Beatrice e altri animali


20. Bufalina, delle pizze la regina

La seconda puntata della trasmissione Animali come noi di Giulia Innocenzi è dedicata alla produzione della mozzarella di bufala e si concentra sulla provincia di Caserta, che vede la più alta densità di allevamenti di bufale (in tutto, 190.000 animali). S’intitola Speriamo che sia femmina! perché i bufalini maschi, che non fanno il latte e hanno una carne troppo costosa, sono ritenuti inutili e hanno come unica prospettiva la morte: per risparmiare il costo del macello, talvolta sono lasciati morire di sete e di fame e abbandonati in campagna.

Le immagini mostrano allevamenti sequestrati per scarichi abusivi di liquami, allevamenti multati e sotto vincolo sanitario per problemi di salute degli animali, allevamenti con infiltrazioni camorristiche. Poi bufale che pascolano tra i rifiuti e un ventaglio di umane brutalità verso queste bestie: martellate sugli zoccoli, bastonate, zampe legate durante la mungitura e – per ottenere più latte – punture senza controllo veterinario di ipofamina (che può causare aborti) o un sasso sulla macchina della mungitura per fare pressione sulla mammella.

Infine, l’intervista a Roberto Battaglia, allevatore di bufale sotto scorta per aver denunciato i camorristi, che ha perso l’azienda per i tempi lunghissimi della burocrazia: “Non è giusto – afferma – che la burocrazia uccida più della camorra”.

Un racconto impressionante, davvero (e giuro che non è una bufala).


19. Grugniti fortissimi

Per quanto riguarda la situazione italiana, informazioni interessanti si possono trarre dalla trasmissione Animali come noi di Giulia Innocenzi, andata in onda su Rai 2 nella primavera del 2017.

Qui la prima puntata, dedicata agli allevamenti intensivi di maiali e alla filiera del prosciutto.

Il titolo Cannibali allude al fatto che i maiali degli allevamenti della Pianura Padana di cui si vedono le immagini si mangiano la coda e le orecchie tra loro (sindrome da stress suino, ricordate?).

Nel primo allevamento (già visitato dalla Innocenzi ai tempi di Announo), lo scenario è: maiali ammassati, ferite, infezioni, sangue, feci, ragnatele, nessuna aerazione; scrofa (oggi spesso con un capezzolo in più rispetto al passato) in una minuscola gabbia che allatta attraverso le sbarre; maialino morto con ancora la placenta addosso. Ah, anche i tatuaggi sulla coscia ad indicare che i maiali sono destinati al Consorzio del prosciutto di Parma. Nell’allevamento successivo, la prima ripresa è di un suino moribondo che ostruisce la strada e l’ultima di un prolasso all’ano.

Si assiste poi a un blocco stradale ad opera di animalisti e al tentativo vano della giornalista di parlare con i vertici del Macello Martelli, dove un operaio su cinque negli ultimi anni ha contratto malattie professionali agli arti causa aumento dei ritmi di lavoro (per un operaio, fino a 380 maiali da abbattere in un’ora, otto ore al giorno nella stessa posizione a fare lo stesso pezzo).

Infine, l’intervista a Giovanna Parmigiani, responsabile degli allevatori di suini di Confagricoltura, che parla di “fantanotizie”, “informazioni fuorvianti”, “casi singoli”. E lo fa con un sorriso molto tirato.


18. Ma in Europa?

Il filo rosso sofferenza con cui ho cucito gli ultimi post è legato all’America, è vero. Ma in Europa?

Nel 1999 il Trattato di Amsterdam ha indicato che nell’elaborazione delle politiche comunitarie si tenga conto che gli animali sono esseri senzienti, affermazione poi ripresa nel 2009 nel Trattato di Lisbona.

(Le leggi vigenti, però, prevedono: la castrazione dei suinetti o il taglio della coda anche senza anestesia; il debeccamento delle galline ovaiole; l’allontanamento dei vitelli appena nati dalla madre vacca lattifera; le gabbie di contenzione per le scrofe che allattano; la morte per elettrocuzione delle volpi da pelliccia; il trituramento dei pulcini in eccedenza…)

Per quanto riguarda l’Italia, la situazione normativa non mi pare chiarissima: se il Codice Civile pone gli animali tra i beni mobili, il Codice Penale applica una tutela più estesa, punendone l’abbandono e il maltrattamento, e la Corte di Cassazione ha stabilito in più occasioni che gli animali (d’affezione?) devono essere riconosciuti come esseri senzienti.

Capito? Io mica tanto. Qualcuno può forse aiutarmi?


