Archivi annuali: 2013


Un frate di tre cotte (3)

Mai avrei immaginato di trovarmi, una sera, in un centro commerciale ad arrancare dietro a un piccolo frate con gli occhi a mandorla e il passo velocissimo, nella vana ricerca di un vestito da Babbo Natale di buona qualità. Quello che Fra Mandorla già possiede è di un tessuto sintetico scadente: ogni volta che si siede si strappa, ogni sera a ricucirlo.
Mai, d’altronde, avrei pensato che Natale potesse essere un periodo così stressante per il mio frate, che ogni giorno, per tutto il periodo natalizio, è stato mandato ad animare le feste nei reparti dei malati con tanto di barba bianca, occhialoni neri, vestito rosso e sacco in simil juta.

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Un frate di tre cotte (2)

Tanta gente ha pianto. Ma la vita è bella, nonostante loro abbiano mancato una parte di corpo. Così il frate con gli occhi a mandorla commenta il video che mi ha invitato a vedere: due ballerini cinesi – lui senza una gamba, lei senza un braccio – che danzano sulle note di una musica struggente.
E ancora.
Io mi domando: io ho braccia e gambe in corpo forte, ma non so fare tante cose. Lui sa fare tante cose. La vita è così. Il lui di cui parla Fra Mandorla è il protagonista di un altro video: un giovane uomo australiano nato senza arti che va in giro per il mondo a fare spettacoli per raccontare a un pubblico commosso la sua storia, la sua forza, la sua morale: la vita è bella, io sono felice nonostante.
Insomma, è chiaro: Fra Mandorla sta tentando di rieducarmi. E io sospiro di nostalgia rievocando i giorni in cui andavo in visibilio per i suoi filmati di danze tradizionali, piene di sorrisi e paillettes (la nostra è una cultura molto gioiosa), o di festeggiamenti per il nuovo anno sotto il segno di bestioni fluo: io, il kitsch, lo adoro!

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Un frate di tre cotte

Che cosa c’è di più lontano da una ragazza che ancheggia su altissimi stivaletti con catena dorata, avvolta in una pelliccia corta di visone? Da una che, quando parte, travasa il suo Yorkshire Toy dalla borsetta a una pensione per cani munita di webcam, in modo da continuare ad adorare il suo cucciolo attraverso lo schermo di un cellulare? Insomma. Chi sta agli antipodi di una bionda a Monte Carlo? Sì! Proprio lui! Un piccolo frate dagli occhi a mandorla che ha professato i voti di castità, povertà e obbedienza. Uno che vive in mezzo alle preghiere e ai malati mentali.
La prima volta che l’ho visto, lo confesso, è stata una delusione. Non era scalzo o per lo meno in sandali. Non aveva la barba bianca come Frate Indovino né una corona di capelli a girare intorno al capo raso come Fra Cristoforo. Non indossava un saio marrone, con cappuccio e maniche larghe, legato alla vita con un cordone: niente, nessuna somiglianza neppure con quel buon panzone di Fra Tuck.

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Una bionda a Monte Carlo (3)

Ok, lo ammetto. Per essere superlativamente fashion, ci vogliono molto più che dieci regole. Per raggiungere certe vette, bisogna faticare. Ma non perderti d’animo, ad accompagnarti nella salita ci sono io. E naturalmente lei.

Innanzitutto, sii realista: nella vita ci sono delle priorità. Allora accenna un sorriso e annuncia che te ne andrai dall’impegno preso, chessò una lezione di italiano, mezz’ora prima. Per andare a. Farti. Le. Unghie! I lunghi artigli delle superlativamente fashion, ricordatelo, sono bianchi alla base e rosa in punta, con una cascatella ondulata di brillantini. In perfetto stile bonbon.

 stile bonbon

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La biblioteca è un cuore che galleggia su una nuvola

Lui fa il bibliotecario, anzi l’operatore di biblioteca, ma è assunto con l’inquadramento di un animatore senza titolo. Ha un contratto a tempo indeterminato, ma con una cooperativa che può perdere l’appalto ogni anno e ogni anno dirgli ciao.
Lui, per raggiungere la sua biblioteca e tenerla aperta tre ore al giorno, fa quasi due ore di strada con tornanti, andata e ritorno.
Lui, insomma, fa qualcosa di abbastanza antieconomico perché ha uno stipendio che se ve lo dicessi. L’altro stipendio, quello di un secondo lavoro, l’ha perso mesi fa: la società per cui lavorava è fallita. In ogni caso, per lui sono preziose quelle poche ore da bibliotecario confuso per animatore senza titolo. Perché si è specializzato con tanto di titoli per questo lavoro e allora tiene duro e qualche volta riesce pure a fare qualche ora di sostituzione in altre biblioteche, purché sempre lassù, alla fine di molti tornanti.
Lui, quando fa l’animatore senza titolo vestito da bibliotecario, ha davanti a sé grandi vetrate che si affacciano sulla valle, una valle bella che la gente ci viene in vacanza. D’estate, però, il sole si schianta sulle vetrate e la gente cade in deliquio invocando l’aria condizionata, ma l’aria condizionata fa saltare il computer e il computer serve a un bibliotecario, per quanto nei panni di animatore senza titolo.
Lui ha un’ampia utenza, ché in un paese di 1700 anime posato su di un valico la gente frequenta molto la biblioteca, non so se lo sapevate. I ragazzini ci vanno a pomiciare fare i compiti, qualche adulto a leggere, le bambine disegnano e colorano e sgranocchiano la merenda chiedendo bibliotecario, noi dobbiamo andare alle quattro e mezza, adesso che ore sono? (sono le quattro e dieci, dice lui) e poi bibliotecario, adesso che ore sono? (sono le quattro e dodici) e poi bibliotecario, adesso che ore sono? (sono le quattro e quattordici) e poi e poi e poi. Le mamme chiedono i film tratti dai libri che i loro figli avrebbero dovuto leggere, alcune signore prendono in prestito e restituiscono (e prendono in prestito e restituiscono, prendono in prestito e restituiscono) Cinquanta sfumature di grigio e poi ne discutono davanti al bibliotecario che sta facendo una ricerca sulla balbuzie. Tutti infatti domandano ricerche, in biblioteca. Qualcuno dice vorrei un libro, che è come dire a un medico vorrei una medicina, a un ristoratore vorrei mangiare, a un agente di viaggio vorrei viaggiare. No, ma è facile rispondere. (altro…)


In un vicolo cieco 2

Vivere in un vicolo cieco non è facile.
Significa, innanzitutto. Vivere in un cagatoio per cani. Non per i numerosi cani dei residenti nel vicolo cieco, ma di quelli portati lì appositamente perché toh, guarda un vicolo cieco, entra pure a defecare, bestia mia bella, che non ci vede nessuno e non devo raccoglierla
Di più. Significa vivere in un irriverente cagatoio per cani, ché quando il vicino ha provato a mettere un cartello tipo così.

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Una bionda a Monte Carlo

Dopo i piccoli stranieri tenerelli e quelli grandi disoccupati e moltissimo disagiati. Dopo la ragazza Erasmus, la studentessa di moda e design, la donna col velo che camminava controvento. Dopo l’igienista dentale peruviana, gli ingegneri brasiliani e le ingegnere polacche. Dopo tutto questo, d’improvviso, eccola.

Ha ventidue anni ed è bellissima. E altissima. E biondissima. E anellatissima. E profumatissima. Ma soprattutto, lei è superlativamente fashion.
Tipo che viene a lezione con il tailleur bianco.

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Sempre così

È sempre così. Sono felice di vederla, ma, appena arrivo, vorrei già andarmene. Mi trattengono le sue storie, che scorrono e scorrono e sembrano non finire mai. Storie che ti immobilizzano e, nello stesso tempo, ti fanno venire voglia di fuggire lontano. Di raggiungere con un balzo il tuo baobab, lasciandoti alle spalle quelle stanze pulite e cadenti, quel quartiere che urla indigenza, quegli occhi lucidi cerchiati di un nero più nero della sua pelle.
M.B. è una signora senegalese in Italia da ventitré anni, con quattro figli di cui uno, il maggiore, in Africa da sempre. È piccola e grassa, indossa chiassosi abiti tradizionali e parla lentamente con una voce che sa di antico. L’ho conosciuta anni fa, in un corso di italiano che tenevo per stranieri disoccupati. Oltre a lei, ricordo di quel periodo un ragazzino inglese, S. I Don’t Understand. Poi Laila nata Fabio che cantilenava in brasiliano. Una piccola signora pachistana completamente intunicata di nero e non alfabetizzata. Una giovane russa molto in gamba e moltissimo saccente. Una signora ucraina mediatrice culturale che non aveva certo bisogno di migliorare il suo italiano. Donne dell’Est in minigonna e uomini indiani tutti in bianco. Un ragazzo moldavo con gli occhi di ghiaccio, determinato a uscire con me.

Siamo noi gli altri, Malamente

Siamo noi gli altri, Malamente

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Il barilino: la mia madeleine

Ho visto un lungomare che è una sfilata di hotel squadrati. Di giorno calmi, di sera danzanti sulle note di Romagna mia. Ho visto una spiaggia che dall’alto è una distesa di ombrelloni e la sabbia chissà dov’è finita.

distesa di ombrelloni

Un mare tendente al torbido che cammini e cammini ma l’acqua non è mai fonda. Ho visto una moltitudine di persone vivere allo stesso identico ritmo, quello da pensione completa, quello da Riviera Adriatica. Più che ho visto, vedo da 31 anni e mezzo. (altro…)


Viaggiare informati

Suderai o starnutirai, senza vie di mezzo: l’aria condizionata è rotta oppure ti scaraventa in un clima polare.

Se devi andare in bagno, non farlo: è otturato.

Se hai mal di testa, i ragazzi davanti a te ascolteranno la musica senza auricolari.

Se anche tu dimentichi gli auricolari, attenzione: seguirai le conversazioni telefoniche dell’intero vagone…
…Ciaaao ciaaao!
…È già partito il tuo babbo?
…Hai preso il sole?
…Mi vieni a prendere?
…Sì sì, mangiate pure… Mmm, pesce azzurro?
…Senti, la tipa mi ha detto che adesso per le associazioni c’è un bellissimo bando che… No no, non puoi percepire i soldi, no no, non ci guadagni niente… Come al solito.
…Ciaaaao ciaaao! (altro…)


Tranqui, è finita! 2

Non ce l’hanno fatta, Ronf e Monetino. O meglio, ce l’hanno fatta a farsi bocciare. Come loro, l’amica delle Parlo e Sparlo e la giovine che in storia non riusciva a studiare le pagine giuste. Altri invece sono riusciti a passare con debiti e un esame da affrontare a settembre. Non è facile, in certi casi, decidere chi passa e chi no. Accettare che qualcuno sia o non sia fermato. Io non sono d’accordo! Questa ragazza vive un profondo disagio… No, non possiamo bocciarla! si è lamentato invano il collega di religione. P. promosso, ma vi rendete conto?! P. promosso, ma vi rendete conto?! P. promosso, ma vi rendete conto?! ha invece cantilenato la prof di economia, con uno sbigottimento che, onestamente, ha invaso tutti.

Yael Frankel.

Illustrazione di Yael Frankel

Giuratemi che almeno a settembre li fermiamo, se sono impreparati! ha esclamato la collega di inglese. Certo… le ha mentito qualcuno. Ma come certo! ha protestato la sbigottita di economia, dobbiamo bocciarli ora, quando mai l’abbiamo fatto a settembre! Ti sbagli, ha ribattuto il prof di diritto, mi ricordo benissimo, è successo nel mille novecento e… (altro…)