, arrivederci profe, tante belle cose!

Che odore di lumaca!

Che odore di lumaca!

 

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