molto tecnici e professionali


Una parentesi

In questo mio anno scolastico quasi tutto all’insegna degli adulti, c’è stata una parentesi. Per quanto sbocciata a maggio, nel mese delle rose, non è che abbia avuto esattamente una fragranza fiorita.

Diciamo che odorava più di adolescenti. Di adolescenti aspiranti meccanici e carrozzieri. Di adolescenti aspiranti meccanici e carrozzieri che dovevano prepararsi a un esame. Non so se mi spiego. (altro…)

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Di plagi, pavoni e potenziamento 1

Prima notizia: i ragazzi hanno scritto un tema. O almeno ci hanno provato.

Ma come che notizia è?! Sapete che cosa significa scrivere un tema in quella classe? No? Be’, neanche quella classe lo sa e infatti è il caos.

Qualcuno poi risolve il problema alla radice, copiando il testo interamente da internet, cosa che all’inizio dell’anno mi offendeva terribilmente (ma quanto credono che io sia tonta?) nonché avviliva (ehm… Dove sono io mentre loro copiano?) e pure scioccava (come possono arrabbiarsi e negare quando la pagina del sito da cui hanno trascritto il tema, senza modifica alcuna, è stampata e pinzata insieme ai loro fogli?!).

Adesso invece sono preoccupata. Non per loro, intendiamoci, ma per me… Per la diffidenza che mi abita: ormai quando trovo una frase di senso compiuto o un riferimento storico o il nome di un monumento scritto in maniera corretta (tipo Big Ben e non Big Bang), apro Google e mi metto a cercare… Proprio una brutta persona! (altro…)

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Cotoletta o tagliatelle al ragù? 4

Oh vecio guarda, mi ha fatto gli auguri il tipo che c’è dentro il Gabibbo! Oh raga, Will Smith è morto! Ma come, come Will Smith? Ma no, è un fake… Sai che il mio socio mi ha detto che ieri era in ciospo e gli han suonato e allora lui ha fatto il dito e… Profe, è bellissima oggi, io Gianpazienza lo picchio! Ascolti, la vuole la mia tessera dei kebab, gliela vendo… Ma come, è vegetariana? Quindi lei medita anche? Dai vecio, dammene un tocco del tuo panino… Ma creeedici! Profe, quando ha smesso di fumare? Ma i ciani li fuma? Io giuro che ho smesso coi cannoni… Scusi, faccio veloce, è l’operatore wind che mi rompe i coglioni da ieri… Dai profe, mi ridia il telefono… Me lo ridia, tra poco suona e mi sta chiamando la mia vecia… Profe, posso disegnarle una tag? Lo sa che il verde le dona? Ma lei è a favore o contro i froci? Profe, mi sospendono, mi sospendono ancora… Ma non si può annullare una sospensione? Io lo giuro che adesso miglioro… Testa di caaaaaazzo! Arrivederci profe, ah guardi, guardi se non era la mia vecia a chiamarmi, mi ha anche mandato un messaggio, glielo leggo: Cotoletta o tagliatelle al ragù? Sì che è la mia vecia, sì sì, lo sa che sono a scuola, ma sa anche che io uso il cellulare in classe perché sono un ribelle… Arrivederci, profe!

"Non piangere cipolla" di Roberto Piumini e Gaia Stella

“Non piangere cipolla” di Roberto Piumini e Gaia Stella

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Una questione di genere?

Gabber scritto sul cappellino e musica hardcore dalla sua cassa wireless, Tizio balla in classe, sniffa tabacco al mentolo, scrive Cinegro alla lavagna, mi urla Le voglio bene!, insiste per uscire a fumare, prende una nota all’ora e s’infuria, ma mica solo per la nota… Ma profe, mi ascolti, le sembra giusto che ci sono i trans, cioè non la fa arrabbiare che ci sono quelli che vanno in giro che sembrano una donna ma hanno il mazzolone? Eh?

Israel Barron

“Il quaderno degli incubi” di Israel Barron

Non che lo strazio sia una questione di genere. I maschi, è vero, fanno cose clamorose, tipo far girare la maledetta cassa wireless e da quella diffondere peti tonanti, seguiti da grasse grassissime risate. Sì, i maschi sono fedeli all’eccesso e si danno del coglione! con la stessa frequenza del battito palpebrale (8-15 volte al minuto), calpestano i loro stessi camici, lanciano sedie dalla finestra, giocano a cricket con la bottiglia del succo, sputano e bestemmiano come lama impazziti… Ma – siamo seri – non è che le fanciulle da quelle parti siano principesse. Meno clamorose, ma all’occorrenza più cattive, anche le ragazze collaborano a riempire il mio ormai voluminoso Quaderno degli incubi. (altro…)

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Di guantoni, demoni e tramonti 4

L’altro giorno un tale di quella classe ha fatto lezione con i guantoni da boxe indosso. Ce l’ha chiesto la profe di ginnastica di portarli, mi ha spiegato (il fatto che fossimo nell’ora di italiano non sembrava turbarlo). Poi, a sorpresa, mi ha alitato in faccia per dimostrami che in bagno non aveva fumato. Dopo di che ha negato di aver copiato il tema da internet, nonostante la pagina da me stampata come prova. E si è allontanato risentito, con i guantoni da boxe in movimento e un tre sul registro.

