Quando guido con Gianpazienza a fianco 4


Quando guido con Gianpazienza a fianco, di solito io parlo e lui tace. Tace con quell’aria vagamente imbarazzata, gli occhi fissi sulla strada. Io parlo e lui non ascolta, poi, d’un tratto, rompe il silenzio:

– La tua auto è sempre in riserva, davvero eh, non l’ho mai vista senza la spia accesa…

Io guido e lui di nuovo tace, poi di colpo urla:

– Frenaaaaa!!! – e non che io avessi intenzione di non farlo.

Illustrazione di Erik Kriek

Illustrazione di Erik Kriek

Quando guido con Gianpazienza a fianco, io parlo e lui non ascolta, sta pensando ad altro, tipo che mi sono fermata troppo vicino alla macchina davanti e siamo in salita e se quella nel ripartire va un po’ indietro mi verrà contro e sarà colpa mia. Io allora a quel semaforo mi taccio, in modo che lui possa dirmi:

– Ah ma vedo che sei ottimista, eh già, ma lo sai che se quello davanti nel ripartire…

Gianpazienza, quando è sul sedile del passeggero, ha gli occhi sgomenti fissi davanti a sé, mentre a me capita di voltarmi a guardarlo e allora lui urla:

– Guarda la strada! Guarda la strada!

e poi urla:

– Il dosso!

e poi:

– Ma aveva la precedenza!

e:

– Dovevi girare!

e ancora:

– Lo stop, c’è lo stooop!!!

e sempre e sempre lui immagina catastrofi.

CarsComics_LupoAlberto

Quando è in macchina con me, Gianpazienza non si rilassa mai, sembra che abbia accanto una pirata, una che lo porta in giro con una benda nera su un occhio e il ghigno da pazza e forse è per questo che è così agitato, che sempre:

– Dai, guida bene, eh – con tono di sommo rimprovero.

Quando guido con Gianpazienza a fianco, c’è sempre il momento in cui mi fa:

– Guido io?

e mai una volta che io gli rispondessi:

– Adesso scendi.

Quando arriviamo dove dobbiamo arrivare e io spengo la macchina, lui tira un sospiro di sollievo, poi mi guarda e mi chiede stupito:

– Cos’hai?

perché io a quel punto ho un broncio nero lunghissimo e gli occhi coi tuoni e allora lo insulto. A lungo e con veemenza, lo insulto.

Illustrazione di Lorenzo De Felici

Illustrazione di Lorenzo De Felici

Lui non si scompone affatto e dichiara, l’aria convinta:

– Io non lo faccio per stufarti, io lo faccio per salvarmi la pellaccia.

D’altronde, io ne ho in mente un altro di sguardo sgomento fisso sulla strada, sì, un’altra schiena per nulla tranquilla incollata al sedile del passeggero. Anche se bisogna tornare indietro quasi tre lustri fa, io ce li ho ben impressi quello sguardo e quella schiena. E pure quella mano sempre sul freno a mano, perché mio papà, quando dovevo prendere la patente, chiudeva la Repubblica e mi portava a guidare, e chissà cosa ne pensa Eugenio Scalfari di un genitore che, mentre la figlia guida con le lacrime agli occhi, perché lei sempre piangeva quando suo papà la portava a guidare, chissà cosa ne pensa di uno che un giorno tira davvero il freno a mano, così a sorpresa, e poi si volta verso questa figlia che è piena di lacrime e costernazione e le dice:

– Ah scusa, avevo il sole negli occhi e mi sembrava che…

Ok ok… Adesso lo so che starete pensando Oh ma te come diavolo guidi? oppure Ma chi te l’ha data la patente? e badate bene che sono domande legittime, anch’io me le pongo qualche volta, ma non è questo il punto, il vero quesito è un altro, credetemi, quello che tutti dovrebbero chiedersi, almeno di tanto in tanto, quello su cui riflettere e discutere e indignarsi, è:

Ma quale infinito disagio, quale indicibile sofferenza può essere, per un uomo, stare accanto a una donna al volante? Quanto inaudito – insensato? – terrore?!

 Various Horror Visions - Storie di terrore quotidiano (Santipérez)

P.S. Bisogna ammettere, però, che quando, anni fa, mi capitava di chiamare piagnucolante Gianpazienza perché non riuscivo ad uscire da un parcheggio, lui, dovunque fossi, correva a salvarmi.

P.S.2 Pure mio papà me lo dava, in caso di necessità, il numero del carro attrezzi (poi non mi parlava per settimane) e quella mattina che ha trovato la sua macchina col muso nella siepe e il sedere contro il muro l’ha finalmente capito che non tutti sono portati per mettere la macchina in garage.

P.S. 3 Tra l’altro, un giorno in cui era in vena di confidenze, mio papà mi ha rivelato che, quando si imbatte in qualcuno che guida in modo dissennato, cerca di non infuriarsi troppo perché pensa che potrei essere io. Così mi ha detto. Poi ha sospirato, riprendendo a leggere la Repubblica.

mio papà che legge la Repubblica

CondividiEmail this to someoneShare on FacebookShare on Google+Tweet about this on Twitter

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

4 commenti su “Quando guido con Gianpazienza a fianco

  • mario baldoli

    Madame! votre écrit est conturbant. Je l’ai lu à un des mes amis de l’Ecole premère, Mr.Sigme, professeur du cerveau à la Wien University. Il m’a dit que vous avez fait une “soubstitution”. Vous vouliez écrire Beapatience, ca est tres cher.
    Les débats avec votre père sont tres chers aussi et n’ont pas besoin d’aucun étude. D’autrefois vous avez dejà compris che mon ami s’appelle Freud. A bientot.

    • dicebeatrice L'autore dell'articolo

      Ah la la Freud! Mais j’aime bien Beapatience… Moi je me sens trop Beapatience, quelques fois. dicebeatrice lapazienza, alors. Et vive le femmes au volant!