17. Pezzo per pezzo

Riguardo agli allevamenti intensivi americani, ciò che mi ha più impressionato nelle pagine di Joy è stato scoprire che:

– a causa della scarsità di lavoratori competenti e della velocità del nastro trasportatore, è spesso disattesa la norma secondo cui gli animali (a parte gli uccelli) devono essere storditi prima di essere uccisi. Può dunque capitare che i maiali sopravvivano allo sgozzamento e rimangano coscienti fino a quando vengono fatti cadere nell’acqua bollente (dove si dimenano per almeno un paio di minuti); alcuni bovini, invece, sopravvivono al taglio della coda, allo sventramento, allo scuoiamento. Insomma, muoiono pezzo per pezzo;

– per prevenire possibili comportamenti psicotici, indotti dallo stress, da parte di polli e tacchini (come il beccarsi le penne e il cannibalismo), spesso la parte anteriore dei loro becchi viene tagliata con una lama rovente, senza anestesia (debeccamento); gli uccelli (sbeccati, possiamo dire?) che sopravvivono al recinto vengono macellati mentre sono coscienti: il taglio delle gole e un tuffo dell’acqua bollente sono solo l’inizio;

– le galline ovaiole sono state geneticamente modificate per deporre dieci volte più uova delle antenate, il che significa: frequenti fratture e il rischio di prolasso uterino (in quest’ultimo caso, le altre galline beccheranno la compagna finché essa non morirà dissanguata o d’infezioni: di solito ci vogliono due giorni);

– le gabbie in batteria contengono una media di sei galline e hanno le dimensioni di un foglio A4;

– i pulcini maschi, privi di valore economico, sono scartati in diversi modi: triturati vivi, gassati, gettati nei sacchi della spazzatura, dove muoiono per soffocamento o disidratazione.

Lo so, sta diventando una lettura splatter, questa, ma bisogna acquisire consapevolezza. Diffonderla, anche. Viva la consapevolezza! E abbasso il prolasso uterino!


16. Cervello di gallina a chi? 2

Leggendo il libro di Melanie Joy, ho imparato che:

– i maiali sono animali affettuosi e socievoli, intelligenti (persino più dei cani) e così sensibili da sviluppare, quando sono tenuti in cattività, comportamenti ossessivi, come le automutilazioni: la sindrome da stress suino (Sss) è una condizione molto simile a quella che negli esseri umani è chiamata disordine post traumatico da stress (Dspt);

– i bovini sono comunicativi, emotivi, socievoli;

– i vitellini possono prendere il latte fino a un anno di età, ma nelle industrie casearie vengono allontanati dopo poche ore dalla nascita così che il latte delle mucche possa essere destinato al consumo umano; le mucche non si danno pace e muggiscono per giorni (ci sono stati casi di mucche scappate che hanno percorso chilometri per ritrovare i propri vitellini);

– il pollame è piuttosto intelligente e assolutamente socievole;

– i pesci e le altre creature marine possiedono sia l’intelligenza sia la capacità di sentire il dolore;

– gli animali moribondi, troppo malati o feriti per alzarsi e camminare da soli, sono spesso ammucchiati in pile e pile e lasciati morire nell’incuria;

Leggendo il libro di Melanie Joy, ho imparato che tutti gli animali che mangiamo sono, oltre che senzienti, anche socievoli e intelligenti.

E gli animali umani? Secondo la studiosa, anche i lavoratori degli allevamenti, i residenti che vivono vicino, i consumatori di carne e i contribuenti sono vittime invisibili del carnismo. Il motivo? Per scoprirlo, bisogna che vi decidiate a leggerlo, questo benedetto libro!

 

 


15. E allora, dove sono?

L’agroindustria americana – scrive Melanie Joy – macella dieci miliardi di animali all’anno (esclusi pesci e animali marini), cioè 19.011 animali al minuto, 317 al secondo. La carne, insomma, è un affare d’oro. E il benessere animale è un ostacolo al guadagno, dal momento che costa meno produrre in serie gli animali e scartare quelli che muoiono prematuramente piuttosto che prendersi cura di loro in modo adeguato.

In Italia, secondo il Corriere, vengono macellati ogni anno circa 700 milioni di animali.

Di questi 700 milioni, noi quanti ne vediamo? Forse neppure uno. E allora, dove sono? Scrive Joy: sin dalla loro nascita, questi animali sono tenuti in regime di reclusione intensiva, in seguito alla quale possono ammalarsi, essere esposti a temperature estreme, sovraffollamento massiccio, venire trattati con violenza e sviluppare psicosi.

Oggi dunque gli animali vivono negli allevamenti intensivi finché non vengono spediti al mattatoio. Le piccole fattorie a conduzione familiare sono, in gran parte, realtà del passato.

Quindi: l’affare d’oro della carne, l’attuale regime di reclusione intensiva, le fattorie del tempo che fu. Mi state seguendo? 


14. L’ideologia del carnismo

L’aspetto straordinario del libro della psicologa e docente universitaria americana Melanie Joy? La sua tesi, semplice e spiazzante. Il motivo per cui, a suo parere, amiamo i cani, mangiamo i maiali e indossiamo le mucche è il carnismo, cioè il sistema di credenze che ci condiziona nel mangiare certi animali. Si tratta di un’ideologia radicata, tanto che le sue assunzioni e pratiche sono considerate come buonsenso, ed essenzialmente invisibile (non ha mai avuto un nome, a differenza del vegetarismo, etichettato più di 2500 anni fa).

L’invisibilità – scrive Joy – ci permette, per esempio, di consumare carne di manzo senza raffigurarci l’animale che stiamo mangiando; nasconde i nostri pensieri a noi stessi. L’invisibilità, inoltre, ci protegge dallo spiacevole processo di allevare e uccidere gli animali per il nostro cibo.

Il carnismo – prosegue la docente – è un’ideologia organizzata intorno alla violenza estensiva, tenuta ben nascosta a un esame pubblico approfondito, è giustificata dalle Tre N – mangiare carne è considerato normale, naturale, necessario – ed è interiorizzata grazie all’oggettivazione (pensare agli animali come cose), alla deindividualizzazione (pensare agli animali come astrazioni) e alla dicotomizzazione (pensare agli animali in categorie: commestibile e non).

Sì, lo so, ho fatto lo spiegone e sarete esausti. Ma il rischio che non leggeste il libro era alto, non potevo rischiare! E, poveri voi, non è finita qui… 


13. Tutto bene, quindi?

Riassumendo: vivevo spensieratamente onnivora finché mi sono imbattuta in Gianpazienza; con lui sono nate le domande e le intenzioni, con il nostro cane le intenzioni sono diventate fatti; l’amica G. e mio papà si sono arresi al mio vegetarismo, mentre mia mamma è ancora alla ricerca del prezzemolo, che dovrebbe essere dappertutto e invece a casa dei miei genitori non c’è mai. Tutto bene, quindi?

Tempo fa ho letto un libro – Perché amiamo i cani, mangiamo i maiali e indossiamo le mucche – che ho trovato straordinario e mi ha straordinariamente assillato già dal titolo.

Dunque, Beatrice – ho iniziato a trepidare, gli occhi ancora fissi sulla copertina. Tu ami i cani, NON mangi i maiali MA indossi le mucche. Tu NON mangi le mucche MA le indossi. Possiedi scarpe, borse e pure una giacca di pelle, morbida e deliziosa. Ti sei mai seriamente chiesta da dove viene quella pelle, morbida e deliziosa? Sarà morto di morte naturale, il tuo bovino? O gli è preso un accidente? Beatrice! Pensi che i suoi familiari abbiano dato il consenso alla donazione dei suoi organi per uso umano? E a proposito di mucche, vogliamo parlare del cappuccino che bevi tutta giuliva la domenica mattina, nel bar della piazzetta? Sentiamo, a chi era destinato quel latte nel cappuccino? Alla tua colazione? Ma Beatrice!

Cazzo, il cappuccino. Anche il cappuccino!


12. Il dramma del prezzemolo

Se mia mamma non trova interessante interagire con un animale, anche solo mangiandoselo, figuriamoci se le viene in mente di cucinarlo. Qualche volta, in realtà, lo faceva perchè, come più o meno tutte le donne di questo prevedibile mondo, era lei a farsi carico nel quotidiano del sostentamento di figli e consorte. Per la maggior parte dei piatti pescecarnecomposti, però, era coinvolta in qualità di assistente chef del suo sposo. Un ruolo scomodissimo.

Immaginate il giorno e la notte in cucina; l’uno è lo chef e approccerà una ricetta con elevatissimo rigore scientifico, l’altra, l’assistente, giudica da pusillanime il solo pensiero di leggere fino in fondo la lista degli ingredienti. Quello che capiterà, a un passo dal traguardo, è:

– Adesso aggiungiamo il prezzemolo – dichiara lo chef
– Prezzemolo? – si stupisce l’assistente
– Sì, il prezzemolo! Non dirmi che non c’è il prezzemolo…
– …
– Avevi detto che c’era! Che avevamo la casa piena!
– Ma sì, sarà in freezer…
– In freezer?! Fresco, ci vuole il prezzemolo fresco! Tu sei matta!
– Non fare il pusillanime! Cosa vuoi che cambi se…
– Il prezzeeeeeeeeeemoooooooooooloooooooooooo!!!