Boxingkangaroo

Così la scuola è ripresa e io vorrei tanto dei guantoni da boxe. Eppure sono più serena. Le vacanze giovano sempre, anche se non hanno cancellato il ricordo dell’ultimo giorno in quella classe prima della pausa natalizia. (altro…)

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Tutto è possibile 5

I mesi passano e io sono ancora nella stessa scuola. Sempre senza le idee chiare sul mio destino e sempre senza stipendio. Sì perché Renzi, non essendo riuscito ad eliminare la famosa supplentite, ha deciso di eliminare gli stipendi dei supplenti. Logico, no? In compenso ha dato un bonus di 500 euro ai docenti di ruolo, regolarmente retribuiti. Eh be’.

supplentite

Io comunque vado avanti nel mio incarico, grazie al certificato medico che arriva, preciso preciso ogni dieci giorni, dalla Sicilia alla Lombardia. Ciò che si certifica è: malattia dell’insegnante titolare, malattia di un gemello, malattia dell’altro gemello, pezzi di congedo parentale. Poi malattia dell’insegnante titolare, malattia di un gemello, malattia dell’altro gemello, pezzi di congedo parentale. E ancora, malattia… Dovunque sciagure, insomma: laggiù le epidemie familiari, qui la ormai completa assenza di tempo libero, consacrato tutto alla firma dei contratti. L’unica pausa prevista a questo (visto e stravisto) balletto sarà durante le vacanze: nessun certificato in arrivo dalla titolare, nessun contratto per me. (A questo punto la grande domanda è: sarà lei, pagata e con i congiunti finalmente in salute fino al 6 gennaio, a correggere durante le vacanze i 97 temi degli studenti o io che dovrei riprendere servizio il 7?) (altro…)

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Per chi suona la campanella 6

Con due settimane di ritardo, è suonata anche per me la campanella d’inizio scuola, aprendo una parentesi che, come sempre in questo periodo dell’anno, non è dato sapere quando si chiuderà. Fino ad avente diritto, si legge infatti sul mio contratto.

Sostituisco una docente che, in congedo di maternità, è rimasta in Sicilia con i suoi due gemellini e ha chiarito che non intende rientrare. Io le sono stata molto grata, in quell’arco di tempo che è andato dalla firma del contratto alla conoscenza delle classi. Davvero eh, dopo una lunga lunghissima estate, io sono stata grata ai parti plurimi e alla Sicilia, a Renzi che non ha abbattuto la supplentite, all’autunno che sa di primavera, con il suo rifiorire di opportunità… Credetemi, dalla segreteria alle aule, passando per la presidenza, io sono stata invasa da gioia e gratitudine ed ero tutta pace e bene. D’altronde, ho conquistato nuovamente le superiori, che era quello che volevo! È perfino in città, la scuola! Avrò di nuovo uno stipendio! Che a me il rumore del mare piace, ma anche lavorare, di tanto in tanto, non è mica male! (altro…)

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Nella valigia delle supplenze finite

Nel cuore dell’estate, a più di metà strada tra il punto a capo di giugno e il punto di domanda di settembre, mi chiedo che cosa mi è restato, che cosa custodirò. Anche a piegarlo bene, non è che ci può stare un intero anno a scuola dentro la valigia delle supplenze finite. Io poi odio fare la valigia, rimando rimando, ma proprio fino all’ultimo, fino a quando Gianpazienza s’infuria e perfino io non ne posso più di come sono malfatta.

io odio fare la valigia

Non che questa volta fossi intenzionata a farla, la valigia, ma dopo aver spostato il pensiero su altro, chessò sullo studio per l’esame di glottodidattica, sull’allergia stagionale che colpisce le zampe del mio cane, su quanti minuti di Liguria ci vogliono per far cadere Gianpazienza in un’inquietante focaccia-dipendenza… E dopo aver accarezzato certe mie tristezze e aver goduto della forza di Acciaio e della grazia di Stoner, dopo Balzano e Moyes e Murakami, dopo l’INPS ritrovato e gli Einstürzende Neubauten nella notte milanese, dopo le mille piccolezze un po’ noiose un po’ preziose di cui è fatto un giorno, un mese, ormai due… Ecco, dopo due mesi di spostamenti di pensiero e piccolezze, devo arrendermi. Agli episodi, alle facce e alle voci che arrivano quando meno me l’aspetto. Ai frammenti di una supplenza finita.

