Il bouquet rotondo del mio désespoir


La storia è questa.
Compio gli anni e mi regalano una macchina da caffè. Una di quelle dal design innovativo e compatto, non so se mi spiego, una tutta alta tecnologia e funzionalità. Io e Gianpazienza dunque ora abbiamo una macchina da caffè. Dicevo, io e quello che Io mi chiamo Gianpazienza, ma tu chiamami pure L’integralista Della Moka, abbiamo una macchina da caffè.
Naturalmente, io l’ho presa subito bene, questa cosa dell’oggetto di tendenza in cui convergono tecnologia all’avanguardia e massima semplicità d’utilizzo
– Ma ti rendi conto, Gianpazienza, che razza di persone siamo diventate?! Abbiamo un cane col pedigree e una macchina da caffè! Quella con tanto di capsule esclusive e aroma intenso, quella che George e il wonderful american skyline, quella della terrazza e le bellone che solo George! O al massimo Matt!

chesologeorgeGianpazienza, che cosa faremo l’anno prossimo? Porteremo il cane a fare le gare di agility? Sognerò il Bimby-un-aiuto-innovativo-in-cucina:12-apparecchi-in-uno?!
No, ma io l’ho presa bene.
– E poi… Ogni caffè, una capsula… Ogni caffè, un imballo in alluminio… Ma pensa all’impatto ambientale di una tazzina alla George, senza terrazza né bellone, peraltro! Gianpazienza, dimmi! Come ti senti a star qui sul divano a sorseggiare un caffè che sta distruggendo il mondo?!
No, ma io l’ho presa proprio bene.
– Tra l’altro, Gianpazienza, siamo seri. Lo sai quanto stracazzo costano ‘ste capsule con la loro promessa di piacere infinito? Lo sai che mentre tu te ne stai qui bello bello a chiederti questa volta come, ristretto, espresso, lungo, a dirti oggi come sarà, intenso, equilibrato, fruttato, sì sì, mentre tu te ne stai qui in panciolle a pregustare, noi stiamo andando in rovina per via di un involucro che si crede un gioiello di raffinatezza?!
(Gianpazienza l’Integralista risponde: Io, veramente, volevo solo metter su la moka…)
Nel frattempo, alla notizia della macchina da caffè, la mia amica Giulietta applaude: sono almeno diciassette anni – sostiene – che da me beve un caffè imbevibile. E ogni ospite dichiara: Mhm, squisito! Il che avvalora la tesi di Giulietta. O dà ragione alla capsula che racchiude i migliori Grands Crus macinati al mondo. Fatto sta che il tempo passa, la macchina viene usata in cauta alternanza alla moka e il caffè in regalo finisce. Ahi ahi, qui mi tocca fare un salto alla Boutique… Ci vado con il batticuore (la Boutique!) e la saccoccia piena di capsule vuote, ché intanto sono venuta a conoscenza dell’assunzione di responsabilità per la performance ecologica dell’azienda e della Zona Recycling presente in ogni Boutique. Non ho ancora sceso tutta la scala mobile che già realizzo: devo tornare a casa. Subito! No, non ho proprio un abbigliamento consono a uno spazio dedicato all’arte dell’Espresso. Come mi è venuto in mente? Uscire di casa in jeans e scarpe da ginnastica? Qui è ammesso solo il nero e io sono troppo colorata, Gianpazienza mi ha appena salutata con Ciao, Giubba Rossa!

giubbarossa

E adesso? Be’, io ci provo comunque. Ah, devo mettermi in coda e prendere il biglietto. Sì, ma mica come nel reparto salumi del supermercato, mica come in posta… Qui una macchina dal design unico ti sputa un cartoncino di un certo spessore, che puoi contemplare incantata insieme al resto. In effetti, alzo gli occhi e vedo. Banconi in legno marrone scuro (che evoca sia il colore dei chicchi di caffè, sia il prodotto finito) dietro cui stanno – dritti neri impeccabili – gli Specialisti del Caffè. Dietro ancora, scaffali con astucci di capsule ordinati per colori (colori che ricordano la pienezza del piacere di un Espresso). Continuo a guardarmi intorno. Su uno scaffale (in legno marrone scuro che evoca…), ecco Les Collections, c’est-à-dire Gli Accessori. Creati per valorizzare tutte le sfumature di ogni Grand Cru, bien sur. Ti serve mica uno spargicacao in acciaio inossidabile? No? Una Scendle Candle? Almeno una borsa da viaggio in PVC bi-colore creata per trasportare una macchina? Ok, magari la prossima volta.
Osservo i miei compagni di fila. Una vecchina dai capelli bianchi schiacciati sulla nuca, come chi alza poco la testa dal cuscino, sta acquistando una macchina dal design intramontabile. L’accompagna una signora che sventola un sottile, ma neanche troppo, strato di banconote da 50. Lo Specialista del Caffè – dritto nero impeccabile – parla e parla, starà sicuramente spiegando alla vecchina la scelta intuitiva della preparazione del caffè. Non vedo l’espressione di lei, peccato. Vedo, però, una donna con le idee chiare che sta facendo rifornimento di capsule, insieme alle figlie, personcine già esperte nel riconoscere il bouquet rotondo di un caffè. Le serve una Specialista – dritta nera impeccabile – che ha l’aria di essere in sospirosa attesa di George. Si interrompe un istante per fissare una ragazza, una che ha l’aria di aver già trovato George, e dirle sgarbata: Anche-per-quello-deve-prendere-il-biglietto. La ragazza risponde, gli occhi una fessura: Ce-l’ho-il-biglietto e io sento pure Stronza!, anche se non lo dice.

occhicattivi

Cavoli. Io stringo il mio biglietto, con la Giubba Rossa e il batticuore, ma neanche uno straccio di idea chiara… Possibile che non ricordi neppure il nome di un Grand Cru? E adesso? Adesso uscirò con cose a caso, sicuro. Mi consola vedere un uomo smarrito fare acquisti senza la tessera, senza sapere il suo codice, senza voler degustare un caffè, niente, legge a bassa voce un biglietto – scritto dalla moglie, è chiaro – con una faccia che dice Voglio-andare-fuori-dai-coglioni. Be’, se ce la fa lui, ce la posso fare anch’io… Tocca a me. Oh no, cado sulla sgarbata che sospira George! Lei cantilena guardando altrove, io ammutolisco guardando la sua acconciatura… Mai visto niente di simile, a parte le hostess delle compagnie aeree, a parte forse le pagine di moda che titolano Capelli: il raccolto retrò è tornato di moda… Oh no, lo sapevo! Esco con una borsa nera gigante, dentro due scatoloni. Uno contiene la salatissima offerta di benvenuto: in esclusiva per i nuovi clienti, 150 Grands Crus. 150! 15 diverse famiglie aromatiche! L’altro è il regalo di benvenuto: un distributore per capsule in plexiglass trasparente, a forma di cubo. Cioè. Torno a casa con centinaia di capsule e il Cube, uno tra gli oggetti pieni di emozioni di Les Collections. Ho pure la guida completa sull’universo del caffè, con il Lessico Sensoriale per diventare una Specialista del Caffè. Torno a casa disperata. Anzi no: Désespérée. O Desesperate?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *