4. Un profumo pazzesco 2


D’un tratto, ho capito: la carne, per piacermi davvero, non doveva ricordarmi l’animale di cui era stata parte. Ad eccezione del pollo, che poteva anche essere intero. Nella mia testa c’erano infatti due categorie distinte di polli: i polli vivi nel pollaio, durante le passeggiate in montagna, e quelli arrosto in tavola, il sabato a pranzo. Mi piacevano entrambi. I primi erano chiassosi e simpatici, i secondi avevano un profumo pazzesco.

Anche le mucche al pascolo mi piacevano. Da bambini, nelle giornate d’estate, io, mio fratello e i nostri due inseparabili amici di gite le incontravamo spesso e una volta abbiamo provato pure a cavalcarle, ma non ricordo com’è andata a finire. Un’altra volta abbiamo tentato di mungerne una, ma io ho smesso subito perché stringerle la mammella mi faceva un po’ schifo.

Chissà dov’era, il suo vitellino.


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2 commenti su “4. Un profumo pazzesco

  • mario bald

    Bea! il mio priofessore di psicologia all’università, era uno psicoanalista. Diceva che chi non mangia carne ha un inconscio desiderio di uccidere gli animali, quindi ha il senso di colpa, si reprime e diventa vegetariano (che direbbe ora dei vegani?). Chi non beve latte ha problemi con la mamma. La spogliarellista vuole dimostrare a tutti che non è un uomo, quindi si mostra: vedete tutti che sono una donna.
    Il dongiovanni è insicuro della propria virilità, quindi ha bisogno di sempre nuove donne. Il geloso in realtà vuol tradire la moiglie, di solito anzi già la tradisce (che strano chiamare “tradimento”, come in guerra).. Io che volevo fare il marinaio volevo tornare al ventre materno (il grande mare). Non ha mai parlato di polli nè di galletti. Ora, trovandosi tra i defunti, sarà a svelargl la sua teoria..
    kix. mario