Allora proviamo a farla, la famosa valigia. (altro…)

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Un discreto baccano 1

In questi mesi di silenzio, a scuola c’è stato un discreto baccano. E sono capitate molte cose.

C’è stata una giornata di assemblea studentesca per decidere di un’eventuale autogestione, che poi non si è fatta. L’incontro si è svolto in aula magna, con l’eccezionale presenza della preside (che di solito sta nell’altro plesso).
Naturalmente, il clima è stato pacato. Prima frase sentita appena entrata: Io la mangio, quella nana. Seconda: Succhiamelo. (Quello che invece ha sibilato a noi insegnanti la preside prima di andarsene non lo riporterò.)
Ho comunque avuto modo di scambiare qualche chiacchiera stimolante con alcuni studenti: Profe, sono andato a vedere “Cinquanta sfumature di grigio”… Certo che mi è piaciuto! Cioè, non è che scopano solo, c’è anche una storia dietro.

...C'è anche una storia dietro!

…C’è anche una storia dietro!

(altro…)

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E tutto va bene

A scuola tutto va bene.

Certo, quando facciamo lezione, c’è sempre un cellulare che squilla (e qualcuno che risponde), una musica indiana che parte o un orgasmo femminile che risuona d’improvviso dalle mani di qualche giovane videodipendente.

Certo, quando mi volto verso la lavagna, c’è sempre il disegno di un grande pisello villoso che mi guarda stupito.

Comunque tutto va bene.

Mentre accompagno i ragazzi nella grande scoperta della lingua italiana e loro mi fanno l’occhiolino (profe, il mio cuore è suo), mi rendo conto che anch’io sto ampliando le mie conoscenze linguistiche… Jimmy significa stupido in ghanese, gandu vuol dire frocio in punjabi, mentre in qualche paese dell’Africa nera pare che patata (non credo intesa come tubero commestibile) si dica cioè e palle shoah. Molto bene.occhiolinojpg (altro…)

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Com’è andata? 1

La settimana scorsa una collega mi ha ringraziata: due suoi studenti, che avevo aiutato a leggere, parafrasare e riassumere il primo canto dell’Inferno, hanno preso sette nell’interrogazione. Trattasi di un ghanese e di un singalese con un italiano malfermo, ma ben disposti verso Dante. Sono ragazzi fantastici.

L’unica cosa bella a scuola è mangiare il pollo del Penny Market, io dico solo che è meglio se ognuno fa cazzi suoi, ma cos’è questa vecio, la legge di Senegàl? Come fai a essere così provocante profe, tu sei illegale, una vita senza cellulare sarà una vita di merda lo giuro, hai fumato figlio di puttana? Ma vecio ti buco, vecio t’ammazzo, cos’è che vuoi fare coglione, te sei buono solo a fare kebab, tu invece, cous-cous, impara a camminare, io sono stanco ho scopato troppo figa, grazie profe è stata la lezione più bella della mia vita.

(altro…)

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Una grande fortuna

La mia scuola, dicevamo, è popolata da giovani con il coltello in tasca e la bocca piena di prepotenza, da diciottenni soli con la pancia vuota, da teste ingolfate da una fede ottusa.

La mia scuola è questo ma non solo, e io la mattina sono contenta di varcare la sua soglia (di bussare alla sua soglia: le porte sono chiuse se non dalle 7.55 alle 8.05, prima e dopo i bidelli aprono a propria discrezione).

Sono contenta perché sapere di trascorrere nello stesso luogo un anno scolastico senza interruzioni né incertezze mi dà una sensazione di tranquillità a cui non sono abituata.

Sono contenta perché avere per nove mesi uno stipendio da insegnante mi regala un senso di clamorosa agiatezza, un’agiatezza che ha sconvolto me e pure l’impiegata in banca (Ho visto che adesso hai un’entrata fissa… Bene, brava!)

Sono contenta perché la scuola è così vicina a casa che prendere l’auto non ha senso. (Più della mia contentezza per la sospensione delle trasferte, si segnala il respiro di sollievo di (non necessariamente in quest’ordine): Gianpazienza, mio papà, gli automobilisti tutti.)

Oltre alla stabilità, l’agio e l’eco-trasporto, che basterebbero da soli a farmi arrossire di giubilo, io a scuola vado per fare il lavoro che ho scelto e che mi piace: questo sì che è un vero privilegio!

Ma c’è di più. (altro…)

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