Laurea in lettere e prostituzione, un filo diretto 6


Negli ultimi giorni ho letto due (bellissimi e vendutissimi) romanzi che non c’entrano nulla fra loro eccetto per un particolare: entrambi ruotano intorno a personaggi che sono laureati in lettere. E pure orfani dei genitori, per dirvi le disgrazie.

Nel primo libro, una donna con alle spalle ottimi risultati negli studi e una passione per Fenoglio finisce a fare la escort di lusso nel cuore ricco di Milano, il diploma di laurea incorniciato sopra il water.

E la laurea appesa sul cesso di una ragazza che è finita a fare la puttana, insomma… c’è bisogno di andare avanti?

Nel secondo, un giovane insegnante spagnolo viene licenziato e, per uscire dal pantano della disoccupazione, diventa ballerino di strip-tease e poi prostituto, i libri ben ordinati sugli scaffali e una striscia di coca per farsi coraggio.

E che cosa mi ha condotto fin lì? Non la necessità di guadagnarmi da vivere, ma l’assurdo bisogno interiore di non sentirmi disoccupato.

Questo filo diretto tra la laurea in lettere e la prostituzione – che poi s’annoda intorno a lutti, alcol, droga e moltissimo sangue – mi ha naturalmente colpita. E mi ha fatto sorgere qualche domanda… Gli studi in letteratura sono vissuti come l’inizio della fine da tutti o solo da chi scrive per la Sellerio? Com’è che l’assunto studi umanistici = mancanza di prospettive ha fatto di colpo un balzo in avanti, arrivando alla vendita del corpo, oltre che dei sogni? E ancora: ha più possibilità una persona che ha studiato lettere invece di scienze della comunicazione o lingue di cadere in un abisso di prostituzione, sciagure e atti sanguinosi? Dovrei mica fare qualche indagine sulla fine che hanno fatto i miei compagni d’università?

Qualsiasi siano le risposte, siete avvertiti. Ricordatevi della laurea in lettere, quando cercherete l’ingrediente fondamentale per scrivere un best seller che tocchi il tema della prostituzione. (Per quanto mi riguarda, tranquilli: pensavo di continuare a fare la supplente e al massimo abusare di cioccolato extra fondente.)

le mutande di orso bianco

da “Le mutande di Orso Bianco” di Tupera Tupera


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6 commenti su “Laurea in lettere e prostituzione, un filo diretto

  • mario baldoli

    cara Bea, sono proprio contento di sentirti, anche se un po’ scorata.
    Ricordo il libro, scritto credo 30 anni fa da un ex prostituta Usa, (forse kate Miller?) poi diventata docente in qualche università; diceva che era più onesta la prostituzione. Detto ciò, pure preferendo io il cioccolato al latte, e il fondente solo col caffè, garantisco che anche pubblicando da Laterza, se non sei Umberto eco (difficile esserlo ora) è facile non prendere una lira. Vuoi mettere la gloria che ti dà l’editore coi baffi?
    Sembra che il cervello, a differenza dell’idraulico, sia gratis. La prossima riunione definirà se una molotov può
    ancora servire o se occorre l’atomica. Il lavoro diminuisce dappertutto, però so che un laureato a Dacca può peggio di un analfabeta a Copenaghen. Quindi ci basta una palla di miglio + la carità di chi, facendo la carità, fa anche una splendida figura. Sabato parto per la grecia, ci resterò un mese, ma il greco antico non lo capiscono, altrimenti sai come cucco? un abbraccio ad ambedue. mario

    • dicebeatrice L'autore dell'articolo

      Caro Mario, grazie. Anch’io sono contenta di sentirti! 🙂
      Buona conquista dell’onde del greco mar e a presto.

  • diarista

    allo stesso modo mi interrogavo, io, sul perchè le psicologhe dei film siano TUTTE delle donnette deboli e incapaci di non buttarsi (a gambe aperte) sul paziente masculo di turno.
    Non mi è chiaro.
    Comunque sia, il cioccolato extra fondente è cosa buona e giusta. Anche la massa di cacao, lo è, a parer mio, ma siccome è densa e poco zuccherosa non piace a tutti (o stolti).
    …e bentornata.

    • dicebeatrice L'autore dell'articolo

      Cara Diarista, mi rincuora non essere sola, ma anzi mal accompagnata in questi grandi questionamenti! 🙂
      Non conosco la massa di cacao, vedrò di rimediare al più presto!
      Grazie e un abbraccio.

  • Corrado

    Da laureato in lingue mi interrogo anch’io sull’equivalenza “studi umanistici = mancanza di prospettive”, sperando che la prospettiva della prostituzione non si estenda anche alla facoltà di lingue. La Sellerio pubblicherà mai la storia del laureato in inglese che sogna la vita a Londra e si ritrova a vendere il proprio corpo per strada? Per fortuna che io ho fatto francese!
    Bentornata Bea!
    Corrado