11. E la mamma?

E la mamma? Perché è stata finora villanamente negletta?

Il fatto è che mi risulta difficile inserirla in Beatrice e altri animali a causa del suo rapporto con gli animali. Un rapporto inconsueto, diciamo. Gli esseri viventi non umani possono pure occupare abusivamente il divano (il mio cane) o cuocere in un’ampia casseruola (la gallina ripiena), ma proprio non riescono a suscitarle interesse. Poveretti. Fossero una poesia, una pianta, un caffè macchiato avrebbero di certo più fortuna.

Mia mamma, la prima volta che ha visto il nostro cane – una creatura del tutto aliena, ai suoi occhi – è rimasta così scioccata che si è dovuta sedere, ammutolita. Quando ha ripreso l’uso della parola, mi ha chiesto, l’aria stravolta: “Ma adesso dove va a vivere?” (Non so, mamma, con me e Gianpazienza? O vogliamo affittarle un appartamento?).

Anche sul piano cibo, tenta di mantenere una cauta distanza: nonostante le rimostranze del coniuge (le proteine!), i suoi piatti arcobaleno sono quasi sempre sguarniti di carne. Il pesce, poi, non parliamone: lo assaggia solo se le giurano che sa di formaggio.


10. Di nuovo il topinambur 4

Non si perdono famiglia e amici diventando vegetariani. Né vegani, mi auguro. Inizialmente, però, si può suscitare qualche perplessità.

Prendete la mia amica G., fervente carnivora. All’inizio si è arrabbiata per la mia decisione, che giudicava un’immotivata rinuncia solo per via di Gianpazienza, ma se n’è fatta presto una ragione e ha continuato a invitarci a cena o a venire a cena da noi. Certo, per un lungo periodo ci ha maledetti per lo stress che le causavamo quando eravamo suoi ospiti (e adesso cosa diavolo cucino?!) e ha tremato quando era lei l’ospite, chiedendosi se le sarebbe toccato di nuovo il topinambur. Ma siamo ancora care amiche.

Mio papà, invece, ha provato a metterla sul piano della salute, sgridandomi: “Un po’ di carne fa bene! Le proteine!”. Niente da fare, ha dovuto arrendersi ai legumi e mettere in tavola pasta e fagioli o falafel. Per qualche tempo, però, mi ha messa alla prova, offrendomi piatti banditi dalla mia dieta. Un giorno, al telefono, la svolta:

– Ciao papi, come va?
– Bene. Pensavo di fare il filetto al pepe verde stasera, vuoi venire?
Un attimo di silenzio e stupore da parte mia.
No, grazie. Ma se vieni tu da noi, ti faccio lo stufato di seitan.
Un attimo di silenzio e stupore da parte sua.
– Ah ah ah! Il seitan! Ah ah ah! Satùt-de-Cartòn! Ah ah ah!

Da allora mi lascia tranquilla (ma mi ha chiamata per un bel pezzo Germidi Soia).

P.S. Non so cucinare lo stufato di seitan… O meglio, non ancora: sono nella fase tempeh! 😉


9. Sempre più pungente

Quando un cane ha fatto il suo ingresso – giallo e gioioso – in casa nostra, il mio disagio si è fatto sempre più pungente.

Guardavo la bestia pancia all’aria e mi tormentavo: mentre lei è qui che fa la principessa sul divano, quanti maiali sono diventati prosciutti? Quante mucche, proprio in questo istante, percorrono il condotto verso la sala di macellazione, magari pungolate elettricamente? Quante aragoste sono buttate vive nell’acqua bollente? Perché questo cane è diventato subito un compagno di vita e d’affetto e la gallina continua ad essere il mio cibo di Natale? Perché ci struggiamo davanti ad ogni gatto gattino che incontriamo e a Pasqua mangiamo il capretto o l’agnello? Non sono tutti animali? Tutti uguali? Perché non hanno per noi pari dignità? Perché le cose stanno così?

Non ho trovato risposte convincenti.

Non posso abbandonare il cane in autostrada per continuare a mangiare in pace la famosa bistecca, mi sono quindi detta. Non posso neppure mangiare il cane per sentirmi più coerente, ho continuato tra me e me.

Ed è così che sono diventata ufficialmente, completamente, serenamente vegetariana.