In un vicolo cieco 2


Vivere in un vicolo cieco non è facile.
Significa, innanzitutto. Vivere in un cagatoio per cani. Non per i numerosi cani dei residenti nel vicolo cieco, ma di quelli portati lì appositamente perché toh, guarda un vicolo cieco, entra pure a defecare, bestia mia bella, che non ci vede nessuno e non devo raccoglierla
Di più. Significa vivere in un irriverente cagatoio per cani, ché quando il vicino ha provato a mettere un cartello tipo così.

nonfarelostruzzoIl giorno dopo ha trovato sotto al cartello una cosa tipo così.

cacca-gigante
Di più. Significa vivere in un sempiterno cagatoio per cani, perché nel vicolo cieco, in quanto troppo stretto, non c’è la pulizia strade. O c’è solo quando il vicino del cartello decide di andare dal sindaco ad avanzare richieste.
Così ai residenti in via cagatoio per cani non resta che sognare di spalmare di merda la faccia di quei bipedi che sono bestie più bestie delle loro bestie.

Vivere in un vicolo cieco significa non conoscere la fretta. Perché quando si esce in macchina dal vicolo cieco c’è un’auto che sta entrando e quando si entra ce n’è una che sta uscendo e allora non resta che tornare o far tornare indietro. Perché quando si esce in macchina dal vicolo cieco, in alternativa all’auto che entra, c’è il furgoncino del falegname a ostruire il passaggio ma senza falegname, ché è andato a fare dei lavori dalle suore, ma le suore non lo trovano, così lo cercano e quando finalmente lo trovano sospirano ha quasi finito e allora anche tu sospiri, sopportando con santa pazienza le tribolazioni di vivere in un vicolo cieco. santachiara

Vivere in un vicolo cieco significa non conoscere la fretta, perché quando sei a piedi senza problemi di intasamenti, ti imbatterai, priva di qualsiasi via di fuga (sei in un vicolo cieco!), nel vicino che ti vorrà raccontare diffusamente del cartello e dell’avanzata dal sindaco.

Vivere in un vicolo cieco significa confermare gli stereotipi. Prendete l’altra mattina, appena dopo le otto e con poco tempo davanti per non essere in ritardo. Ma davanti c’è pure la solita auto che sta entrando proprio quando tu stai uscendo, quell’auto che poi si ferma, che poi esce un tizio che parla con la polizia municipale, che poi si scusa con te dicendo: Ora mi sposto, ma c’è un problema, la macchina di mia moglie si è fermata proprio di fronte all’ingresso del vicolo… Prima ancora di aver messo a fuoco la questione, ti ritrovi incastrata ad ascoltare il rumore che fa la fiancata di una Panda contro l’angolo di un vicolo. E poi con il finestrino abbassato e il tizio che ti gira il volante dicendo vai avanti, vai indietro, non aver paura, avanti, indietro, fidati, ancora indietro, bravissima. (Bravissima!!!) Insomma. Tentando di uscire da un vicolo cieco, appena dopo le otto, hai già confermato lo stereotipo che le donne non sono capaci di fare le manovre. E arriverai in ritardo dall’ingegnera polacca, che è convinta che gli italiani siano sempre in ritardo.

ritardo

In conclusione, vivere in un vicolo cieco significa vivere in un vicolo cieco.


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2 commenti su “In un vicolo cieco